Petrolio, quotazioni sotto i 60 dollari fino al 2017? Lo dicono i futures

I futures sul greggio farebbero pensare che il prezzo del petrolio potrebbe rimanere debole fino a tutto il prossimo biennio. Diversi i fattori che lo spingerebbero al ribasso.

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I futures sul greggio farebbero pensare che il prezzo del petrolio potrebbe rimanere debole fino a tutto il prossimo biennio. Diversi i fattori che lo spingerebbero al ribasso.

Non è un buon periodo per il mercato del petrolio. Ieri, il Wti americano ha chiuso a un prezzo di 51,80 dollari al barile, mentre quello del Brent si è attestato a 57,05 dollari, dopo che avevano toccato rispettivamente un minimo intra-day sotto i 51 dollari e a 56,42 dollari. A dare un colpo alle quotazioni c’è stata anche la comunicazione del Dipartimento dell’Energia di Washington che la settimana scorsa le scorte di petrolio negli USA sono cresciute di 400 mila barili. Gli analisti si attendevano un calo di un milione di barili. Sarebbe la conferma che la produzione in America ha ripreso a salire, approfittando del rimbalzo dei prezzi dei mesi scorsi. Oggi, sia il Wti che il Brent mostrano un timido rialzo sul mercato, rispettivamente a 52,46 e 57,69 dollari. Resta il fatto che il greggio prodotto negli USA quotava un mese fa 60,61 dollari, quasi il 13,5% in più, mentre il Brent ha perso negli ultimi 30 giorni il 12,2%. Lo spread tra i due è rimasto sostanzialmente stabile a poco sopra i 5 dollari.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni ai minimi da metà aprile. Ecco cosa spinge giù i prezzi  

Futures petrolio bassi al 2017

Un dato importante, però, è che per la prima volta ieri sono scesi sotto i 60 dollari anche i futures sul Wti a 2 anni. Al momento, per rivedere la soglia dei 60 dollari bisogna spostarsi sulla scadenza di dicembre del 2017. Le consegne di greggio fino a quel mese sono tutte a prezzi inferiori, il che lascia pensare che gli stessi produttori si attenderebbero quotazioni sostanzialmente “fredde” da qui ai prossimi 2 anni, preferendo così mettersi al sicuro con contratti apparentemente poco entusiasmanti. Lo stesso dicasi per i futures sul Brent, che tendono a prezzare il greggio prodotto al di fuori degli USA mediamente a 5 dollari in più al barile, con la conseguenza che le consegne per il 2017 sono quotate intorno ai 65 dollari (sempre in media), mentre per l’anno prossimo ci si attesti sui 61 dollari.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni tendono il rimbalzo tecnico dopo il crollo di ieri. Ma si vede l’orso  

Accordo nucleare Iran e Grexit

Ciò significherebbe che il petrolio resterà a buon mercato ancora a lungo.

In effetti, tra l’Iran e i paesi del cosiddetto gruppo dei “5+1” starebbero per concludere entro la settimana un accordo sul nucleare, che allenterebbe le sanzioni contro le esportazioni di Teheran, consentendole di alzare la produzione di greggio ai livelli pre-embargo del 2011, ossia di 1 milione di barili al giorno. L’Iran è il quinto produttore OPEC con 2,85 milioni di barili al giorno nel mese di giugno. La conseguenza di un suo ritorno a pieno regime sul mercato sarebbe non solo un aumento diretto dell’offerta, ma che l’Arabia Saudita, acerrimo nemico di Teheran sullo scacchiere mediorientale, mantenga  la sua offerta ai livelli attuali, ovvero ben al di sopra dei 10 milioni di barili al giorno (10,35 milioni a giugno) per non cedere quote di mercato. E se l’offerta resterà alta e, anzi, potrebbe crescere ancora, la domanda resta incerta. L’Eurozona è in fibrillazione sul caso Grecia, mentre dalla Cina non arrivano buone notizie sul fronte borsistico e si teme che le importazioni di petrolio possano ridursi più di quanto già atteso. Ad aprile risultano scese dell’11%.   APPROFONDISCI – Quotazioni del petrolio sotto i 59 dollari tra rischio Grexit e accordo Iran  

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