Polvere dei 5 Stelle, Di Maio e Di Battista faranno asse contro Conte-Casalino?

La crisi del Movimento 5 Stelle avrà contraccolpi sul governo, anche se verosimilmente non saranno i "grillini" a staccare la spina al Conte-bis. Due gli schieramenti che si stanno formando e che a marzo si scontreranno agli Stati Generali.

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La crisi del Movimento 5 Stelle avrà contraccolpi sul governo, anche se verosimilmente non saranno i

Luigi Di Maio non è più portavoce del Movimento 5 Stelle, ma di uscire di scena non ci penserebbe proprio. “E’ finita un’era”, ha ammesso il ragazzo di Pomigliano nel rassegnare le dimissioni dinnanzi ai suoi. Il tempo dirà se sia stato astuto nel lasciare la guida dei “grillini” a pochi giorni dalle elezioni regionali in Emilia-Romagna e Calabria. Un pessimo risultato per l’M5S, com’è da attendersi dopodomani, gli sarebbe comunque addebitato, sebbene egli avrebbe modo di ribattere che non esista un’alternativa credibile alla sua leadership per risalire la china. E a marzo, quando si terranno gli Stati Generali del movimento, forse si ripresenterà come il salvatore della patria.

Le dimissioni di Di Maio e il fallimento disastroso dei 5 Stelle al governo

Ma che cosa sarà dei 5 Stelle da qui ad allora? Ammesso che il governo Conte regga, la sensazione è che il movimento si dilani sempre più tra favorevoli e contrari all’alleanza organica con il PD. Da una parte, le truppe ancora in forze che fanno capo a Di Maio e a cui strizza l’occhio anche Alessandro Di Battista; dall’altra, i “governisti” che si rifanno al premier Giuseppe Conte e al suo “cardinale Richelieu”, Rocco Casalino, che nei fatti detta la linea nel governo da quando Beppe Grillo si è defilato, benedetta dal presidente della Camera, Roberto Fico.

Di Maio e Di Battista negano di voler creare un partito autonomo. In effetti, se si andasse ad elezioni anticipate quest’anno stesso, ad esempio, non avrebbero il tempo necessario per organizzarsi. Eppure, essi sono consapevoli che il loro destino non possa più essere parte di un M5S a trazione Conte-Casalino.

La loro fisionomia “anti-sistema”, pur più moderata nel caso di Di Maio, li rende alternativi al progetto politico in atto, che consiste di fare del movimento una sorta di partito-satellite del PD.

Rischio incidente in Parlamento

D’altra parte, se molti deputati e senatori hanno voltato le spalle al loro ex portavoce, oltre che all’elettorato, negli ultimi mesi, è solo per amor di poltrona. Senza alleanza con il PD, si andrebbe al voto e la gran parte di loro non tornerebbe più in Parlamento. Ma Di Maio e Di Battista sanno di godere di un consenso autonomo, personale, per quanto ammaccato da 20 mesi di governo. E per questo possono permettersi di fare i bastian contrari all’interno del movimento nelle prossime settimane. Il loro asse è anch’esso più personale che politico: il campano ha posizioni più di destra, il romano ha sempre ambito a rappresentare la “vera” sinistra alternativa al PD. Ma i due sono sempre stati dalla stessa parte, consci che dietro di loro vi sia il nulla.

Grillo disperato finge di tutelare Di Maio, ma la vendetta contro Conte è pronta

Conte e Casalino cercheranno di serrare i ranghi per mettere al sicuro il governo. Ciò non eviterà ulteriori fuoriuscite, stavolta incentivate dallo stesso Di Maio da dietro le quinte, anche se difficilmente vi sarà una sfiducia chiara all’esecutivo in Parlamento, essendo i grillini anime vaganti in cerca di sicurezze per il loro futuro. Semmai, il ruolo di Bruto lo reciterebbe il PD, nel caso prendesse atto che la permanenza in maggioranza non fa che decimarlo a ogni elezione locale che si presenti. Se domenica perdesse in Emilia-Romagna, la botta sarebbe troppo forte. Se da un lato il Nazareno avrebbe ancora minori ragioni per staccare la spina al governo e precipitare l’Italia alle urne, dall’altro sarebbe fortissima la convinzione che senza vincere nemmeno in casa, la sparizione politica sarebbe dietro l’angolo.

In questo marasma, difficile credere che in Parlamento non vi saranno “incidenti”.

Al Senato, dove i numeri sono più risicati per la maggioranza, basterebbe qualcuno vicino a Di Maio, assente per raffreddore o influenza, a terremotare l’esecutivo. Per quanto ci si ostini ad andare avanti sulla base dei soli numeri stretti della fiducia incassata, non si governa avendo contro il sentimento della netta maggioranza degli italiani. Se l’obiettivo del PD era di neutralizzare i grillini sul piano del consenso, può dirsi già soddisfatto, sebbene non ne abbia approfittato per recuperare il proprio. Ma in tempi bui come questi per la sinistra europea, tanto basterebbe per tirare un sospiro di sollievo.

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