Petrolio, rialzo prezzi e cambio euro-dollaro verso la parità un rischio per la BCE

La crescita dei prezzi nell'Eurozona potrebbe subire un'accelerazione brusca nei prossimi mesi tra rincaro del petrolio e cambio euro-dollaro intorno alla parità.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La crescita dei prezzi nell'Eurozona potrebbe subire un'accelerazione brusca nei prossimi mesi tra rincaro del petrolio e cambio euro-dollaro intorno alla parità.

Dopo che la Federal Reserve ha alzato i tassi negli USA per la seconda volta dal giugno del 2006, il cambio euro-dollaro è scivolato fino a un minimo di 1,0374, il livello più basso dal 2003. Pur trattandosi di una stretta scontata, il mercato intravede una divergenza crescente tra la politica monetaria americana e quella dell’Eurozona, dove la BCE proseguirà fino a tutto il 2017 negli acquisti di assets con il “quantitative easing”. Il dollaro si è rafforzato ai massimi degli ultimi 13 anni contro le principali valute, segnando un +3% quest’anno. Di solito, un simile trend si accompagna a una riduzione dei prezzi delle materie prime come il petrolio, ma stavolta è diverso, venendo le commodities da un biennio da dimenticare. (Leggi anche: Cambio euro-dollaro e oro giù con la stretta Fed)

Le quotazioni del greggio sono aumentate di circa un quarto nell’ultimo mese, salendo nel range di 51-55 dollari al barile. L’effetto non si è ancora intravisto granché per le tasche dei consumatori, ma potrebbe trattarsi solo di questione di tempo.

Inflazione ancora resta bassa

L’inflazione nell’Eurozona resta ancora a livelli molto bassi, a circa un terzo del target della BCE (quasi il 2% tendenziale nel medio termine). In Italia, la crescita dei prezzi è appena positiva. Eppure, man mano che passeranno i mesi, l’effetto combinato tra cambio euro-dollaro prossimo alla parità e aumento dei prezzi energetici provocherà una potenziale accelerazione dell’inflazione a ritmi più veloci di quanto sinora previsto dallo stesso governatore Mario Draghi.

Facciamo un raffronto con il primo trimestre di quest’anno: in media, le quotazioni del Brent si sono attestate a poco più di 35 dollari, dopo essere crollate a gennaio ai minimi dal 2003, nel range 26-30 dollari. Nello stesso arco di tempo, il cambio euro-dollaro è stato mediamente di 1,1041, per cui il greggio ci è costato poco meno di 32 euro al barile. (Leggi anche: Quotazioni petrolio a +25% in un mese, cosa cambia per l’inflazione)

 

 

 

 

Rischio di accelerazione dei prezzi troppo veloce nel 2017

Attualmente, lo stesso Brent è a un passo da 52 euro. Se il cambio e le quotazioni restassero stabili per i prossimi mesi, assisteremmo, quindi, a un rialzo su base annua del costo di un barile di oltre il 60%. Stando agli studi degli anni passati sulla correlazione tra variazioni dei prezzi petroliferi e inflazione nell’Eurozona, non pare che 20 dollari in più per un barile possano fare risalire i prezzi a livelli superiori al target, poiché il raffronto lo si ha con livelli iniziali molto bassi.

Ma cosa accadrebbe, se le quotazioni si portassero a ridosso dei 60 dollari e il cambio euro-dollaro sfiorasse la parità? La velocità con cui l’inflazione salisse non potrebbe lasciare insensibili i funzionari della BCE, che pur essendosi impegnati a prorogare il QE fino alla fine dell’anno prossimo, già nel corso della primavera prossima inizierebbero a mutare in senso “hawkish” il loro linguaggio, in modo da preparare il mercato a una stretta più vicina delle attese attuali e magari spingere il cambio un po’ verso l’alto, evitando il rischio di un surriscaldamento eccessivo dei prezzi. Questione di mesi e il linguaggio di Draghi muterà. (Leggi anche: Inflazione davvero in risalita?)

 

 

 

 

 

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Argomenti: Cambio euro-dollaro, Crisi materie prime, Economia Europa, Inflazione, Petrolio, quantitative easing, quotazioni petrolio