Più deficit in manovra, non grazie a Tria: Merkel e Macron in caduta libera sono i nostri alleati

Il deficit sarà portato poco sotto il 2% del pil e grazie perlopiù a Francia e Germania. La debolezza di Macron e Merkel gioca in favore dell'Italia, i commissari europei hanno scarsa forza.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il deficit sarà portato poco sotto il 2% del pil e grazie perlopiù a Francia e Germania. La debolezza di Macron e Merkel gioca in favore dell'Italia, i commissari europei hanno scarsa forza.

Sarà molto probabilmente fissato all’1,8-1,9% il target sul rapporto deficit/pil nel 2019, sopra l’1,6% su cui sembrava insistere senza tentennamenti fino all’altro ieri il ministro dell’Economia, Giovanni Tria. Considerando che l’obiettivo concordato dal governo Gentiloni con la Commissione europea era stato dello 0,8%, lo spazio di manovra per i nostri conti pubblici sarebbe di 18-20 miliardi. Sembrano tanti, ma 12,4 miliardi serviranno solo per impedire che aumentino le aliquote IVA con l’attivazione delle clausole di salvaguardia. Restano sui 7 miliardi, a disposizione per misure come “quota 100”, taglio delle tasse e reddito di cittadinanza. Evidente che non siano sufficienti, ragione per cui serviranno risorse aggiuntive da reperire attraverso tagli alla spesa pubblica ed entrate straordinarie, come quelle derivanti dalla “pace fiscale”, la famosa rottamazione delle cartelle esattoriali, che nelle previsioni della Lega porteranno non meno di 3,5 miliardi per l’anno prossimo. Da qui, le minacce di Luigi Di Maio a Tria: “o trovi i soldi o te ne vai” e “o reddito di cittadinanza in manovra o niente voto dell’M5S”.

Alla fine, le istanze di entrambi i partiti della maggioranza verranno soddisfatte, pur attenuate rispetto ai proclami elettorali. Difficile immaginare che dall’anno prossimo ogni sventurato trovi nella cassetta della posta 780 euro al mese inviategli da babbo stato, ma il sostegno alle famiglie (formalmente) più disagiate sarà potenziato, così come risulterà un po’ più flessibile l’uscita dal lavoro per gli over 60 e qualche taglio alle aliquote Irpef e Ires ci sarà. Nulla di eclatante, ma nemmeno da sottovalutare, date le ristrettezze di bilancio. E non saranno stati il buon cuore di Tria o le minacce di Rocco Casalino alla potente burocrazia di Via XX Settembre ad avere reso possibile tutto ciò, quanto due dei nostri principali avversari nello scacchiere internazionale: Emmanuel Macron e Angela Merkel.

Macron ripudia l’austerità e imita i populisti

Macron punta sul deficit per risalire nei consensi

E’ notizia di questi giorni che il presidente francese ha rivisto al rialzo gli obiettivi sul deficit, che l’anno prossimo salirà al 2,8% dal 2,6% atteso per quest’anno. Il maggiore disavanzo servirà a Parigi per tagliare le tasse di un totale di 26 miliardi di euro, di cui i due terzi beneficiando le imprese. Una reazione al crollo di popolarità sempre più marcato di questi mesi, che sta generando grande preoccupazione all’Eliseo, così come anche a Bruxelles, essendo il Macron uno strenuo sostenitore delle istituzioni comunitarie, quasi una mosca bianca nel Vecchio Continente. L’Italia non può certo limitarsi ad osservare che la Francia fa quello che vuole con i suoi conti pubblici e noi no, perché quel che conta non è il giudizio dei commissari, bensì dei mercati. Fastidioso che sia, lo spread francese non risente minimamente nemmeno delle ultime novità negative per i conti pubblici parigini, mentre quello italiano va in fibrillazione per lo zero virgola su cui trattano Di Maio e Tria. Congiura anti-italiana? No, semplice percezione di inaffidabilità di Roma, che sui mercati finanziari non gode di una buona nomea, a causa di una politica erratica, confusa e non autorevole da decenni.

Vero è, però, che il ditino dei commissari, fin troppo spesso occhialuti con l’Italia e disattenti con la Francia, non potrà più esserci agitato davanti agli occhi con lo stesso vigore del recente passato, tranne che a Roma si perdesse il senso della misura, cosa che non pare con un deficit-obiettivo sotto il 2%. E non si tratta solo di mostrarsi equi, quanto di debolezza politica strutturale di Bruxelles, che deriva la sua forza dall’asse franco-tedesco, quello che in questi mesi è in caduta libera sul piano dell’autorevolezza, a causa delle leadership azzoppate di Germania e Francia. Sì, perché se Macron già non ride ad appena 16 mesi dal suo ingresso all’Eliseo, la cancelliera Angela Merkel piange. Ieri, l’ultima bomba contro Mutti: i deputati della CDU-CSU hanno eletto come capogruppo al Bundestag tale Ralph Brinkhaus, che ha sconfitto con 125 voti contro 112 Volker Kauder, uno dei più stretti collaboratori della cancelliera.

