Porcellum, il Senato affretta i tempi della riforma elettorale

Legge elettorale nel mirino della Consulta. Rischio caos da bocciatura. Elezioni impossibili senza nuova legge elettorale, ma spunta l'potesi di un doppio binario per riforme costituzionali

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La commissione Affari costituzionali del Senato, presieduta dalla senatrice Anna Finocchiaro (PD), si è avvalsa ieri della “clausola di salvaguardia”, per accelerare il processo di revisione della legge elettorale. Subito dopo il rientro dalle vacanze estive, previsto il 10 settembre, i senatori inizieranno così ad esaminare il “porcellum”, su cui pende l’attesa di un giudizio di costituzionalità da parte della Consulta, la cui sentenza dovrebbe essere emanata il prossimo 3 dicembre.

Porcellum incostituzionale?

A questo punto, che l’attuale legge elettorale sia dichiarata o meno incostituzionale, tanto vale premunirsi. Non sarebbe possibile tornare al voto in autunno col porcellum, che qualche settimana dopo potrebbe essere bocciato dalla Consulta, con il rischio di delegittimare in partenza anche le nuove Camere. Meglio votare in Parlamento una nuova legge, che metterebbe al riparo le istituzioni da una probabile bocciatura. Va da sé che approvare al più presto una nuova legge elettorale ha un significato politico esplicito: si tornerà alle urne in autunno o al più tardi nella primavera del 2014. Non è mai accaduto, infatti, che un Parlamento continui a lavorare, dopo avere approvato un nuovo sistema di elezione dei suoi membri, a maggior ragione se la legge in vigore dovesse essere bocciata dai giudici costituzionali.

Quale l’iter per la riforma elettorale?

Non la pensa così l’autore del porcellum, Roberto Calderoli (Lega Nord), che prevede più un rinvio della legge alle Camere da parte della Consulta, con la sottolineatura dei punti da rivedere. Ma il ministro per le Riforme, Gaetano Quagliariello (PDL), invita a fare presto, perché a suo avviso non sarebbe possibile tornare a votare con questa legge. Una ragione di opportunità e di buon senso anche per l’ex presidente della Corte Costituzionale, Valerio Onida, quale che sia la decisione dei giudici.
Tuttavia, si pongono adesso due questioni all’attenzione dei partiti della maggioranza e non solo. Slegare o no l’iter di approvazione di una nuova legge elettorale da quello delle riforme istituzionali? Quale sistema elettorale sarà adottato?
Sul primo punto, il PDL è stato sinora chiaro: non si può cambiare la legge elettorale senza sapere quale sistema istituzionale avremo in futuro. Logico, ma i tempi dicono altro.

Riforma elettorale e riforme istituzionali

Le riforme istituzionali richiedono almeno un anno per essere approvate. Se va bene, potremmo avere i primi ritocchi sostanziali della nostra Carta solo nell’estate del 2014. Ma da qui ad allora potrebbero esserci state nuove elezioni, nuove maggioranze e un nuovo governo. Non si potrà attendere tutto questo tempo. Quindi, si fa avanti l’ipotesi del cosiddetto “doppio binario”: intanto si cancella il porcellum e si riscrive la legge elettorale, nel frattempo si lavora alle riforme istituzionali. Certo, il rischio di un pasticcio all’italiana è altissimo, cioè di creare un sistema incoerente, per cui si vota in un modo e le istituzioni sono poi forgiate in un altro.
Quanto sul modello, si riscontrerebbe un consenso minimo tra PD e PDL su un sistema proporzionale con sbarramento al 5% su base nazionale e premio di maggioranza, che sarebbe assegnato con un ballottaggio tra i due candidati premier che avranno riportato più voti al primo turno. E’ la proposta Violante, ma che difficilmente potrà essere approvata in questi termini. Il centro-destra non è mai stato favorevole ai doppi turni, che favorirebbero maggiormente i partiti del centro-sinistra con una base più militante. Un’alternativa potrebbe consistere nell’assegnare il premio di maggioranza non in modo fisso come oggi, ma in proporzione ai voti ottenuti. Insomma, non potrebbe più accadere che un partito con il 25% dei voti si prenda il 55% dei seggi alla Camera.
Per il governo Letta, comunque, il segnale è chiaro: prima si approva la legge, prima rischia di cadere.
A quel punto, infatti, cadrebbero le remore dei “falchi”, i quali non potrebbero più essere tacciati di far piombare le istituzioni nel caos, in assenza di una legge per tornare al voto.

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