Il piano di Renzi per fare cadere il governo e andare al voto in autunno

Matteo Renzi punterebbe a far cadere il governo Gentiloni, sfruttando un argomento popolare. Vediamo i rischi di una strategia, che potrebbe danneggiarlo più che favorirlo.

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Matteo Renzi punterebbe a far cadere il governo Gentiloni, sfruttando un argomento popolare. Vediamo i rischi di una strategia, che potrebbe danneggiarlo più che favorirlo.

Inscenare una crisi di governo e andare al voto anticipato (di pochi mesi, rispetto alla scadenza naturale della legislatura) in autunno. Sarebbe questa l’ultima strategia a cui penserebbe Matteo Renzi, in corsa per riaggiudicarsi la segreteria del PD, la cui guida, salvo sorprese ormai improbabili, dovrebbe essergli riconfermata.

Serviva un argomento “hot” per mettere in atto il tentativo dell’ex premier di accorciare la durata del governo Gentiloni e gli è stato servito su un piatto d’argento dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ha paventato l’ipotesi di fare scattare, almeno parzialmente, i 20 miliardi di euro delle clausole di salvaguardia, avallando gli aumenti dell’IVA, ma avendo così un margine di manovra necessario per tagliare il cuneo fiscale, ovvero per abbattere la tassazione sul lavoro.

Da Renzi è stato ribadito l’altolà all’aumento dell’IVA, percepito come una pietra tombale per le sue chance di rivincita alle prossime elezioni politiche. Per la prima volta dalla caduta del suo governo, però, sembra che Padoan e il resto dell’attuale esecutivo a guida Paolo Gentiloni non siano più disposti a eseguire passivamente gli ordini impartiti dall’ex premier. Lo rivela l’intervista rilasciata dal ministro dell’Economia per Il Messaggero, i cui toni sono apparsi molto meno cauti di quelli utilizzati in oltre tre anni di gestione del Tesoro, quando Via XX Settembre è sembrata a tutti gli effetti una dependance di Palazzo Chigi, anche dopo che Renzi lo ha lasciato. (Leggi anche: Aumentare l’IVA per tagliare le tasse sul lavoro, ricetta Padoan)

Crisi politica inscenata sull’IVA

Il segretario del PD avrebbe in mente, quindi, di scatenare una crisi nella maggioranza su uno dei temi che sta più a cuore agli italiani: le tasse. Si farebbe paladino della lotta contro una stangata fiscale, che ironia della sorte, se arrivasse, sarebbe totalmente di sua responsabilità, essendo stato proprio l’ex premier ad avere garantito i conti pubblici con 24 miliardi di clausole di salvaguardia, riuscendo semmai solo a rinviarle fino al biennio 2018-’19.

Quale sarebbe il vero obiettivo di Renzi? Egli sa che l’aumento dell’IVA, se arrivasse prima delle elezioni, segnerebbero inevitabilmente la sua sconfitta. Per avere almeno discrete probabilità di riuscire a risalire la china dei consensi, dovrà sperare di anticipare la data delle elezioni rispetto a quella della manovra per il 2018, quando sarà chiaro il rischio stangata. Ma perché ciò sia possibile, appurato che nessuno nella maggioranza intenderebbe andare ad elezioni prima della scadenza naturale, serve una crisi politica su una questione dirimente, che appaia tale agli occhi degli italiani. (Leggi anche: Governo Gentiloni minacciato da Renzi)

I vari scenari possibili

Le tasse sarebbero il pretesto giusto per precipitare la legislatura verso il voto, anticipato di quei pochi mesi sufficienti a impedire che prima sia aumentata l’IVA. E Renzi reciterebbe il ruolo di paladino dei contribuenti, sperando così di rinsaldare l’immagine appannata degli ultimi tempi. Viene il dubbio che lo stesso Padoan sia un altro attore in commedia.

Comunque sia, sarebbero tre gli esiti scaturenti da questa strategia. Il primo è il più nefasto per Renzi: niente elezioni anticipate. Il governo Gentiloni regge fino alla fine della legislatura e non riuscendo a disinnescare del tutto le clausole di salvaguardia, dall’anno prossimo scatteranno gli aumenti dell’IVA. In queste condizioni, la ripresa del PD apparirebbe molto difficile. (Leggi anche: Clausole di salvaguardia un cappio al collo dei contribuenti)

Renzi spera nelle elezioni prima dell’aumento IVA

Nello scenario più favorevole a Renzi, egli riuscirà a ottenere le elezioni anticipate e ottenendo un successo alle urne. Che ciò gli sia sufficiente per tornare alla guida del governo, stante questa legge elettorale, appare dubbio, ma il segretario del PD avrebbe almeno scongiurato l’ipotesi peggiore della sconfitta, sperando di rimanere ancora al centro delle manovre politiche, forte del consenso riscosso.

Infine, lo scenario più realistico (forse) sarebbe quello di elezioni anticipate, ma senza che queste si traducano in una vittoria per il PD renziano. In ogni caso, l’ex premier ci avrebbe tentato.

Chiunque succederà a Gentiloni (o Gentiloni stesso, nel caso di scadenza naturale della legislatura), dovrà ugualmente affrontare il capitolo delle clausole di salvaguardia, ma dopo le elezioni sarebbe un po’ più facile di poco prima, anche se subito dopo non sarebbe così semplice, perché nessun governo vorrebbe esordire stangando i consumatori, rischiando di nemmeno avere la sua usuale luna di miele. (Leggi anche: Elezioni anticipate, come la politica sfuggirebbe alle proprie responsabilità)

Renzi rischia la debacle alle amministrative

Ci sarebbe un effetto indesiderato per Renzi dal mettere in scena una simile commedia: le elezioni amministrative. L’11 giugno si vota in 1.000 comuni italiani, tra cui grosse realtà come Genova, Palermo, Padova, Parma, Taranto, Verona, Monza e Piacenza. Intavolare il dibattito sull’aumento dell’IVA e provocare lacerazioni interne alla maggioranza e tra maggioranza e governo a ridosso di tale appuntamento non si configura come un buon biglietto da visita per il PD. Il rischio è quello di una nuova sconfitta per i democratici, in grado di generare pessimismo per le più fatidiche elezioni politiche prossime.

D’altronde, se va male a giugno, sarebbe la terza sconfitta in appena un anno accusata da Renzi, dopo la già debole vittoria delle regionali 2015. Verrebbe meno definitivamente l’aura del vincente, che è ad oggi l’unica concreta ragione per cui in tantissimi dirigenti dentro al partito continuano a stargli dietro. (Leggi anche: Perché il ceto medio voterà Berlusconi e Grillo)

 

 

 

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