Petrolio verso i 15 dollari al barile? Lo dice un esperto finanziario

Petrolio a 15 dollari al barile. E' la previsione di un investitore, David Kotok, che smentisce così quanti vedono una ripresa delle quotazioni a breve,

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Petrolio a 15 dollari al barile. E' la previsione di un investitore, David Kotok, che smentisce così quanti vedono una ripresa delle quotazioni a breve,

Il prezzo del petrolio viaggia intorno alla parità stamane, restando sempre nei pressi dei minimi degli ultimi 6 anni e mezzo. Il Wti oscilla intorno ai 42 dollari al barile e il Brent poco sotto i 49. Nessuno riesce a capire quale possa essere il floor per le quotazioni, ma un esperto finanziario sembra avere le idee chiare. David Kotok, co-fondatore di Cumberland Advisors, ha dichiarato in un’intervista realizzata alla CNN che il greggio possa dirigersi verso i 15-20 dollari al barile. Secondo Kotok, che ricorda “quando il petrolio costava 3 dollari al barile”, tutto sembrerebbe spingere verso questa direzione. L’Arabia Saudita non intende tagliare la produzione, perché trova conveniente aumentarne i volumi e fare scendere i prezzi, in modo da battere la concorrenza, potendo attingere alle sue enormi riserve statali. Allo stesso tempo, l’economia cinese rallenta, creando pressioni sulla domanda, mentre l’offerta resta ai massimi anche negli USA, grazie al taglio dei costi effettuato negli ultimi mesi. Non ultimo, l’accordo nucleare tra l’Iran e le altre potenze mondiali, che consentirà a Teheran di immettere sul mercato più barili di petrolio.   APPROFONDISCI – Petrolio, un pozzo senza fondo per i prezzi: Wti sotto i 42 dollari, Brent a 48,60   D’altronde, nota, qualche tipo di greggio già oggi  prezza intorno a questi livelli, come nel caso del Western Canadian, le cui quotazioni attuali si attestano sui 20 dollari. Si tratterebbe di una pessima notizia per i paesi produttori, molti dei quali, dalla Russia al Venezuela, passando per la Nigeria, l’Angola e il Golfo Persico, stanno affrontando un crollo delle entrate statali e una contestuale grave crisi valutaria. Se già a 40 dollari potrebbe registrarsi un aggravamento della recessione in corso in Russia, a prezzi  più che dimezzati ci sarebbe un tracollo economico, mentre il default diverrebbe praticamente certezza in Venezuela, entrato da tempo in una spirale deficit-inflazione-crollo del bolivar.   APPROFONDISCI – Economie emergenti tra crisi valutaria e crollo delle borse  

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