La stella di Macron si è già eclissata, Frau Merkel è finita e l’Europa non ha una guida 

Era Merkel al capolinea

A Berlino si parla di terremoto politico e di “fine dell’era Merkel”. Il voto è arrivato a pochi giorni di distanza dall’esplosione del caso “spie”. Il presidente dei servizi segreti tedeschi Hans-Georg Maassen è stato costretto a dimettersi da Frau Merkel e su pressioni dei socialdemocratici al governo, a causa di una sua dichiarazione sui fatti di Chemnitz, una cittadina della Sassonia, in cui migliaia di tedeschi sono scesi per giorni in strada per protestare contro l’uccisione di un 35-enne ad opera di due richiedenti asilo, di cui uno siriano e l’altro iracheno. La Merkel ha parlato di “inaccettabile caccia allo straniero” e di rigurgiti razzisti, mentre Maassen ha smentito tali interpretazioni e a sua volta è stato accusato da parte del governo di simpatizzare per l’estrema destra. La sua testa è rotolata, ma il ministro dell’Interno, Horst Seehofer, lo ha nominato suo sottosegretario, facendo esplodere le proteste dell’SPD e spingendo la cancelliera a chiedere scusa per tale promozione.

Seehofer è leader dei bavaresi della CSU, considerato il “sovranista” all’interno dell’attuale esecutivo, nonché più vicino in Europa alle posizioni di Matteo Salvini sull’immigrazione che non a quelle della sua stessa cancelliera. Tra giugno e luglio aveva quasi innescato una crisi di governo, sventata solo per il timore di elezioni anticipate, visto che se oggi si tornasse alle urne in Germania, il centro-destra e l’SPD della maggioranza crollerebbero rispettivamente sotto il 30% e il 20% dei consensi, mentre al secondo posto si piazzerebbero gli euro-scettici dell’AfD. Non a caso, la stampa tedesca parla in queste ore di “anatra zoppa” per descrivere lo status a cui si è ridotta la Merkel.

La spy story indebolisce ancora di più il governo Merkel e gli euro-scettici volano 

Commissari deboli con l’Italia, ma i mercati non ci graziano

La sua debolezza ormai estrema gioca in favore dell’Italia, perché i commissari non hanno la forza sufficiente per contrapporsi all’Italia in fase di redazione della manovra di bilancio, quando mancano 8 mesi alle elezioni europee e il blocco sovranista viene accreditato di consensi in forte ascesa e a discapito di quello conservatore tradizionale, mentre la sinistra forse reciterà il ruolo di comparsa. Puntare il dito contro Roma equivarrebbe a un suicidio per Bruxelles, perché istigherebbe ulteriormente le forze euro-scettiche in Italia e all’estero, trasformando la campagna elettorale in uno scontro campale tra pro- e anti-UE. Merkel e Macron stanno dando una mano al premier Giuseppe Conte, pur non volendolo affatto. Il vero limite al deficit in manovra è dato dallo spread, quest’ultimo termometro non degli umori dei burocrati europei, bensì di quelli degli investitori.

E stiamo 200 punti base sopra la Francia, il segno inequivocabile di una incapacità di Roma di competere con Parigi sul piano dell’immagine rassicurante, forse anche della percezione debole della nostra potenza economico-industriale-politica. Ma non sono mutamenti che possano avvenire in pochi mesi alzando la voce o giocando a fare i “piccoli Mussolini”. Tuttavia, Roma non è stata costruita in un giorno e sarà per questo che la nascita del governo giallo-verde ha suscitato la reazione furibonda di un Macron impensierito della rinata consapevolezza dell’Italia di essere stata messa sotto scacco sul piano politico e finanziario più di quanto meritasse, di essere rimasta vittima di un giudizio sommario sui mercati, alimentato da una narrazione piuttosto univoca e tendenziosa per bocca proprio dell’asse franco-tedesco, lo stesso che si sta sgretolando davanti agli occhi del mondo.

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Argomenti: Crisi del debito sovrano, Crisi economica Italia, Crisi Eurozona, Economia Europa, Economia Italia, Francia, Germania