Portorico vicino a un nuovo default, servizi pubblici a rischio

Il Portorico è sull'orlo di un default dalle conseguenze abbastanza negative per l'isola, malata di recessione da ben 9 anni,

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Il Portorico è sull'orlo di un default dalle conseguenze abbastanza negative per l'isola, malata di recessione da ben 9 anni,

Si avvicina la data dell’1 dicembre, quando Portorico deve rimborsare agli obbligazionisti 354 milioni di dollari, di cui 267 garantiti dal commonwealth. Al momento, sembra abbastanza difficile che il governo riesca ad onorare la scadenza, un fatto che mette in allarme la comunità finanziaria internazionale, perché a differenza del default di agosto, stavolta ci sarebbero i termini per un ricorso da parte dei creditori, in quanto parte del debito gode delle garanzie governative.

E quand’anche Portorico riuscisse a schivare l’ombra del fallimento tra una settimana, questa potrebbe materializzarsi di nuovo il mese successivo, quando l’1 gennaio dovranno essere rimborsati altri 957 milioni tra debiti del governo e delle agenzie statali, di cui 357 milioni per interessi.

Rischio default e di malcontento popolare

Il problema è che il governatore Alejandro Padilla, non dissimile dall’atteggiamento tenuto nei mesi scorsi dal premier greco Alexis Tsipras, ha spiegato che la sua priorità sarà di continuare ad erogare servizi ai cittadini, rispetto a soddisfare i creditori, per cui posto dinnanzi alle 2 alternative, non ha fatto mistero che sceglierebbe la prima. Ma secondo Daniel Hanson di Height Securities, il bilancio portoricano soffrirebbe di flussi di cassa negativi, in sostanza, le entrate non sarebbero sufficienti a coprire le spese e anche dichiarando default e non pagando gli obbligazionisti, quindi, Padilla potrebbe non essere in grado di continuare ad erogare servizi pubblici. Il rischio di un’esplosione del malcontento popolare, quindi, non è affatto scongiurato in alcun caso. Sarebbe opportuno, invece, che l’isola stringesse i denti e riuscisse ad onorare le prossime 2 scadenze, perché così avrebbe tempo fino a luglio per trattare con i creditori sulla ristrutturazione di oltre 70 miliardi di dollari di debito locale, visto che fino ai 6 mesi successivi non si avrebbero grosse scadenze da affrontare. Ci sarebbe anche spazio per un rimbalzo dei bond, che oggi rendono mediamente l’11,8%, un livello compatibile con la previsione di un default da parte del mercato.    

Ristrutturazione debito Portorico richiesta su oltre 70 miliardi di dollari

I termini di una ristrutturazione non sono ancora stati resi noti da Padilla, ma quel che è certo è che il governo chiederà agli obbligazionisti di ottenere alla scadenza meno di quello che sta scritto sui titoli da loro acquistati.

Secondo una nota di Moody’s dell’11 novembre scorso, il rischio di default su almeno parte del debito in scadenza l’1 dicembre è esistente, mentre Standard & Poor’s definisce “vulnerabile” il debito coperto con le entrate fiscali. Il debito prioritariamente garantito dalla Costituzione portoricana, ovvero che deve essere pagato prima di ogni altra spesa, ammonta complessivamente a 12,6 miliardi, di cui quella di dicembre è una delle scadenze, mentre altri 805 milioni maturano l’1 luglio del 2016. Per il resto, si tratta di obbligazioni da rimborsare con entrate statali o delle agenzie pubbliche che le hanno emesse. Un guaio per un’economia in recessione sin dal 2006 e che non riesce a mettere a posto i conti pubblici, nemmeno dopo che Padilla nel 2013 annunciava un piano di austerità fiscale, comprensivo di aumenti delle tasse. Il Portorico ha chiesto in estate aiuto al governo federale USA, affinché i suoi bond potessero rientrare nel campo di applicazione del Chapter 11, la legge fallimentare americana. Washington ha risposto picche, perché formalmente l’isola non fa parte dello stato USA, anche se invia al Senato un suo rappresentante, ma senza diritto di voto. E i repubblicani eccepiscono anche che un eventuale sostegno al Portorico sarebbe non solo iniquo verso gli stati americani, ma genererebbe un atteggiamento lassista sul mercato del debito locale da ben 3.700 miliardi di dollari, oltre il 20% del pil USA.  

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