Più flessibilità sui conti pubblici italiani. Letta esulta ma la deroga è davvero efficace?

L'Ue riconosce all'Italia una maggiore flessibilità sulla spesa per gli investimenti. Cerchiamo di capire che impatto hanno le "deviazioni" accordate al nostro Paese

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L'Ue riconosce all'Italia una maggiore flessibilità sulla spesa per gli investimenti. Cerchiamo di capire che impatto hanno le

Davanti al Parlamento Europeo di Strasburgo, riunito in seduta plenaria, dopo avere annunciato il varo di un comitato di esperti per valutare i rischi e i requisiti degli Eurobond, il presidente della Commissione, José-Manuel Barroso, ha confermato un’altra svolta e tutt’altro che attesa: i paesi che sono usciti dalla procedura d’infrazione per deficit eccessivo e che presentano i conti pubblici in ordine potranno usufruire di “deviazioni temporanee” dal raggiungimento del deficit strutturale, con riferimento alle spese per investimenti pubblici produttivi, che abbiano un impatto studiato, positivo e di lungo termine sui bilanci nazionali. In particolare, si tratta di derogare al principio del deficit strutturale solo per alcune voci di spesa nazionale, legate agli investimenti cofinanziati dalla UE e nell’ambito delle politiche di coesione, di costruzione delle reti transeuropee Ten e di Connecting Europe.

Esulta il premier Enrico Letta, in volo verso Berlino, dove discuterà con il cancelliere Angela Merkel di lotta alla disoccupazione giovanile. Una nota di Palazzo Chigi parla di risultato importante per l’Italia, che potrà così ottenere un bilancio più flessibile per il 2014, grazie alla scommessa del governo sulla sostenibilità della finanza pubblica.

 

Rapporto deficit Pil al 3%: il tetto non può essere sforato

I dettagli dell’annuncio saranno spiegati dal commissario agli Affari monetari, Olli Rehn, con una lettera che invierà ai ministri delle Finanze e all’Europarlamento. E’ certo sin d’ora, però, che il tetto del 3% di deficit massimo sul pil consentito non potrà ugualmente essere sforato, ma le spese per gli investimenti di cui sopra potranno fare deviare temporaneamente dall’obiettivo del pareggio di bilancio, seppur contabilizzate.

Di certo, quanto è stato annunciato da Barroso non risolve affatto le questioni sul tavolo di Palazzo Chigi di queste settimane, ossia il reperimento di risorse per abrogare l’IMU sulla prima casa e per evitare l’innalzamento dell’aliquota IVA dal 21% al 22%.

Né con riguardo alla defiscalizzazione delle nuove assunzioni di giovani under 30. La deroga, infatti, riguarda solo le spese in conto capitale e per progetti specifici, non potendo coprire eventuali aumenti della spesa corrente o tagli alle tasse.

 

Crisi economica Italia: che impatto hanno le deviazioni al raggiungimento del deficit strutturale 

L’esultanza del governo è giustificata sul piano politico, perché Letta e gli altri governi del Sud Europa strappano a Bruxelles un risultato non indifferente. Tuttavia, la storia anche recente ci induce ad essere pessimisti sugli effetti benefici di una tale previsione e per un paio di motivi almeno. In primis, le deviazioni sono “temporanee” e quantitativamente contenute. Cioè, non si potranno investire diversi punti di pil, ma alcuni decimali e per qualche anno al massimo. In questo senso, già negli anni passati si era riusciti ad ottenere un tale esito in Europa, addirittura, con la possibilità di sforare temporaneamente anche il tetto del 3%. E nessun paese ha avvertito un accenno di beneficio da una simile previsione. Secondariamente, i tempi biblici dei lavori pubblici italiani e il confuso processo decisionale non consentiranno certamente di avviare investimenti pubblici nell’immediato e il rischio concretissimo è che il tutto si risolva, come al solito, in una bolla di sapone.

In ogni caso, la questione è sempre la stessa: la deroga riguarderà gli investimenti pubblici legati ai progetti europei. La storia della Tav e non dei finanziamenti europei alle regioni ci ricorda che non siamo in grado di spendere (e bene) nemmeno quando ci viene consentito di farlo.

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