Portogallo fuori dalla crisi, giù disoccupazione e boom export

Il Portogallo mostra evidenti segnali di miglioramento, con la disoccupazione in forte calo e l'export in crescita. E i rendimenti sui titoli di stato sono letteralmente crollati.

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Nel giorno in cui la Grecia torna sui mercati finanziari con la prima emissione di bond a medio-lunga scadenza da oltre 4 anni, non possiamo non notare come ci sia un altro paese, di cui si parla molto di meno, ma che mostra miglioramenti significativi sul piano dell’economia. E’ il Portogallo, che sotto la guida del governo conservatore del premier Pedro Passos-Coelho, si avvia ad uscire alla metà di quest’anno dal piano di assistenza finanziaria della Troika (UE, BCE e FMI), iniziato tre anni fa e che ha fornito al paese aiuti per 78 miliardi di euro.

Fino a pochi mesi fa, c’era il dubbio che Lisbona non fosse in grado di tornare sui mercati, visto che i rendimenti sul secondario dei suoi bond sovrani erano a livelli maggiori dei tassi applicati dalla Troika ai prestiti concordati, intravedendosi il rischio di un aggravio per le casse statali.

I miglioramenti

Tuttavia, l’ondata di miglioramento per i titoli di stato periferici dell’Eurozona ha coinvolto pienamente anche i bond lusitani, che sulla scadenza a 10 anni rendono ora sotto il 4%, per la prima volta dal gennaio 2010, circa 70-80 punti base al di sopra dei tassi italiani.

Nel frattempo, le politiche di austerità fiscale hanno prodotto i loro effetti, con il deficit sceso nel 2013 al 4,9% del pil dal 6,2% del 2012. Tra le ultime misure approvate dal governo per risanare i conti c’è il taglio delle pensioni tra il 3,5% e il 10% per gli importi superiori ai 1.350 euro al mese.

 

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Il dato positivo è che la disoccupazione mostra un calo costante, passando negli ultimi tre trimestri dal 17,7% al 16,4%, per scendere ancora al 15% dei primi tre mesi del 2014. Ne hanno beneficiato i consumi, che hanno smesso di crollare dalla scorsa estate. E il recupero di competitività ha messo le ali all’export, cresciuto del 24% negli ultimi anni, salendo al 41% del pil.

 

Ora, il governo ha davanti a sé due scelte: tornare sui mercati senza o con il paracadute dell’ESM. Nel primo caso, a Lisbona sarebbe concessa una linea di credito per evitare i rischi di un ritorno delle tensioni finanziarie sui mercati. Ma l’Irlanda, nei mesi scorsi, non si è avvalsa di tale sostegno e lo stesso potrebbe fare il Portogallo, grazie al forte miglioramento dei suoi titoli di stato sul mercato secondario. Dublino, ad esempio, paga per i suoi decennali rendimenti inferiori a quelli italiani, in zona 3%, contro il nostro 3,20% circa.

Tra qualche mese, quindi, il Portogallo potrebbe rendersi del tutto autonomo dalla Troika e tornare sui mercati con un’economia risanata, per quanto la crescita sia ancora fragile, ma avendo coscienza di avere svolto tutti i compiti a casa.

 

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