Petrolio sotto $70, crolla Shanghai: ecco la reazione dei mercati al rischio di guerra commerciale USA-Cina

Choc sui mercati per la minaccia inattesa di Trump di alzare i dazi su 525 miliardi di dollari di beni cinesi. Dal petrolio alle borse, è scombussolamento.

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Choc sui mercati per la minaccia inattesa di Trump di alzare i dazi su 525 miliardi di dollari di beni cinesi. Dal petrolio alle borse, è scombussolamento.

Torna lo spettro di nuovi dazi tra USA e Cina dopo che il presidente americano Donald Trump li ha minacciati esplicitamente ieri, citando anche 325 miliardi di prodotti cinesi ad oggi esenti e che rischierebbero dal prossimo venerdì di essere stangati al 25%. I mercati ne hanno subito preso nota. Il colpo più duro lo ha pagato la Borsa di Shanghai, che si accinge a chiudere la prima seduta della settimana a -5,6%, pur riducendo le perdite dal -6,4% delle ore 8.00 in Italia.

Inevitabile il contraccolpo anche sullo yuan, che cede contro il dollaro lo 0,7% e si porta a un tasso di cambio di 6,78. Più marcato il crollo del tasso “offshore”, che segna il -0,9% a 6,7930.

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Al contrario, mentre il Nikkei-225 arretra leggermente, ad avanzare è lo yen, valuta considerata un porto sicuro dagli investitori contro le tensioni internazionali. E, in effetti, il suo cambio contro il dollaro è arrivato ad apprezzarsi di mezzo punto percentuale, anche se al momento viaggia intorno alla parità. Giù il petrolio. Il Brent scivola di oltre il 2% e si porta sotto i 70 dollari al barile per la prima volta da oltre un mese. Stesso andamento per il Wti americano, che si attesta a 60,59 dollari.

Giù petrolio e indici americani

Normale che sia così. Una eventuale “guerra” dei dazi sarebbe depressiva per l’economia mondiale e ciò ridurrebbe la domanda di greggio, specie per il calo delle esportazioni via mare o terrestri. Anche per questo, infatti, l’oro non si sta surriscaldando granché, aprendo le negoziazioni settimanali in area 1.283 dollari l’oncia, in rialzo dello 0,2% rispetto ai livelli di chiusura di venerdì scorso. In effetti, dall’imposizione reciproca dei dazi tra le grandi economie del pianeta ne deriverebbe un corso deflattivo, almeno all’impatto. Anche perché il dollaro si mantiene forte contro le altre principali valute, di certo non un tonificante per le quotazioni delle materie prime.

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Infine, i futures su Wall Street sono abbastanza negativi.

Il Dow Jones dovrebbe aprire in calo di quasi il 2%, mentre i rendimenti americani arretrano di poco e sul tratto a 10 anni si attestano al momento al 2,53%, -1 punto base da venerdì. Viceversa, salgono i rendimenti italiani e si contraggono quelli tedeschi, con il Bund decennale ad essersi nuovamente azzerato dallo 0,026% della precedente seduta. I titoli della Germania sono anch’essi percepiti come “safe haven” e beneficiano delle tensioni sui mercati, con ciò allargando lo spread con la periferia, specie con i BTp. In apertura di seduta, l’Ftse Mib a Piazza Affari segna un -1,3%, mentre il Dax 40 di Francoforte e il Cac 35 di Parigi viaggiano su valori positivi. Milano risente effettivamente di altri fattori, come le parole dure del cancelliere austriaco contro la politica fiscale dell’Italia.

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