Popolo delle sardine, Greta Thunberg e Carola Rackete: cosa hanno in comune?

Le manifestazioni contro la Lega di Matteo Salvini, a partire dall'Emilia-Romagna, somigliano molto ad altri fenomeni mediatici del passato e del presente, tra cui Greta Thunberg e Carola Rackete. E tutti hanno un denominatore comune: la fine della sinistra.

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Le manifestazioni contro la Lega di Matteo Salvini, a partire dall'Emilia-Romagna, somigliano molto ad altri fenomeni mediatici del passato e del presente, tra cui Greta Thunberg e Carola Rackete. E tutti hanno un denominatore comune: la fine della sinistra.

E’ andata oltre ogni rosea aspettativa. Il “popolo delle sardine”, che si riconosce nella leadership di fatto del 32-enne emiliano Mattia Santori, tiene banco da settimane sulle prime pagine dei giornali, non per quello che propone, bensì per quello che intende rappresentare: l’anima movimentista e di piazza della sinistra contro l’ascesa inarrestabile della Lega di Matteo Salvini.

Contro l’ex ministro dell’Interno ha protestato a Bologna per gridare che “l’Emilia-Romagna non si lega”. Stefano Bonaccini, candidato del PD nella storica regione “rossa”, non ci ha pensato due volte a dirsi vicino al popolo delle sardine, riconoscendosi nei suoi valori. Quali siano non è del tutto facile comprenderlo, anche perché dietro agli slogan scanditi nelle piazze non è stato ancora raccontato molto altro dagli stessi protagonisti.

L’illusione dei palazzi romani (e della sinistra) di governare senza i voti

Eppure, queste sardine ricordano tanto un altro popolo, nato sempre nelle piazze circa un decennio fa e che si aggettivava come “viola”. Sorto in opposizione all’allora governo Berlusconi, fu protagonista del cosiddetto “No B-day”, dove “B” stava per Berlusconi. Anche allora, i media e la sinistra in Italia si mostrarono interessatissimi al movimento, che tempo dopo si trasformava in studentesco con la “Onda”, guarda caso sempre in opposizione al governo di centro-destra e, in particolare, all’allora ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. Di popolo viola e Onda nemmeno ci ricordiamo più, anche perché con la fine del governo Berlusconi, avevano chiaramente esaurito la loro unica funzione di opposizione politica, cavalcata strumentalmente dalla sinistra.

Il popolo delle sardine, però, stavolta si scaglia contro le opposizioni e non il governo, scaricando sulle prime la responsabilità di ciò che pensano non vada dell’Italia, secondo un’interpretazione obiettivamente curiosa della realtà. Ed esso non è l’unico fenomeno mediatico a cui guarda al momento quel che resta del PD. Greta Thunberg, la cui risonanza mondiale è indiscussa, è diventato un modello da seguire per il partito di Nicola Zingaretti, in ossequio al quale ci sta “regalando” la tassa sulla plastica dal prossimo anno.

E Carola Rackete, la giovane comandante tedesca che quasi speronò un’imbarcazione della Guardia di Finanza per fare approdare diverse decine di clandestini a bordo della nave Sea Watch nel giugno scorso, viene celebrata anch’ella dal PD come il simbolo di un’alternativa umana “alle destre”.

La crisi di una sinistra che si cela nel movimentismo

Il filo conduttore che unisce il popolo viola fino a quello delle sardine, passando per singole personalità mediatiche, è quello di una sinistra al collasso in termini di rappresentanza e che ha bisogno di trincerarsi dietro a questo o quel fenomeno, pur di tenere un minimo il morale tra la sua base. Questa sinistra italiana ha le piazze ormai contro da anni e per reagire al suo declino cerca di mascherarsi con movimentismi di cui spesso nulla sa e nulla condivide nei fatti, ma che le servono per proporre sul piano mediatico un’alternativa d’immagine vitale alla destra, questa sempre più capace di far confluire su di sé un crescente consenso interclassista.

Il popolo delle sardine è così “neutrale” rispetto ai partiti, che si è appellato al Movimento 5 Stelle, affinché sostenga la candidatura di Bonaccini insieme al PD. Ma se l’obiettivo, più che legittimo, fosse quello di dare linfa vitale al partito di Zingaretti, tanto varrebbe rivelarlo sin dall’inizio e presentarsi per quel che si è. Spacciarsi come “distanti e autonomi dai partiti” per essere nei fatti la colonna di un partito specifico nelle piazze non farà andare lontano i protagonisti di questo fenomeno, che rischia di rivelarsi vittima dell’ennesimo “usa e getta” di una sinistra senza programmi spendibili ai fini del consenso e incapace di metterci la faccia alle occasioni in cui si vota, tanto si è auto-screditata negli anni di governo.

La rapidità con cui il PD sposa ogni causa che sia intentata contro i suoi avversari la dice lunga sull’assenza di una sua visione politica e “di popolo”. Quanto, infine, alla presunta etero-direzione di questi movimenti, poco importa.

Se un popolo scende in piazza per dire la sua è sempre positivo in una democrazia. Se il popolo delle sardine riuscisse ad andare oltre la sua avversione contro la Lega e a proporre idee realmente originali, ben venga. Nel caso contrario, rischia di finire nel nulla dal 27 gennaio prossimo. Un vecchio proverbio siciliano recita che “chi ha più sale condisce la minestra”. E da qualche decennio a questa parte, non c’è stato movimento benedetto dalla sinistra in Italia che abbia dimostrato di avere sufficiente sale in zucca per camminare sulle proprie gambe e realmente in autonomia.

La sinistra non c’è più e contro Salvini emerge solo una pattuglia di sindaci pro-bontà

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