Il Portogallo a un passo da un governo comunista anti-euro

Il Portogallo potrebbe essere governato tra pochi giorni da una maggioranza di estrema sinistra. Il mercato non sta scontando il rischio di tensioni tra Lisbona e la UE.

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Il Portogallo potrebbe essere governato tra pochi giorni da una maggioranza di estrema sinistra. Il mercato non sta scontando il rischio di tensioni tra Lisbona e la UE.

Mancano pochi giorni al voto di fiducia che il Parlamento di Lisbona dovrà accordare al programma di governo presentato dal premier Pedro Passos-Coelho, che il 4 novembre scorso ha rivinto le elezioni politiche in Portogallo, alla testa di una coalizione di centro-destra, ma senza ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. In assenza di novità, il suo esecutivo non dovrebbe fare il bis, perché i 3 partiti delle opposizioni avrebbero raggiunto un accordo per votare compatti contro e dare vita a un governo alternativo. Vanno in questa direzione i colloqui tenutisi tra il Partito Socialista di Antonio Costa e il Blocco di Sinistra di Catarina Martins. Adesso, manca solo l’accordo ufficiale con il Partito Comunista di Jeronimo de Sousa e si avranno i seggi necessari per una maggioranza alternativa al centro-destra.

Austerità Portogallo a rischio

Dunque, il Portogallo potrebbe essere guidato sin dai prossimi giorni da un esecutivo di ultra-sinistra, di cui 2 dei 3 partiti che lo sosterrebbero sono marcatamente anti-euro e contrari anche alla stessa UE. Sia i comunisti che il Blocco di Sinistra chiedono di porre fine alle politiche di austerità, di uscire dall’euro, nonché di abbassare a 35 ore l’orario di lavoro settimanale. Tra gli obiettivi ci sarebbe anche l’uscita dalla NATO. I socialisti hanno, invece, una tradizione filo-europea, tanto da avere  governato senza problemi fino al giugno del 2011, quando sono passati all’opposizione, in seguito alla vittoria del centro-destra nel bel mezzo della crisi del debito sovrano. Si tenga presente che per quanto essi cercheranno di temperare le proposte più dure dei partner, il governo nascerebbe in sé su posizioni contrarie all’austerità e per la prima volta in Europa anche su un programma, che contempla l’uscita dall’euro del paese, contrariamente alla tanto temuta Syriza in Grecia, che mai formalmente ha avanzato anche la sola ipotesi.

 

Bond Portogallo ancora poco mossi

Il mercato non ha ancora scontato un tale scenario, come dimostrano i rendimenti dei bond sovrani. Quelli decennali si attestano oggi al 2,61, una cinquantina di punti base in meno rispetto a 4 mesi fa, ma in rialzo di 10 bp a novembre, segnando un trend opposto a quello degli altri mercati dell’Eurozona. Questo mese, infatti, i rendimenti dei BTp decennali sono diminuiti di 11 bp e quelli spagnoli di 13. Pertanto, il divario tra i rendimenti lusitani e i nostri rendimenti si è allargato in appena una settimana di oltre una ventina di bp a quasi 100 bp, ma più che parlare di rischio percepito, diremmo che gli investitori avrebbero mostrato qualche nervosismo per le incertezze successive al voto. Si consideri che l’allarme non è ancora scattato per via sia degli stimoli monetari in corso di attuazione da parte della BCE, che acquista ogni mese anche bond lusitani, sia dell’annuncio di un probabile potenziamento del QE a dicembre. La stessa borsa di Lisbona ha guadagnato più dell’1,5% dal giorno delle elezioni, come se nulla fosse accaduto.

Rischio Portogallo è reale

Proprio la mancata reazione del mercato ad oggi rappresenta una delle maggiori fonti di preoccupazione per chi abbia investito in Portogallo, perché evidenzierebbe una sottovalutazione del potenziale rischio. Se davvero si desse vita a un governo rosso-rosso, il Portogallo magari non uscirebbe né dall’euro, né dalla NATO, ma potrebbe rimettere in discussione le misure di austerità necessarie a tenere il rapporto tra deficit e pil sotto il 3% e il debito (il terzo più alto in Europa) sotto controllo. Non dimentichiamo che il paese è uscito dal piano di assistenza finanziaria della Troika (UE, BCE e FMI) solamente un anno fa e che ha iniziato, quindi, da poco a rifinanziarsi nuovamente sui mercati, dopo avere ottenuto aiuti  per 78 miliardi di euro.

             

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