Petrolio, tra Iran e Iraq è sfida a colpi di barili. E a godere sono i gestori dei serbatoi

Serbatoi sempre più pieni di petrolio negli USA, mentre in Asia si scatena una corsa alla produzione, che non fa altro che aumentare l'eccesso di offerta atteso nei prossimi mesi e anni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Serbatoi sempre più pieni di petrolio negli USA, mentre in Asia si scatena una corsa alla produzione, che non fa altro che aumentare l'eccesso di offerta atteso nei prossimi mesi e anni.

Le quotazioni del petrolio appaiono deboli anche oggi. I futures sul Wti americano segnano un calo di 1,47 dollari al barile a 43,19 sul pre-mercato, mentre il Brent si aggirava in mattinata sui 55 dollari, in calo di quasi 90 centesimi rispetto al prezzo di chiusura di ieri. Le ragioni della debolezza sono sempre le stesse: la produzione globale è ai massimi di sempre, non solo negli USA, mentre i serbatoi sono sempre più pieni. Il timore che quello di Cushing, una cittadina dell’Oklahoma con una capacità di contenimento di 12 milioni di barili, possa già in aprile non avere spazio per immagazzinare nuove scorte, sta spingendo le compagnie ad accelerare il ritmo con cui accumulano nei serbatoi gli eccessi produttivi, nella speranza di rivenderli nei prossimi mesi a quotazioni più elevate. Adesso, però, le società di gestione dei serbatoi negli USA iniziano ad approfittare dell’importanza rivestita in questa fase sul mercato e sia Cushing che Blueknight Energy Partners, quest’ultima con una capacità di contenimento di 6,6 milioni di barili, avrebbero segnalato alle compagnie petrolifere americane l’intenzione di alzare le tariffe per la detenzione delle scorte.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni in calo su aumento record delle scorte USA e previsioni OCSE  

Corsa all’oro nero in Asia

Nel frattempo, nuove notizie del tipo bearish arrivano dall’Asia, dove il ministro del Petrolio dell’Iran, Bijan Namdar Zanganeh, ha dichiarato che nel caso le sanzioni contro il suo paese fossero eliminate, in seguito a un accordo sul nucleare con gli USA, Teheran sarebbe pronta sin da subito ad aumentare la produzione di 1 milione di barili al giorno a 3,8 milioni, ponendosi così al secondo posto tra i membri dell’OPEC, dopo l’Arabia Saudita. Secondo l’International Energy Agency, che fornisce informazioni a 29 stati importatori netti di energia, qualora le sanzioni fossero soppresse, l’Iran avrebbe la capacità di accrescere la sua produzione giornaliera di 1 milione di barili in appena 3 mesi. Nel 2011, prima della comminazione delle sanzioni, produceva 3,6 milioni di barili al giorno.   APPROFONDISCI – Petrolio, si scatena la guerra dei prezzi in Asia. Iran e Iraq contro l’Arabia Saudita   Il ministro Zanganeh ha affermato che potrebbero essere attivati quei pozzi al confine con gli altri paesi, prima che questi accrescano la loro produzione e ha aggiunto che il paese sarebbe in grado di aumentare al più presto le estrazioni di 2 milioni di barili ogni giorno. Tuttavia, Leonardo Maugeri, ex capo strategico di Eni e oggi professore associato alla Harvard, sostiene che per aggiungere 2 milioni di barili di produzione al giorno, l’Iran necessiterebbe di 30 miliardi di dollari di investimenti e di 5 anni di tempo, anche se il potenziale sarebbe realistico. Ma l’Iraq non ci sta a farsi scalzare dal secondo posto tra i produttori OPEC. A dicembre produceva 3,7 milioni di barili al giorno di petrolio, il livello più alto dal 1979 e il 50% in più dal 2010. Ma il paese mira a una produzione di 5 milioni, che sempre Maugeri ritiene probabile in 5 anni. Dunque, la corsa alle estrazioni non si ferma e coinvolge l’Asia, così come l’America. Le quotazioni risentono di queste informazioni, che suggeriscono non soltanto che l’eccesso di offerta a breve termine non dovrebbe essere riassorbita, bensì pure che nel medio-lungo termine si registrerebbe una tendenza alla crescita della produzione superiore alla domanda.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni deboli. Ecco altri segnali del nuovo possibile tonfo    

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Argomenti: Petrolio