Più che debito cattivo esiste una verità antipatica da spiegare agli italiani

Il governatore della BCE, Mario Draghi, ha parlato di "debito cattivo" per distinguerlo da quello "buono". Per gli italiani, la verità risulta più scomoda di quanto immaginiamo.

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Il governatore della BCE, Mario Draghi, ha parlato di

L’emergenza Covid ha messo l’economia italiana in ginocchio. E non che prima saltellasse gioconda, tutt’altro. Se tutto va bene, quest’anno perderemo il 10% del pil, tornando ai livelli di ricchezza reale prodotti intorno alla metà degli anni Novanta. Un salto indietro di 25 anni, quando ancora Fiorello era un esordiente nel mondo dello spettacolo e girava le piazze italiane con il codino per presentare “Karaoke”. C’è poco da sorridere. Siamo l’unica grande economia mondiale a non essersi nemmeno ripresa dalla crisi finanziaria del 2008-’09. Nel suo piccolo, peggio di noi ha fatto solo la Grecia, che almeno vantava, però, prima del Covid un miglioramento dei redditi sotto l’euro, cosa che a noi italiani non è successa.

Mentre il governo Conte si appresta a chiedere l’attivazione del SURE, lo schema assicurativo europeo varato nei mesi scorsi, e cerca modi, tempi e parole con cui giustificare il ricorso al MES, sembra che l’Italia stia vivendo in una sorta di realtà dicotomica. Da un lato, non esiste categoria che non pianga miseria e la sensazione di crisi generale è così forte, che il governo ha già dovuto varare provvedimenti di spesa per 100 miliardi di euro, perlopiù a sostegno dei redditi tramite una pioggia infinita di sussidi o bonus che dir si voglia.

Dall’altro, ci troviamo con lunghe file ai caselli autostradali, spiagge libere e lidi stracolmi di bagnanti, locali col pienone e sebbene l’assenza dei turisti stranieri si noti e si faccia sentire sul comparto alberghiero, della ristorazione e sulle attività commerciali, chi girasse un po’ superficialmente per le strade d’Italia non avrebbe un’immediata percezione della grave crisi in corso.

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Il debito cattivo di Draghi

Scorsa settimana, dal Meeting dell’Amicizia a Rimini, l’ex governatore della BCE, Mario Draghi, ha invitato a distinguere tra “debito buono” e “debito cattivo”, sottolineando come il secondo sia rivolto a finanziare i sussidi, i quali da soli non sostengono la crescita dell’economia, pur offrendo un doveroso sollievo alle fasce della popolazione che soffrono. Parole sante. Alla luce di quanto stiamo vedendo in queste torride settimane di agosto, di debito buono non n’è stato emesso quasi mai in Italia, figuriamoci in una fase emergenziale come questa, in cui anche i governi più austeri e con la testa sulle spalle cedono a qualche spesa in eccesso.

Cosa c’entrano le spiagge piene con il discorso sul debito cattivo? Più di quanto immaginiate. Un paese al collasso, come ce lo raccontiamo da mesi, avrebbe altri pensieri che non di farsi il bagno al mare o di affittarsi un B&B per una gita fuori porta. Stiamo estremizzando, è vero, ma vi pare mai possibile che centinaia di migliaia di famiglie abbiano sospeso i pagamenti del mutuo e al contempo si godano le ferie chissà dove, magari pure all’estero, dopo due-tre mesi abbondanti di “lockdown”?

Certo, non tutti hanno smesso di lavorare durante la quarantena. E, in generale, i dati sulle giacenze bancarie ci raccontano di un’Italia, in linea con il resto dell’Occidente, in cui i risparmi sono cresciuti, non fosse altro perché non vi siano stati per mesi modi per spendere gli stipendi incassati, date le attività chiuse e le restrizioni alla libertà di movimento. Detto ciò, sarà pure antipatico dirlo, ma forse abbiamo ecceduto un po’ troppo con i sussidi, perché da quel che si vede in giro non vi sarebbe stato tutto questo bisogno di sostenere i redditi o, semmai, i soldi sono arrivati in tasche sbagliate.

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In vacanza in piena crisi

Non stiamo dicendo che gli italiani non abbiano il sacrosanto diritto di andare in ferie dopo mesi difficili anche sul piano psicologico.

Semplicemente, la narrativa del piagnisteo si scontra con le scene di strade, piazze e località della movida affollate. Perché in un’economia alla frutta, non ci si può divertire granché allontanandosi più di qualche chilometro da casa. Eppure, i dati macro parlano chiaro e ci dicono che rischiamo di perdere almeno 180 miliardi di euro di pil nel 2020. Quindi? Torniamo al concetto di debito cattivo. Molte famiglie starebbero attingendo ai risparmi per godersi la vita. Nulla di sbagliato di per sé, a parte che così facendo s’intaccherebbero risorse per tirare a campare e non per costruirsi maggiori certezze future.

E forse, alla fine questo spandi e spendi dello stato sta incoraggiando tutti a pensare che a Roma vi sia un babbo benevolo che pensa a tutti e che l’era delle ristrettezze sia finita, perché in Europa hanno capito che noi italiani di sacrifici non vogliamo più saperne. L’opinione pubblica è stata indotta a pensare (sbagliando) che d’ora in avanti scaricheremo i nostri problemi su un’entità astratta di nome Europa, contro cui l’abbiamo spuntata, altrimenti saremmo usciti dall’euro fregando tutti.

Il Covid si è trasformato in un pretesto imperdibile per reclamare sussidi, spese a go-go, sulla falsa credenza che non verremmo chiamati a pagare per via della gravità della situazione. Stiamo facendo debito cattivo senza preoccuparcene affatto, perché il diritto alla sopravvivenza viene preteso prima di ogni altra cosa. Senonché, il concetto stesso di sopravvivenza si è allargato fino a comprendere vacanze, monopattino, auto nuova e indennità mensili per tutti. C’è crisi, approfittiamocene adesso prima che finisca e per vivere bisogna tornare a lavorare.

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