Picco della seconda ondata di contagi superato, ecco le ragioni dell’ottimismo

I nuovi positivi da Covid-19 diminuiscono vistosamente e molti altri dati segnalerebbero che la fase più acuta della seconda ondata sarebbe alle spalle.

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Regioni a rischio alto 1 marzo

Pur con tutte le cautele del caso, numerosi dati segnalerebbero che il picco della seconda ondata di contagi da Covid-19 sarebbe stato superato in Italia. Partiamo dai numeri più popolari, quelli dei nuovi positivi. L’apice è stato raggiunto il 13 novembre, quando si è superata la soglia dei 40.000. In quei giorni, abbiamo seriamente temuto di raggiungere di lì a breve i dati francesi, i quali anch’essi nelle ultime settimane sono decisamente migliorati. Ieri, i nuovi casi italiani risultavano scesi a meno di 26.000 e il giorno precedente erano stati inferiori a 23.000.

A questo punto, sorge il problema di quanti tamponi siano stati effettuati, perché è naturale che se ne facessimo di meno con ogni probabilità troveremmo un numero minore di positivi. E qui ci viene in soccorso il rapporto tra tamponi e nuovi contagiati, vale a dire il tasso di positività. La media mobile a 7 giorni ci dice che il picco è stato proprio due settimane fa, quando si raggiunge il 16,29%. Di lì, è partita la discesa fino al 14,07% di ieri. E guardando al solo ultimo dato giornaliero, saremmo a poco più dell’11%. Questo significa che su 100 tamponi, a metà novembre ne trovavamo più di 16 positivi, oggi 14. Un altro indizio che la situazione evolverebbe verso il meglio.

Di fatti, il numero degli attualmente positivi è sceso di 14.250 unità in 3 giorni rispetto al picco del 22 novembre, vale a dire alla media di 4.750 al giorno. Esso equivale ai casi totali, sottratto il numero dei guariti e dei morti. Ebbene, la discesa per fortuna è stata solo marginalmente attribuibile ai decessi nei 3 giorni considerati (2.205), mentre la parte del leone l’hanno fatta le guarigioni, pari a 84.051.

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Buone notizie dagli ospedali

E i veri dati incoraggianti stanno arrivando dagli ospedali.

Il numero dei ricoverati in terapia intensiva è salito nell’ultima settimana di 178 unità (+4,9%), rallentando decisamente la corsa rispetto ai +589 della settimana precedente (+19%). Ieri, era pari a 3.848, inferiore al picco raggiunto a inizio aprile durante la prima ondata e superiore alle 4.000 unità. Peraltro, a fronte di un’accresciuta maggiore disponibilità di posti letto, sebbene il punto sia di evitare che la cifra continui a salire. Anche i ricoveri con sintomi lievi decelerano, anzi i nuovi ricoverati risultano inferiori ai pazienti dimessi. In due giorni, sono scesi di 384 unità (-1,1%). Nell’ultima settimana, risultano aumentati di 809 (+2,4%), meno di un quinto dei +4.060 (+13,8%) della settimana precedente.

Dato il nettissimo miglioramento anche in Francia e, in misura minore, in Spagna e Regno Unito, sembra che i paesi più colpiti dalla seconda ondata ne stiano uscendo prima, anche in virtù probabilmente delle misure restrittive adottate per contenere i contagi. Questi rallentano anche in Germania, sebbene qui i numeri siano stati complessivamente più bassi sia in valore assoluto che, a maggior ragione, in rapporto alla popolazione.

C’è il pessimo dato sui morti. La curva italiana in questo caso continua a salire, ma bisogna considerare che i decessi si riferiscono a pazienti contagiati mediamente da settimane, per cui da qui a qualche settimana dovremmo assistere a una discesa anche di questi numeri, che poi sono quelli che maggiormente ci fanno soffrire e creano apprensione. Se non ci saranno ricadute, il Natale potrebbe essere più sereno di quanto lo abbiamo immaginato finora, pur tra restrizioni e precauzioni inevitabili. Nessuno s’illuda che potremmo organizzare cenoni ai ristoranti, gite fuori porta o pranzi affollati con parenti e amici. Per quanto faccia male pensarlo, già si attende una terza ondata a inizio 2021 e dovremmo evitare di ricreare le condizioni di questo autunno.

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