Plusvalenze calciomercato: perché Milan e Inter non rischiano sul serio dalle indagini

Milan e Inter nel mirino dei giudici per plusvalenze sospette realizzate con il Genoa nel 2013. Ecco di cosa parliamo e perché per Adriano Galliani e Erick Thorir non sarebbe vicina una condanna.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Milan e Inter nel mirino dei giudici per plusvalenze sospette realizzate con il Genoa nel 2013. Ecco di cosa parliamo e perché per Adriano Galliani e Erick Thorir non sarebbe vicina una condanna.

Milan e Inter nel mirino della Procura di Milano per il caso delle plusvalenze sospese realizzate nel 2013 con rispettivamente due e una operazione di calciomercato, in entrambi i casi con il Genoa. Nel registro degli indagati sono finiti l’ex ad rossonero Adriano Galliani, da un mese senatore in quota Forza Italia, nonché il presidente nerazzurro, Erick Thorir, che è rimasto nella carica anche dopo il passaggio dell’Inter ai cinesi di Suning. I fatti contestati, dicevamo, riguardano alcuni scambi di ragazzini avvenuti 5 anni fa. Nello specifico, sotto le lenti dei giudici milanesi sono finite alcune cessioni, ritenute a prezzi “gonfiati”. Ad esempio, Michael Ventre fu venduto dal Genoa all’Inter per 3,5 milioni e Vincenzo Tommasone fece il passaggio inverso per 3,7 milioni.

Come vi abbiamo spiegato in un nostro articolo di pochi giorni fa sul funzionamento delle plusvalenze, il meccanismo si fonda sullo scambio di giocatori tra due medesime squadre di calcio. I giocatori vengono ceduti a prezzi nettamente più alti del loro reale valore di mercato, al fine di consentire al club venditore di realizzare plusvalenze, pari alla differenza tra i ricavi e il valore di iscrizione a bilancio del giocatore. Allo stesso tempo, la squadra che ha strapagato un acquisto a sua volta vende un altro giocatore a prezzi elevati alla squadra dalla quale aveva comprato, realizzando anch’essa una plusvalenza.

Plusvalenze calciomercato, perché i giocatori restano vittime dei bilanci gonfiati

Come funzionano le plusvalenze incrociate

Qual è la logica di tutto ciò? Poiché le plusvalenze si iscrivono a bilancio nell’esercizio in cui vengono realizzate, mentre i costi di un acquisto si ammortizzano per tutta la durata del contratto, nel primo esercizio le due squadre che abbiano volutamente gonfiato le valutazioni di mercato dei giocatori ceduti e acquistati mettono a segno ricavi teorici netti, tali da consentire loro temporaneamente di mostrarsi più patrimonializzate di quanto non siano davvero. I giudici milanesi stanno ipotizzando una serie di reati e quello più probabile sarebbe di falso in bilancio. Tuttavia, difficile che Galliani e Thorir vengano condannati. In loro favore esiste un precedente, che riguarda sempre Galliani e l’allora presidente interista Massimo Moratti, in relazione a plusvalenze incrociate realizzate dai club meneghini nella stagione 2003/2004.

Allora, l’indagine si concluse con un’archiviazione, perché gli inquirenti arrivarono alla conclusione che non sarebbe facile e né predeterminabile la fissazione di un valore di cartellino a un giocatore. I prezzi li decide il mercato e su di essi influiscono svariate variabili. Insomma, bisogna arrendersi all’evidenza che non sarebbe possibile sostenere a priori che un calciatore sia stato venduto a prezzi esagerati o meno. La storia del calcio è piena, infatti, di clamorosi flop, così come anche di acquisti rivelatisi colpacci. Certo, nei casi in esame il sospetto viene, considerando che gli acquisti milionari non siano finiti nemmeno in prima squadra. In pratica, Genoa, Milan e Inter hanno acquistato l’uno dall’altro giocatori a prezzi di tutto rispetto e non lo hanno nemmeno inseriti in rosa. Credibile? Poco, ma per quanto sopra detto, molto improbabile che gli indagati subiscano una condanna. Le vicende semmai segnalano lo stato di società alla canna del gas, in cui le due squadre versano da anni.

Sempre nel precedente articolo, vi abbiamo spiegato come il vero problema delle plusvalenze incrociate non riguardi i conti societari, che nel lungo periodo non vengono intaccati minimamente da simili operazioni, visto che con gli anni i costi entrano a bilancio e i maggiori ricavi realizzati svaniscono, eguagliati dai primi. Vittime inconsapevoli di questa ingegneria contabile rischiano di essere proprio i calciatori, che essendo ceduti a prezzi fuori mercato, non solo non giocano spesso nemmeno nelle prime squadre, ma non possono essere ceduti prima della scadenza del contratto, altrimenti la società finirebbe per dovere iscrivere a bilancio una minusvalenza, dovendo in quel caso registrare il reale valore di mercato dell’asset, tranne che non trovi in acquirente disposto a credere che davvero un pacco rifilatogli valga l’esborso di tanti quattrini quanto il valore residuo del cartellino.

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Argomenti: Economia nel pallone