Petrolio, si scatena la guerra dei prezzi in Asia. Iran e Iraq contro l’Arabia Saudita

Anche Iran e Iraq aumentano gli sconti sui prezzi del petrolio venduto in Asia e con consegna a marzo, replicando alla politica praticata dall'Arabia Saudita. Nessuno tra i paesi produttori vuole cedere all'altro quote di mercato.

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Anche Iran e Iraq aumentano gli sconti sui prezzi del petrolio venduto in Asia e con consegna a marzo, replicando alla politica praticata dall'Arabia Saudita. Nessuno tra i paesi produttori vuole cedere all'altro quote di mercato.

Anche l’Iran e l’Iraq si uniscono alla “guerra” dei prezzi del petrolio e annunciano sconti sulle consegne in Asia, replicando al taglio dei prezzi praticato anche a febbraio dall’Arabia Saudita. L’Iraq venderà il suo greggio per i clienti asiatici a sconto di 4,10 dollari al barile, rispetto alla media del mercato per il Brent. L’Iran applicherà a sua volta uno sconto di 2,10 dollari al barile. Le quotazioni del Brent sono frutto di una media tra i prezzi praticati da ciascun produttore. Ogni compagnia fissa un prezzo a premio o a sconto rispetto alla media praticata da Oman e Dubai, che funge da parametro di riferimento. I prezzi praticati per le consegne a marzo da Iran e Iraq sono rispettivamente i più scontati dal 2000 e dal 2003, segno evidente che i due paesi non intendono cedere terreno ai sauditi sulla clientela maggiormente promettente, quella asiatica, la cui domanda è attesa in rialzo nei prossimi anni per l’impetuosa crescita economica di giganti come Cina e India.   APPROFONDISCI – Petrolio, l’Arabia Saudita aumenta lo sconto sul prezzo per le vendite in Asia. Perché?   A gennaio, sia Iraq che Iran hanno aumentato le estrazioni di greggio, contrariamente a quello che ci si potrebbe attendere che facessero per via del tracollo delle quotazioni. I due paesi sono al secondo e al quarto posto tra i membri dell’OPEC per i livelli produttivi. Considerando anche gli altri produttori esterni all’Organizzazione, le loro posizioni scenderebbero di due e tre gradini. Baghdad ha aumentato la sua produzione dai 3,7 milioni di barili al giorno di dicembre ai 3,9 milioni di gennaio. Teheran ha incrementato la sua da 2,77 a 2,78 milioni di barili al giorno. In realtà, lo stesso ha fatto l’Arabia Saudita, che rispetto a dicembre ha aumentato l’output di 220 mila barili al giorno a 9,72 milioni. Nonostante queste notizie, il Wti americano quotava in mattinata intorno a 50,50 dollari al barile e il Brent europeo a 56,63, in rialzo rispettivamente dell’1% e dello 0,4%. Il mercato scommette su un taglio della produzione negli USA, dopo il dimezzamento delle quotazioni, anche se la sovrapproduzione resterebbe intatta al momento, forse anche accresciuta rispetto agli 1,5-2 milioni di barili al giorno stimati dall’Oman nei mesi scorsi.   APPROFONDISCI – Petrolio, la previsione di Citi: il rimbalzo è fasullo, il prezzo crollerà a $20 e l’OPEC finirà Il prezzo del petrolio torna sopra i $50 al barile. E’ cambiato il trend?  

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