Portogallo, s’insedia il nuovo governo anti-austerità e i bond salgono

Il nuovo governo socialista si è insediato a Lisbona e ha annunciato un programma contrario agli impegni del Portogallo con la Troika. Il mercato resta calmo.

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Il nuovo governo socialista si è insediato a Lisbona e ha annunciato un programma contrario agli impegni del Portogallo con la Troika. Il mercato resta calmo.

Il nuovo governo del premier socialista Antonio Costa si è insediati ieri in Portogallo, ponendo fine così a settimane di instabilità politica, dopo che il centro-destra non è riuscito a riottenere la maggioranza assoluta dei seggi in Parlamento alle elezioni dello scorso 4 ottobre. Costa è a capo di un esecutivo monocolore in mano al Partito Socialista, ma di minoranza, avendo la necessità di farsi appoggiare dall’esterno dal Partito Comunista, il Blocco di Sinistra e i Verdi. Gli alleati chiedono la fine delle misure di austerità e, in particolare, i comunisti sarebbero per l’uscita dall’euro, oltre che dalla NATO, mentre il Blocco di Sinistra vorrebbe la ristrutturazione del debito pubblico.

Il Portogallo ha ricevuto 78 miliardi di euro di prestiti dalla Troika (UE, BCE e FMI) tra il 2011 e il 2014 e insieme all’Irlanda è considerato il paese rilevatosi più riformatore in questi anni. Alcuni risultati non sono tardati ad arrivare: la disoccupazione è scesa dal 17,7% del 2013 all’11,7% del terzo trimestre di quest’anno, il pil è tornato a crescere tra l’1,5% e l’1,6% sia quest’anno e l’anno prossimo, così come il debito privato è sceso dal 250% al 210% del pil. Tuttavia, il debito pubblico risulta salito al 129% ed è oggi il terzo più alto in termini percentuali, dopo quelli di Grecia (188%) e Italia (133%). I detrattori delle politiche dell’ex premier Pedro Passos-Coelho spiegano il calo della disoccupazione con l’emigrazione all’estero di circa mezzo milione di portoghesi.

Le misure annunciate

Costa ha promesso anche all’insediamento del suo governo che rispetterà i target fiscali europei. D’altronde, senza un tale impegno, il presidente Anibal Cavaco Silva non gli avrebbe affidato l’incarico. Lisbona deve ancora inviare alla Commissione europea la manovra di bilancio per il prossimo anno. Come il rispetto delle regole europee possa essere compatibile con le istanze del nuovo esecutivo, sostenuto da forze dell’ultra-sinistra, resta un mistero. Tra le misure annunciate dal nuovo premier, già sindaco della capitale lusitana, ci sono l’aumento del salario minimo a 600 euro al mese, oltre a due bonus all’anno, i sussidi alle famiglie più povere per il pagamento delle bollette della luce, il taglio dell’IVA per i ristoranti, lo stop alla privatizzazione del gruppo idrico EGF e della compagnia aerea TAP, così come alla liberalizzazione del trasporto pubblico locale a Lisbona e Oporto.

       

Sarà scontro con la Troika?

Il programma è marcatamente contrario agli impegni assunti dal paese con i creditori pubblici e mostra vistose somiglianze con quello di Syriza in Grecia. E’ quasi naturale ipotizzare che ciò porti a una fase di tensioni con Bruxelles. Eppure, la reazione dei mercati non è stata per niente negativa. Sarà che la formazione del nuovo governo viene avvertita come la fine della breve instabilità, sarà che gli stimoli monetari attuati e quelli annunciati dalla BCE anestetizzano ogni evento, sarà anche, infine, che dopo gli eventi estivi in Grecia – con l’esecutivo di estrema sinistra rivelatosi duro solo a parole – gli investitori non credono più al rischio di uscita dall’euro di chicchessia, ma i rendimenti sovrani in settimana sono scesi dal 2,55% di lunedì, quando sembrava sfumare l’ipotesi di un governo a guida Costa, al 2,27% di questi minuti, il livello più basso degli ultimi 6 mesi e mezzo. La stessa borsa portoghese si accinge a chiudere poco sopra i livelli dello scorso venerdì e in crescita di circa l’1,5% su base mensile. Insomma, non c’è panico sul mercato per l’arrivo al governo di una maggioranza eterogenea, radicale e sfacciatamente anti-euro. Ma la calma non induca nessuno a dormire sonni tranquilli, perché sussistono tutte le premesse con una fase turbolenta sul piano politico interno, europeo e finanziario. Le probabilità di elezioni anticipate in primavera, alla prima occasione utile prevista dalla Costituzione, restano elevate.  

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