Portorico annuncia un default da $72 miliardi, gli USA divisi sulla legge fallimentare

Portorico sta per andare in default su un debito pubblico di 72 miliardi di dollari. Ma il Congresso USA non protegge i bond dell'isola con la legge fallimentare prevista per gli altri stati americani.

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Portorico sta per andare in default su un debito pubblico di 72 miliardi di dollari. Ma il Congresso USA non protegge i bond dell'isola con la legge fallimentare prevista per gli altri stati americani.

Il governatore di Portorico, Alejandro Garcìa Padilla, ha annunciato senza mezzi termini che l’isola non potrà pagare il suo debito pubblico da 72 miliardi di dollari. “Non è politica, ma matematica”, ha aggiunto. E così, negli stessi giorni in cui tutti gli occhi del mondo sono puntati sulla Grecia, dove oggi potrebbe non essere rimborsata all’FMI una rata da 1,55 miliardi di euro, anche il mai riconosciuto 51-esimo stato degli USA potrebbe andare in bancarotta.

Situata a nord-est degli USA, Portorico si è sinora vista sempre respingere la richiesta di farne parte, ma è legata a Washington dal Commonwealth, un accordo che consente a Portorico la libera circolazione delle merci, dei capitali e delle persone nei confronti del territorio americano. L’isola è abitata da 3,6 milioni di anime, ma è in crisi sin dal 2006, tanto che molti portoricani sono emigrati negli ultimi anni nello stato della Florida, alla ricerca di un lavoro e di migliori condizioni di vita.

Default Portorico un caso a Washington

Il problema principale del default di Portorico è che non essendo ufficialmente uno stato USA, il suo debito non potrebbe essere sottoposto al Chapter 9, che consentirebbe alle utilities dell’isola di dichiarare bancarotta, riparandosi sotto la legge fallimentare americana. Il rappresentante senza diritto di voto di Portorico alla Camera, Pedro Pierluisi, ha già avanzato una proposta di legge che consenta loro di usufruire di questa protezione, ma  non ha riscontrato il giudizio positivo di buona parte del Partito Repubblicano, la cui ala destra, in particolare, eccepisce che così facendo si rischia di incentivare i governi locali ad essere fiscalmente indisciplinati. Lo stesso Partito Democratico, senza il consenso degli avversari, non sarebbe in grado di fare passare tale proposta, che riguarderebbe 25 dei 72 miliardi dei titoli del debito pubblico portoricano, di cui 9 riguardano la società elettrica, che mercoledì deve onorare una scadenza da 416 milioni. E il governo locale dovrà a sua volta rimborsare 655 milioni. La questione rischia di creare tensioni sul mercato dei bond municipali americani, che vale ben 3.700 miliardi di dollari, il 20% del pil USA.

E pensare che solo 2 anni fa, Padilla prometteva di tutto agli investitori privati, al fine di attirarne i capitali e rifinanziare il suo debito a tassi fin troppo bassi, rispetto ai fondamentali. Ma il taglio della spesa, l’aumento delle tasse e la riforma delle pensioni non hanno frenato la crisi fiscale, né hanno posto fine alla recessione dell’economia.

Portorico irromperà in campagna elettorale?

Il caso potrebbe trascinarsi fino alla campagna per le primarie di entrambi i partiti americani, se non successivamente per le elezioni presidenziali vere e proprie, dato che la comunità dei latinos potrebbe essere piuttosto sensibile al tema delle difficoltà dei portoricani. E si consideri che se Hilary Clinton per i democratici è da tempo in cerca di consensi proprio tra questa fetta crescente e appetibile di elettorato, lo sfidante più probabile, il repubblicano Jeb Bush, è stato governatore della Florida, lo stato con maggiore presenze di immigrati cubani e portoricani, nonché sposato con una donna messicana, i  cui genitori entrarono nel paese illegalmente. Ieri, l’avvicinarsi del default ha spinto le agenzie di rating a declassare i titoli del debito dell’isola. S&P ha tagliato il suo giudizio da CCC+ a CCC-, Moody’s lo ha abbassato da Caa2- a Ca- e Fitch da BB  a C. Si tratta di rating consistenti con uno stato dei conti prossimo alla bancarotta.  

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