Il Portogallo si lascia la crisi alle spalle e il premier Costa ne raccoglie i frutti

Il Portogallo esce dalla crisi economica e premia il governo dell'ultra-sinistra di Antonio Costa, che raccoglie i frutti delle riforme impopolari degli anni passati. Punito alle elezioni amministrative il centro-destra dell'austerità.

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Il Portogallo esce dalla crisi economica e premia il governo dell'ultra-sinistra di Antonio Costa, che raccoglie i frutti delle riforme impopolari degli anni passati. Punito alle elezioni amministrative il centro-destra dell'austerità.

Domenica 1 ottobre, mentre la Catalogna si dilaniava con un referendum per l’indipendenza finito con quasi 900 feriti ai seggi per gli scontri con la Guardia Civile, il Portogallo teneva le sue elezioni amministrative. E contrariamente a quanto siamo abituati da anni a sentire quasi ovunque in Europa, non solo è uscito premiato dalle urne il governo nazionale in carica, ma questo è pure di sinistra.

Sui 308 municipi al voto, 157 sono stati vinti dal Partito Socialista del premier Antonio Costa, che ha riportato un consenso del 38% sul piano nazionale, mentre il principale partito di opposizione, quello Social Democratico di centro-destra dell’ex premier Pedro Passos-Coelho, si è dovuto accontentare di un misero 16% e del terzo posto in tutte le prime tre città del paese, tanto che il suo leader si è dimesso, ammettendo di non avere avuto altra scelta. (Leggi anche: Miracolo a Lisbona, rendimenti bond e disoccupazione crollano)

Passos-Coelho ha governato il Portogallo in tempi molto difficili, ovvero tra il 2011 e il novembre 2015, transitandolo fuori dalla potente crisi economica e finanziaria, la quale rese necessario un salvataggio ad opera della Troika (UE, BCE e FMI) da 78 miliardi di euro. Le sue riforme economiche sono state profonde e incisive, per quanto impopolari, caratterizzate da una forte austerità fiscale per recuperare la fiducia sui mercati e tagliare il deficit di bilancio. Tuttavia, ironia della sorte, a raccoglierne oggi i frutti sono proprio gli avversari di quel governo, la coalizione rosso-rossa composta da socialisti, comunisti, ambientalisti e cosiddetto Blocco di Sinistra. Hanno parzialmente soppresso alcune misure di austerità precedentemente introdotte per gli stipendi pubblici, ripristinando anche alcune festività nazionali. Grazie al miglioramento della congiuntura economica in tutta l’Eurozona, Lisbona ne sta approfittando, segnalando un visibile rafforzamento di tutti i fondamentali macro.

Accelerano borsa e bond

E così, il tasso di disoccupazione è sceso all’8,8%, sotto la media dell’Eurozona per la prima volta dal 2007, mentre la crescita del pil attesa per quest’anno sarebbe persino superiore al 3%, ben oltre al +2,2% stimato dalla BCE per l’intera area, con il rapporto deficit/pil all’1,9% quest’anno, la percentuale più bassa da almeno 40 anni a questa parte.

La ripresa appare rinvigorita dal boom del turismo, con presenze di oltre 10 milioni di stranieri nel 2016 per la prima volta e numeri in crescita ulteriore per quest’anno. E i rendimenti sovrani sono diminuiti quasi costantemente negli ultimi mesi, in scia anche all’upgrade delle agenzie di rating, con Standard & Poor’s ad avere per prima promosso i bond lusitani nuovamente tra i titoli “investment grade” dopo il declassamento a “spazzatura” di oltre 5 anni fa. (Leggi anche: Debito Portogallo non più spazzatura, spread con BTp crollato)

E così, in appena un mese, l’indice PSI 20 della Borsa di Lisbona è cresciuto di oltre il 6% e i rendimenti decennali dei bond sovrani sono diminuiti di ben 40 punti base al 2,40% attuale in poco più di tre settimane. Dall’inizio dell’anno, il mercato azionario ha guadagnato il 16%, i rendimenti decennali sono diminuiti di 15 bp. Al momento, lo spread con gli omologhi BTp si aggira ad appena una ventina di punti dai circa 60 di inizio 2017.

Le ragioni di questi progressi risiedono sia nel suddetto miglioramento dell’outlook economico, sia nella stabilità politica di Lisbona, dove il governo tutto a sinistra di Costa sta reggendo bene alla prova in Parlamento, pur non detenendo la maggioranza assoluta dei seggi, contrariamente alle attese di una sua fragilità interna, tale da prospettarne una durata breve. Invece, tra un mese taglierà il nastro dei due anni e le elezioni di metà legislatura delle amministrative ne rinvigoriscono le quotazioni, ponendo problemi tra le opposizioni, incapaci di far passare il messaggio che la ripresa in atto sarebbe anche, se non specialmente, un frutto delle loro azioni.

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