Petrolio, quotazioni volatili su scorte USA e Cina e pessimismo dell’OPEC

Le quotazioni del petrolio si mostrano in altalena per via di nuovi dati disponibili, in attesi di quelli ufficiali di oggi sulle scorte negli USA.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le quotazioni del petrolio si mostrano in altalena per via di nuovi dati disponibili, in attesi di quelli ufficiali di oggi sulle scorte negli USA.

Si mostrano ancora deboli le quotazioni del petrolio, che stamane si attestavano sotto i 55 dollari al barile per il Brent a 54,93 dollari, -18 centesimi, salvo risalire 55,42 dollari a metà seduta, mentre per il Wti risultano in flessione al momento di 36 centesimi a 47,15 dollari. La distanza tra i due tipi di greggio si è così ridotta a circa 7,80 dollari dai 9,50 di una settimana fa. Gli investitori sono disorientati dalla concomitanza di dati relativi al mercato petrolifero e pubblicati nelle ultime ore. Da un lato, l’indebolimento del dollaro, che nell’ultima settimana ha perso il 4% contro la moneta unica, potrebbe tradursi in uno stimolo della domanda per le economie del pianeta diverse dagli USA, visto che il greggio è trattato in dollari. Dall’altra parte, però, nuovi dati confermerebbero la sovrapproduzione in atto. L’OPEC stima che l’offerta sarebbe in eccesso sulla domanda di almeno 1,5 milioni di barili al giorno, mostrandosi pessimista sulla possibilità che tale gap possa essere ripianato a breve, intravedendo un aggiustamento del mercato solo nella seconda metà dell’anno.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni del Brent a $54. Ma perché l’OPEC non taglia la produzione?  

Scorte petrolio USA continuano a crescere

E l’American Petroleum Institute, un gruppo industriale americano, stima che le scorte di petrolio negli USA sarebbero cresciute di altri 4,8 milioni di barili la settimana scorsa, quando già si trovavano ai massimi degli ultimi 80 anni. Si tratterebbe dell’undicesimo aumento settimanale consecutivo. E un sondaggio realizzato da Wall Street Journal tra diversi analisti ha trovato che le scorte di greggio sarebbero cresciute la settimana scorsa di 5,6 milioni di barili.   APPROFONDISCI – Petrolio a 20 dollari al barile? Per Bloomberg è possibile, c’è l’allarme scorte USA   In attesa dei dati ufficiali di questo pomeriggio, che saranno diffusi dal Dipartimento dell’Energia di Washington, un report di Morgan Stanley ridimensionerebbe l’allarme, sostenendo che le compagnie USA continueranno ad accumulare scorte fino a maggio, ma che ci sarebbe spazio sufficiente nei serbatoi, i quali sarebbero riempiti fino al picco del 73%. Il report allontanerebbe la prospettiva che con i serbatoi pieni, le compagnie sarebbero costrette ad immettere sul mercato tutta la produzione, aumentando l’offerta disponibile e facendo scivolare ulteriormente i prezzi.

Anche riserve Cina al limite

Tuttavia, l’ottimismo della banca americana non sembra il sentimento prevalente tra gli investitori. La Cina sarebbe al limite delle sue capacità di contenimento delle scorte accumulate con il suo Strategic Petroleum Reserves, il piano strategico con cui ha approfittato negli ultimi mesi del dimezzamento delle quotazioni per mettere da parte più petrolio per le esigenze future. Ma tra serbatoi quasi pieni anche in Cina e il rallentamento della crescita per quest’anno ai minimi dal 1990, Pechino avrebbe già iniziato ad abbassare i suoi acquisti di greggio, un evento già scontato sul mercato, ma che non per questo eviterebbe la debolezza dei prezzi. Finora, proprio l’accumulo delle scorte da parte dei cinesi aveva evitato un tonfo più ampio, trattandosi della seconda economia del pianeta e del primo importatore di energia.   APPROFONDISCI – Petrolio a $35-40 entro giugno per FGE e l’Arabia Saudita fa appello agli USA  

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Argomenti: Petrolio