Petrolio: quotazioni schizofreniche, ma ecco perché dobbiamo attenderci forti cali

Le quotazioni del petrolio ripiegano oggi dopo il boom di ieri. Ci sono diverse ragioni per ritenere che esse siano destinate a un tonfo tra non molto.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le quotazioni del petrolio ripiegano oggi dopo il boom di ieri. Ci sono diverse ragioni per ritenere che esse siano destinate a un tonfo tra non molto.

Ieri, le quotazioni del petrolio sono balzate ai massimi delle ultime settimane, toccando i 54 dollari al barile per il Wti americano e attestandosi oltre i 59 dollari per il Brent con consegna a maggio. Un’impennata improvvisa, inspiegabile e che difficilmente potremmo ritenere frutto di un’analisi razionale del mercato. Stando ai dati sempre più aggiornati, infatti, non solo i fondamentali restano deboli, ma mostrano un sostanziale peggioramento. Ci riferiamo all’eccesso di offerta, che sembra ampliarsi, anziché ridursi.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni di nuovo in calo. Ecco perché oscillano nervosamente  

Scorte USA in costante crescita

Per prima cosa, in attesa del dato ufficiale di questo pomeriggio del Dipartimento dell’Energia di Washington, l’American Petroleum Institute ha diffuso ieri la sua stima sulle scorte di greggio USA della settimana scorsa, salite di 12,2 milioni di barili a 483,6 milioni. Per Bloomberg, però, le scorte sarebbero aumentate di 3,25 milioni di barili.   APPROFONDISCI – Petrolio: scorte USA salgono di 8,17 milioni di barili, vediamo cosa significa  

Arabia Saudita e Iran pompano greggio

Al contempo, il ministro del Petrolio dell’Arabia Saudita, Alì al-Naimi, ha reso pubblico che a marzo Riad ha aumentato la produzione a 10,3 milioni di barili al giorno, il livello più alto dal 2002, annunciando che continuerà a produrre quotidianamente intorno ai 10 milioni di barili. Il ministro ha avvertito che il Regno Saudita e l’OPEC non taglieranno l’output, se non faranno prima lo stesso gli altri paesi esterni all’Organizzazione. Quest’ultima ha complessivamente visto crescere la propria produzione congiunta a 31 milioni di barili al giorno a marzo, oltrepassando la soglia fissata dei 30 milioni per il decimo mese di fila. E per quanto ci siano divergenze tra gli analisti sulla capacità dell’Iran di ripristinare la sua capacità estrattiva ai livelli del 2011, prima che le fossero comminate le sanzioni ONU, sembra quasi scontato che entro i prossimi mesi sarà in grado di aumentare il suo output di almeno un milione di barili al giorno, mentre potrebbe sin da subito utilizzare le scorte accumulate nel Golfo Persico e immagazzinate su 13 navi-cisterna, che ammonterebbe a una trentina di milioni di barili.   APPROFONDISCI – Petrolio: quotazioni del Brent sotto i 55 dollari tra Iran, scorte USA e OPEC  

Crollo quotazioni petrolio è scenario verosimile

Sulla base di queste cifre, sembra davvero inspiegabile il boom dei prezzi di ieri, tanto che oggi le quotazioni cedono un dollaro sul pre-mercato per il Wti a 53 dollari, così come il Brent scivola di 78 centesimi a 58,32 dollari. Piccoli ribassi, quando è probabile che ci saranno nelle prossime settimane e mesi cali molto sostenuti, dato che l’offerta sembra crescere a un ritmo molto più elevato della domanda e nessun produttore segnali di volere tagliare la produzione. Cruciale sarà il mese di giugno, quando i serbatoi americani saranno verosimilmente quasi colmi. A quel punto si vedrà se le compagnie immetteranno o meno tutto il greggio estratto sul mercato, prima di tagliare l’output. Se così sarà, aspettiamoci un tonfo abbastanza brusco delle quotazioni, altro che il rimbalzo dissennato delle ultime sedute.   APPROFONDISCI – Petrolio, le previsioni sulle quotazioni a breve: vediamo il possibile trend  

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Argomenti: Petrolio