Plusvalenze e, soprattutto, stipendi: ecco su cosa la Juventus rischia di cadere

La Juventus rischia grosse conseguenze sul piano sportivo e giudiziario a seguito dell'inchiesta su plusvalenze e stipendi dei giocatori

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Plusvalenze e stipendi, due fronti aperti nella Juventus

La Juventus è seriamente nei guai. Chi non lo avesse capito nelle settimane scorse, ha dovuto prenderne atto lunedì sera. E’ stato allora che sono arrivate le dimissioni di Andrea Agnelli dopo dodici anni e mezzo di presidenza, assieme a quelle del vice Pavel Nevded, dell’amministratore delegato Maurizio Arrivabene e di tutto il resto del CDA. Secondo le ricostruzioni che vanno rifornendosi di dettagli a distanza di qualche giorno dall’accaduto, le dimissioni del board sono state dovute alla necessità per i vertici di evitare persino l’arresto. Se fosse stato approvato il bilancio 2021/2022, la Procura di Torino si sarebbe mossa su sollecitazione degli stessi sindaci revisori. I rilievi sul piano contabile sarebbero stati tanti e tale da fare scattare le manette.

Ricordiamoci che la Juventus, pur essendo controllata dalla holding della famiglia Agnelli (Exor) per il 63,8% del capitale e per il 78% dei voti in assemblea, è una società quotata in borsa.

Questo significa che barare sui numeri comporta l’intervento di autorità esterne come la Consob, a tutela dei piccoli azionisti. E alla fine di ottobre ad Agnelli e altri 15 indagati era stato notificato l’avviso di garanzia dalla Procura di Torino nell’ambito dell’inchiesta Prisma. Per l’ex presidente erano stati chiesti persino gli arresti domiciliari, respinti dal giudice.

Come funzionano le plusvalenze fittizie

Cosa contesta la Procura alla Juventus? Essenzialmente, due presunte illiceità. La prima è relativa a plusvalenze fittizie realizzate negli esercizi 2018/2019, 2019/2020 e 2020/2021. Ammonterebbero a 156 milioni di euro. Guadagni solo virtuali, che sarebbero serviti alla società bianconera per abbellire i bilanci. Esse consistono nella cessione incrociata di giocatori con altri club senza passaggio di denaro e a valutazioni “gonfiate”.

Ad esempio, A vende a B il giocatore Mario Rossi per 10 milioni di euro, anche se è stato solo un panchinaro e sul mercato nessuno lo comprerebbe a più di 1-2 milioni.

A seguito dell’operazione, A mette a bilancio una grossa plusvalenza, vale a dire la differenza positiva tra l’incasso e il costo residuo del giocatore ceduto a bilancio. D’altra parte, B sarà costretta a iscrivere a bilancio un costo spropositato. Tuttavia, potrà spalmarlo per tutti gli anni del contratto tramite la tecnica dell’ammortamento. Per evitare di restare fregata dall’operazione, a sua volta B cederà ad A un altro giocatore a valori fuori mercato. Iscriverà così anch’essa plusvalenze fittizie a bilancio e A potrà, invece, scaricare l’extra-costo sui bilanci degli anni relativi al contratto stipulato.

Provare che le plusvalenze registrate siano fittizie non è facile. In primis, perché nessuno è realmente in grado di stabilire quale sia il valore di mercato di un giocatore. Secondariamente, in un sistema di libero mercato due società hanno il diritto teoricamente di concordare qualsivoglia prezzo. Da questo punto di vista, la Juventus potrà eccepire in tribunale che le operazioni di compravendita sotto accusa siano avvenute in maniera legale.

Caso stipendi in pandemia

Il vero fronte di battaglia pernicioso riguarda, invece, gli stipendi dei calciatori. Siamo nella primavera del 2020. Il campionato di Serie A è sospeso dalla Lega a causa della pandemia. Le squadre di calcio perdono una barca di soldi tra stadi chiusi e rinvio nei pagamenti dei diritti TV. La Juventus comunicò di lì a poco di avere trovato un accordo con i propri giocatori per l’annullamento di quattro mensilità degli stipendi. In pratica, questi avrebbero rinunciato a un terzo del loro stipendio lordo annuale.

La Procura ritiene che la rinuncia effettivamente riguardò la sola mensilità di marzo, mentre quelle di aprile, maggio e giugno 2020 sarebbero state pagate negli esercizi successivi e indipendentemente dal riavvio o meno del campionato. I risparmi per la Juventus sarebbero stati non dei 90 milioni di euro segnalati dalla società, bensì di appena 22 milioni.

A loro sostegno, gli inquirenti avrebbero più di una scrittura privata rinvenuta in abitazioni private. Carte, che proverebbero l’impegno incondizionato del club di versare le tre mensilità successivamente. Tra queste, una è relativa a 19,9 milioni di euro a favore di Cristiano Ronaldo.

Cosa rischia la Juventus

Nei confronti dell’attaccante portoghese era stata emessa una rogatoria internazionale con cui era chiamato a deporre in Procura. Ma CR7 ha fatto sapere di non avere intenzione di venire in Italia a rilasciare alcuna dichiarazione al riguardo. Infine, esisterebbero debiti fuori bilancio per complessivi 34 milioni, di cui 7 milioni dovuti all’Atalanta. Ciò emergerebbe dalle dichiarazioni rese in procura dal dirigente sportivo bianconero Federico Cherubini.

La situazione è grave. In teoria, vi sarebbero persino gli estremi per arrivare alla retrocessione in B per il caso in cui fosse provato che la Juventus abbia fornito alla FIGC documenti falsi per iscriversi al campionato. Un’ipotesi più teorica che pratica, comunque. Molto più probabile, invece, che si arrivi alla comminazione di sanzioni finanziarie pari fino a cinque volte le somme contestate. In alternativa, scatterebbe la penalizzazione dei punti in campionato. O l’una o l’altra cosa. In ogni caso, il futuro prossimo per il club sembra più nero che bianco.

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