Petrolio, rally già finito o pausa? Perché i 40 dollari sono una barriera

Quotazioni del petrolio in calo oggi, dopo un rally durato un mese. Si tratta di una semplice paura o la corsa si è arrestata?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Quotazioni del petrolio in calo oggi, dopo un rally durato un mese. Si tratta di una semplice paura o la corsa si è arrestata?

Sfiorano il 2% le perdite per le quotazioni del petrolio, dopo un rally di un mese, durante il quale il prezzo del Wti americano è cresciuto del 45% e quello del Brent del 40%. Al momento, il primo è sceso a 37,76 dollari e il secondo a 39,74 dollari al barile, in calo rispettivamente dell’1,92% e dell’1,61%. Ad avere indebolito il mercato sono state le dichiarazioni del ministro iraniano del Petrolio, Bijan Zanganeh, secondo cui Teheran aderirebbe all’accordo russo-saudita per il “congelamento” della produzione ai livelli di gennaio, una volta raggiunta una produzione di 4 milioni di barili al giorno, spegnendo l’ottimismo di quanti in queste settimane avevano auspicato un’intesa più estesa tra i membri dell’OPEC. Più in generale, gli investitori si rendono conto che l’offerta tende a restare elevata, stimata a 97 milioni di barili al giorno per quest’anno dalla IEA (“International Energy Agency”), un livello pur sempre superiore alla domanda, attesa debole, per via della congiuntura globale poco favorevole, tra cui il rallentamento della crescita cinese.

Scorte petrolio ai massimi da 80 anni

A dimostrazione di ciò, le scorte di greggio nel mondo, ai massimi degli ultimi 80 anni nel dicembre scorso a 3 miliardi di barili, sono attese anche’esse in crescita di 300 milioni di barili entro la fine del 2016. Per non parlare dell’attività estrattiva, tutt’altro che in decisa frenata. Se è vero che dalla seconda metà del 2014 si è registrato un crollo dei 2 terzi del numero di pozzi attivi negli USA e del 50% in Canada, altrove il calo è di appena il 24% (-70% le quotazioni), mentre si segnala, addirittura, un numero stabile nel Medio Oriente, a conferma della scarsa tendenza dei produttori ad adeguare l’output alle mutate condizioni del mercato. E la capienza dei super-tank americani, dove vengono accumulati gli eccessi produttivi, si attesta attualmente all’88%, una percentuale superiore a quella soglia dell’80%, oltre la quale gli analisti ritengono che le quotazioni tendano a precipitare. A queste condizioni, gli analisti di Morgan Stanley stimano che, pur avendo toccato il fondo, le quotazioni siano destinate sostare vicine ai 40 dollari, mancando l’obiettivo (per il Wti) di tornare entro l’anno a 45 dollari.    

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Argomenti: Altre economie, Crisi materie prime, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, Petrolio, quotazioni petrolio