Petrolio, rally prezzi di lungo periodo? Ecco le ragioni per dubitarne

Le quotazioni del petrolio sono aumentate del 10% dall'accordo preliminare dell'OPEC per tagliare la produzione, ma siamo sicuri che il rally sia sostenibile?

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I prezzi del petrolio sono saliti mediamente del 10%, salendo piuttosto stabilmente sopra i 50 dollari al barile, dalla fine di settembre, quando l’OPEC ha raggiunto un accordo preliminare, da definirsi alla riunione di fine novembre, con riguardo al taglio della produzione, al quale ha aderito anche la Russia, dopo un vertice a Istanbul con i rappresentanti del cartello. Ma il rally di queste settimane è duraturo o destinato a lasciare il passo a un calo non lontano?

L’OPEC si è impegnata ufficiosamente a ridurre la produzione fino a un massimo di 1,25 milioni di barili al giorno dai 33,75 milioni di barili a settembre, ma resta il fatto che nessun grande produttore dell’organizzazione segnala di rallentare le estrazioni. Anzi, i sauditi sembrano essersi stabilizzati sui 10,6 milioni di barili, l’Iran punta a oltrepassare entro pochi mesi i 4 milioni, tornando ai livelli pre-embargo, ma anche l’Iraq sta aumentando la produzione, così come Libia e Nigeria. Senza un impegno formale e vincolante, l’accordo del mese scorso resterà solo verbale. Serve che tagli l’Arabia Saudita e che anche la Russia collabori, altrimenti la prima non regalerà quote di mercato ai concorrenti. (Leggi anche: Petrolio, OPEC e il bluff dei numeri)

Nessuno può e vuole tagliare la propria produzione di petrolio

Quanto probabile è l’attuazione dell’accordo? Il problema è che tutti i produttori beneficerebbero di una risalita delle quotazioni petrolifere, ma nessuno vorrebbe iniziare a tagliare la propria produzione, perché per una prima fase ciò significherebbe ricavi più bassi per le compagnie, che tutto potrebbero permettersi, tranne che un calo del fatturato. L’agenzia Fitch ha certificato quest’estate un tasso di default del 15% per le società del settore, del 29% per quelle con rating “junk”, ai livelli più alti da sei anni. (Leggi anche: USA, bond energetici fanno paura)

Al contempo, vero è che la produzione negli USA è scesa in un anno e mezzo dal picco di 9,6 milioni a 8,5 milioni di barili al giorno, ma resta ai livelli del 2014 e nettamente superiore a quelli pochi anni fa e anche il livello delle scorte è più alto della media del periodo, a conferma che l’eccesso di offerta perdura anche in America.

 

 

 

Domanda di petrolio non più robusta

Finora, ci siamo concentrati sull’offerta, ma vale la pena anche spendere qualche parola sulla domanda, ovvero l’altra parte del mercato. Le ultime stime dell’Agenzia Internazionale per l’Energia hanno rivisto al ribasso la crescita della domanda attesa per l’anno prossimo. Oltre alla congiuntura mondiale, a deprimere i consumi petroliferi sono anche l’adozione di una politica energetica improntata alla maggiore efficienza e al taglio delle emissioni inquinanti, oltre che il ricorso alle energie alternative da parte dei consumatori. Si pensi anche all’incipiente diffusione delle auto elettriche. (Leggi anche: Petrolio, scetticismo con auto elettriche)

Infine, il dollaro tende ad apprezzarsi con la stretta monetaria della Federal Reserve, che dovrebbe proseguire dalla fine dell’anno. Considerando che le materie prime si acquistano nella divisa americana, ciò rende il loro costo più alto per gli acquirenti fuori dagli USA, con contraccolpi negativi sulla domanda.

Da queste riflessioni consegue che i prezzi del greggio potrebbero anche restare al di sopra dei 50 dollari e salire ulteriormente, ma che per il medio-lungo termine non si avvertono grandi possibilità di tornare in prossimità dei 100 dollari, come fino a due anni fa. E decisivo sarà verificare cosa accadrà nei prossimi mesi, ovvero se la risalita delle quotazioni sopra i 50 dollari non abbia spinto già o non spingerà a breve diversi produttori ad accrescere la propria offerta, riesumando parte della produzione fermata nei mesi scorsi. Sarebbe la conferma persino dell’insostenibilità delle quotazioni ai livelli attuali.

 

 

 

 

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