Piano saudita da 2.000 miliardi quasi pronto: tasse tagliate al 50% su Aramco

L'Arabia Saudita abbassa le tasse sulla sua compagnia petrolifera statale e segnala così di essere pronta per la quotazione più grande di sempre. L'IPO varrebbe sui 2.000 miliardi di dollari.

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L'Arabia Saudita abbassa le tasse sulla sua compagnia petrolifera statale e segnala così di essere pronta per la quotazione più grande di sempre. L'IPO varrebbe sui 2.000 miliardi di dollari.

L’Arabia Saudita ha annunciato ieri l’abbassamento retroattivo dall’1 gennaio scorso dell’imposta sugli utili realizzati dalla sua compagnia petrolifera statale Aramco dall’85% attuale al 50%. La società paga ad oggi anche una royalty sui ricavi del 20%. La misura è tesa a consentire ai mercati di meglio valutare la compagnia, quando tra un anno sbarcherà in borsa con una IPO del 5% del capitale, che dovrebbe fare incassare al regno circa 100 miliardi di dollari, basandosi su una valutazione complessiva di 2.000 miliardi.

In particolare, l’ordine della monarchia ha previsto che le società attive nel settore degli idrocarburi e con capitale superiore ai 375 miliardi di rial (100 miliardi di dollari) paghino il 50% sugli utili, quelle con capitale tra 300 e 375 miliardi il 65%, quelle con capitale tra 225 e 300 miliardi il 75% e, infine, quelle con capitale inferiore a 225 miliardi l’85%. (Leggi anche: L’Arabia Saudita annuncia il possibile affare del secolo da migliaia di miliardi)

Che si tratti di una misura ad hoc non vi è dubbio. E con il decreto di ieri, Riad segnala la ferma convinzione di riuscire a raccogliere sul mercato i 100 miliardi a cui ambisce. Per farlo, sta già cercando di mettere insieme un consorzio bancario e il collocamento delle azioni dovrebbe avvenire in almeno un paio di borse mondiali, tra cui dovrebbe esservi Wall Street.

Per quanto l’aliquota possa sembrare ancora alta, essa non sarebbe molto dissimile da quella mediamente pagata dalle società in diverse economie avanzate, considerando anche le addizionali locali, oltre che le varie forme di tassazione, oltre che degli utili. Resta da vedere se il mercato riterrà che tale abbassamento dell’aliquota possa soddisfare una valutazione totale di 2.000 miliardi di dollari per i 263 miliardi di barili delle riserve di cui dispone Aramco.

(Leggi anche: Petrolio vale davvero $2.000 miliardi per i sauditi?)

IPO Aramco serve a coprire i deficit

In teoria, alla compagnia basterebbero quotazioni del Brent intorno a una decina di dollari per maturare un profitto, ma i suoi ricavi servono a tutt’oggi per finanziare la spesa pubblica del regno e, infatti, rappresentano ancora oltre i due terzi delle entrate statali. Anche per questo, con il programma “Saudi Vision 2030, il Principe Mohammed bin Salman punta a sganciare l’economia saudita dalla dipendenza del petrolio entro il 2030, diversificando i settori di attività e potenziando l’occupazione nazionale, oggi piuttosto scarsa, dato che nei fatti il petrolio finanzia un po’ tutte le spese delle famiglie, disincentivandole dal lavorare.

Se l’IPO avrà successo, tra un anno saremmo dinnanzi alla più grande quotazione internazionale di sempre. E potrebbe non essere nemmeno l’unica tranche collocata sul mercato, perché altre cessioni potrebbero arrivare negli anni successivi, in modo da monetizzare dalle immense risorse energetiche di cui gode il regno. Considerando che il deficit fiscale è atteso per quest’anno a 53 miliardi da Riad, la sola quotazione del 5% potrebbe risultare sufficiente a coprire i disavanzi dello stato per un biennio, in attesa che i prezzi internazionali risalgano e che entrino in vigore le misure di risparmio di spesa e di diversificazione delle fonti di entrata, varate a partire dallo scorso anno. (Leggi anche: Petrolio, dall’Arabia Saudita una svolta epocale)

 

 

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