Politici tedeschi noiosi più del solito, ma agli elettori in Germania sta bene così

Politica da sbadiglio in Germania, dove a meno di tre settimane dalle elezioni federali, i principali oppositori della cancelliera Merkel non sembrano affatto battaglieri. L'economia tedesca va fin troppo bene.

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Politica da sbadiglio in Germania, dove a meno di tre settimane dalle elezioni federali, i principali oppositori della cancelliera  Merkel non sembrano affatto battaglieri. L'economia tedesca va fin troppo bene.

Chi ha avuto il coraggio di seguire il dibattito televisivo tra i due principali candidati alla cancelleria in Germania, che si è tenuto domenica sera tra Angela Merkel e Martin Schulz, ha trovato senz’altro conferma del fatto che la politica tedesca sia di gran lunga meno urlata e divisiva di quella italiana. Ma persino per i canoni tedeschi, il “duello” tra i due è stato tra il noioso e il soporifero, tanto che il quotidiano vicino ai socialdemocratici Die Sueddeutsche Zeitung, a proposito della performance del segretario della SPD, titolava che egli “non vuole vincere”. Unanime il responso di commentatori e telespettatori: l’ha spuntata Frau Merkel, che si è mostrata ancora più calma e pacata dell’avversario e ha ingenerato sicurezza tra chi l’ha ascoltata. (Leggi anche: Germania al voto, ecco come Frau Merkel rafforzerà la leadership in Europa)

Non esiste una sola frase degna di nota dell’intero dibattito. I due candidati si sono spesso trovati d’accordo su pressoché tutte le questioni dirimenti, con un Schulz a segnalare persino con i gesti fisici la sua scarsa opposizione sui vari temi dissertati dalla TV pubblica tedesca, tra i quali quasi non è comparsa la politica estera. Perché i tedeschi, si sa, pensano agli affari di casa loro e non giocano a fare i politologi. A un certo punto, il leader socialdemocratico annuiva e sorrideva, mentre la cancelliera parlava. Ha ammesso che la Germania sia un’economia prospera, limitandosi ad aggiungere che “però, non tutti i tedeschi lo sono”. Entrambi hanno attaccato la Turchia del presidente Erdogan, dicendosi contrari all’ingresso di Ankara nella UE, entrambi hanno anche mostrato contrarierà alla decisione dell’ex cancelliere Gerhard Schroeder di entrare nel board di Rosneft, compagnia petrolifera statale russa.

Schulz ha voluto perdere apposta?

Su un punto, forse, potremmo ricavare un’apparente differenza tra i due, ovvero su Donald Trump. Non che la cancelliera lo abbia minimamente lodato o difeso, semplicemente ha utilizzato espressioni diplomatiche sul presidente americano, che poco prima Schulz aveva tacciato di “spingere il mondo sull’orlo del baratro”. Frau Merkel si è mostrata più pacata, confermando la sua vocazione a mediare e ad esercitare la leadership senza colpi di testa. Anche sull’apertura delle frontiere ai profughi Schulz ha dichiarato che avrebbe preferito coinvolgere di più i partner europei, ma non poteva certo attaccare una decisione del suo stesso governo, che per quanto impopolare è stato l’atto più di sinistra della cancelliera dal 2005.

Il dibattito è stato privo di spunti interessanti, tanto che la stessa cancelliera si è detta insoddisfatta al termine di esso per non avere potuto parlare di temi che avrebbero captato l’attenzione degli elettori. Alla fine, un sondaggio ARD ha assegnato la vittoria a Mutti con il 55%, mentre il 35% le ha preferito il rivale. Non ci saranno altri faccia a faccia. Schulz si giocava l’ultima possibilità rilevante di colmare il divario con i cristiano-democratici, che nei sondaggi viaggiano alla media di 14-15 punti percentuali di distacco (37-40% contro 23-25%). Se le rilevazioni e la sensazione generale sono state indicative dello stato d’animo dei tedeschi, la cancelliera non avrà problemi a ottenere il quarto mandato consecutivo tra meno di 20 giorni. (Leggi anche: Frau Merkel ipoteca quarto mandato, ecco perché vincerà)

Ci si chiede, a questo punto, se il fare accomodante di Schulz non sia stato una strategia dell’uomo per assicurarsi un posto nella squadra di governo della Merkel, quando questa formerà il suo quarto governo. In teoria, i socialdemocratici hanno negato che appoggeranno per altri quattro anni la cancelliera, ma non si può negare che questo sia uno degli scenari principali, se i conservatori non otterranno abbastanza seggi per conquistare la maggioranza assoluta al Bundestag.

