Petrolio, quotazioni nel 2017 risentiranno del rischio Cina

I prezzi del petrolio guarderanno alla Cina nel 2017. L'andamento dello yuan potrebbe rappresentare un ostacolo alla risalita delle quotazioni.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I prezzi del petrolio guarderanno alla Cina nel 2017. L'andamento dello yuan potrebbe rappresentare un ostacolo alla risalita delle quotazioni.

Si mostrano abbastanza stabili le quotazioni del petrolio stamane, con il Brent invariato a 54,46 dollari e il Wti americano a -0,04% a 52,57 dollari. Ormai, il range all’interno del quale si muovono i prezzi sembra essere questo tra i 52 e i 55 dollari, senza fughe in avanti e senza nemmeno indietreggiamenti. D’altronde, dell’accordo OPEC sul taglio dell’offerta sappiamo solo quanto è previsto sulla carta, ma nei mesi prossimi dovremmo iniziare ad assistere ai primi fatti, se non vogliamo che il sentiment sui mercati torni “bearish”. Il 2017 esordirà positivamente, quindi, per il greggio, a differenza del capitombolo accusato in questo gennaio. Tuttavia, uno dei grandi driver del prossimo anno sarà la Cina.

L’ormai seconda economia del pianeta è riuscita quest’anno a schivare il cosiddetto “hard landing”, la brusca frenata della crescita. Salvo sorprese, il suo tasso di crescita dovrebbe attestarsi al 6,7%, in perfetta linea con le previsioni del governo, fin troppo diremmo, tanto da suscitare dubbi sulla congruità delle stime ufficiali. Ma tant’è. (Leggi anche: Petrolio USA, perché gli sforzi dell’OPEC potrebbero essere inutili)

Dubbi sull’economia cinese

Sbaglia, però, chi crede che il pericolo sia cessato. Goldman Sachs stima un pil in crescita del 5,5% nel primo trimestre del 2017, in decisa decelerazione dal +6,7% dei primi tre trimestri di quest’anno. Il rallentamento sarebbe legato ad alcune misure restrittive in politica monetaria, che Pechino ha dovuto adottare per evitare un eccessivo deflusso dei capitali.

Gli analisti della banca d’affari americana si mostrano preoccupati per l’evoluzione dell’economia cinese, sostenuta negli ultimi trimestri a colpi di credito, già elevatissimo, ma che potrebbero fare deragliare il pil nel medio termine. Pertanto, GS stima il cambio tra yuan e dollaro a 7, 7,15 e 7,30 rispettivamente entro i prossimi 3, 6 e 12 mesi. (Leggi anche: Debito USA, Cina vende Treasuries)

 

 

 

 

Yuan debole colpisce petrolio

Considerando che il cambio attuale sia di 6,95, ciò implica un deprezzamento atteso del 4,8% da qui a un anno, quando già la valuta cinese ha perso quest’anno il 6,6% contro il biglietto verde. Perché questo dovrebbe impattare sul mercato del petrolio?

La Cina consuma quotidianamente più di 11 milioni di barili di greggio, rappresentando circa l’11,5% della domanda mondiale. Poiché la materia prima si compra in dollari, qualora lo yuan dovesse indebolirsi troppo contro la divisa americana, il costo per i clienti cinesi salirebbe di molto, colpendone la domanda. In sostanza, se sono vere le previsioni di Goldman Sachs, significa che per il solo effetto-cambio, i cinesi in due anni vedrebbero aumentare il costo di un barile di oltre l’11%, senza considerare il rialzo delle quotazioni in sé. (Leggi anche: Petrolio, destino legato a yuan)

Il petrolio dovrà guardare a Pechino nel 2017

A ciò aggiungiamo le preoccupazioni sulla crescita dell’economia in Cina. Per l’anno prossimo l’Agenzia energetica internazionale stima un aumento della domanda mondiale di 1,2 milioni di barili al giorno, ma sul presupposto di una crescita del pil cinese non in decisa decelerazione. Se ciò accadrà, anche la domanda dovrà essere rivista al ribasso. Senza mettere in conto, poi, che una forte frenata della seconda economia del pianeta impatterebbe negativamente anche sul resto del mondo.

Insomma, il mercato del greggio avrà più di una ragione per guardare a Pechino nei prossimi mesi. E l’assottigliamento delle riserve valutarie a novembre ai massimi dal gennaio scorso non sono un buon auspicio per quanto potrebbe continuare ad accadere nell’anno che verrà. (Leggi anche: Crescita economia cinese stabili tra luci e ombre)

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Argomenti: Crisi materie prime, Economie Asia, Petrolio, quotazioni petrolio, Rallentamento dell'economia cinese, valute emergenti