Insomma, da aspirante cancelliere ad aspirante aiutante alla cancelleria.

Economia tedesca va bene, difficile l’opposizione alla cancelliera

Il duello televisivo di domenica scorsa si presterebbe a una doppia lettura: da un lato, parte degli stessi commentatori rileva come sarebbe una degenerazione della politica tedesca la scarsa concorrenza tra i due principali schieramenti, che di fatto hanno governato assieme per otto degli ultimi dodici anni. D’altra parte, che nemmeno con l’acqua alla gola Schulz abbia cercato di alzare i toni e di buttarla in caciara sarebbe sia segno di maturità delle istituzioni teutoniche, sia di forza dell’economia nazionale. A differenza che nel resto dell’Eurozona, la Germania è in piena occupazione, registra tassi di crescita superiori alla media dell’unione monetaria, ha un debito pubblico in calo e poco superiore al 60% del pil conti pubblici in attivo e un tasso di occupazione record del 75%, che non ha eguali tra le altri grandi economie avanzate del pianeta; le esportazioni sono a livelli record e tali da essere oggetto di invidie e strali in tutto il mondo. (Leggi anche: Economia tedesca in gran forma, ecco come la lascia la Merkel)

I problemi non mancano, com’è chiaro: la popolazione invecchia e rappresenta una sfida alla produttività del lavoro e alla crescita economica, oltre che alla tutela dei livelli di assistenza sociale; le infrastrutture potrebbero migliorare, specie la manutenzione di strade e autostrade; le disparità sociali, per quanto poco marcate, esistono pure tra le famiglie tedesche. Resta il fatto, che inveire contro una leadership riconosciuta sul piano mondiale persino dai suoi avversari sarebbe stato un errore grossolano per l’ex presidente dell’Europarlamento. Quando l’economia tira e la pace sociale regna sovrana, difficile trovare argomenti convincenti per alzare la voce. Schulz ci ha forse provato, quando ha agitato lo spauracchio dell’innalzamento dell’età pensionabile a 70 anni, sentendosi rispondere da una quasi flemmatica cancelliera, che “sta bene a 67 anni”.

Il vero problema per i due schieramenti consiste nel come evitare di governare insieme. I socialdemocratici sono consapevoli che dovranno riprovarci tra quattro anni a tornare alla guida dell’esecutivo federale e che per ciò dovranno darsi un’immagine più battagliera di sinistra, rischiando altrimenti di perdere consensi in favore della Linke, i post-comunisti eredi della ex DDR. A destra, stesso scenario potenziale con gli euro-scettici dell’AfD, accreditati di un consenso attorno all’11% e che quasi certamente entreranno per la prima volta al Bundestag. Senza l’SPD a fare da spalla, Frau Merkel dovrà governare con i liberali dell’FDP e forse anche con i Verdi, dando vita a una maggioranza retta su tre gambe e politicamente deboluccia. (Leggi anche: Niente Eurobond e Grecia fuori dall’euro, futuro alleato di Frau Merkel)

Detto ciò, la pacatezza dei toni di questa campagna elettorale rappresenta già la vittoria più grande per la cancelliera. Aldilà dell’AfD, nessuno chiede a furor di popolo la sua cacciata dopo dodici anni al governo, nessuno può parlare di un’economia allo sfascio o di famiglie che non arrivano alla fine del mese. Nessuno, infine, può credibilmente promettere di fare di più per contare fuori dai confini nazionali, essendo la Germania all’apice del suo potere politico-economico sul piano internazionale. Vita dura per i giornalisti tedeschi, che per raccontare e scrivere qualcosa di più spinto ed evitare di morire di sbadigli, sono costretti a ficcare il naso in casa altrui. E presto saranno accontentati dalle elezioni politiche in Italia.

 

 

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