Petrolio, quotazioni in lieve calo. Ecco perché il trend è incerto

Il trend prossimo delle quotazioni del petrolio è meno certo che mai. Dai dati emerge un quadro poco chiaro. Il mercato rimane in sovrapproduzione, ma ci sono diversi fattori che inciderebbero in direzione contrastante.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il trend prossimo delle quotazioni del petrolio è meno certo che mai. Dai dati emerge un quadro poco chiaro. Il mercato rimane in sovrapproduzione, ma ci sono diversi fattori che inciderebbero in direzione contrastante.

Le quotazioni del petrolio sono in calo stamane. Il prezzo del Brent con consegna a giugno è sceso di 19 centesimi a 66,62 dollari al barile, mentre quello del Wti americano ha perso 18 centesimi, scendendo a 60,32 dollari. La debolezza è data principalmente dalla pubblicazione in meno di 24 ore di dati deludenti per le principali economie del pianeta. In Cina, la produzione industriale ad aprile è cresciuta del 5,9% annuo, più del 5,6% di marzo, ma ai minimi dal 2008. E gli investimenti fissi sono saliti del 9,6% contro il +13,1% di marzo. In Germania, il pil nel primo trimestre è cresciuto meno delle attese, così come le vendite al dettaglio in aprile negli USA sono rimaste invariate rispetto al mese precedente, quando si pronosticava una crescita dello 0,2-0,3%. Tutti questi elementi hanno formato un quadro preoccupante per gli analisti, che vi hanno scorto un possibile rallentamento dell’economia globale, che raffredderebbe i consumi, compresi quelli energetici. La domanda di petrolio potrebbe aumentare ancora meno delle attese, quando già oggi si attende una crescita dimezzata rispetto al 2010, quando si ebbe il rimbalzo delle quotazioni dopo il crollo del 2009.   APPROFONDISCI – Petrolio, ecco perché il Congresso USA ha paura di eliminare il divieto di esportazione  

Scorte USA in calo

Al contempo, ieri il Dipartimento dell’Energia di Washington ha pubblicato i dati sulle scorte di greggio negli USA alla fine della settimana scorsa, ridottesi di 2,2 milioni di barili rispetto alla settimana precedente e scendendo così a 484,84 milioni di barili. Il dato in sé suggerirebbe un rallentamento della produzione in America, cosa che ridurrebbe l’eccesso di offerta, a beneficio delle quotazioni. Tuttavia, le cifre si prestano a una doppia lettura: i livelli delle scorte restano ai massimi degli ultimi 80 anni, in crescita di 90 milioni di barili rispetto a un anno fa. E’ chiaro che non sarebbero che potute diminuire, visti gli spazi ridotti ormai rimasti nei serbatoi americani.   APPROFONDISCI – Petrolio, scorte in calo negli USA anche la settimana scorsa. E le quotazioni salgono  

Produzione petrolio USA ai massimi

Inoltre, negli ultimi 7 mesi si sono più che dimezzati gli impianti di estrazione attivi negli USA, ma la produzione è solo di poco diminuita. Ciò suggerirebbe che le compagnie americane avrebbero chiuso gli impianti meno produttivi, concentrandosi su quelli più remunerativi, in modo da fronteggiare meglio il crollo dei prezzi. A far propendere per questa tesi è stato anche l’aumento a sorpresa a marzo della produzione di greggio nel Nord Dakota, il secondo stato americano per barili estratti.  

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Dollaro e tassi Fed

Economia mondiale meno dinamica delle attese, offerta sui massimi e scorte record farebbero ipotizzare un prossimo tonfo delle quotazioni. Al contempo, però, i contratti della scorsa settimana segnalavano un boom delle scommesse rialziste, così come un ruolo determinante potrebbe giocarlo la Federal Reserve, che alla luce dei dati economici non così solidi, potrebbe decidere di restare “paziente” ancora un pò, rinviando la stretta verso la fine dell’anno. Quest’ultimo scenario potrebbe essere improbabile, ma se così fosse, il dollaro s’indebolirebbe nei prossimi mesi e ciò rinvigorirebbe i prezzi del Brent, divenendo meno costoso per gli acquirenti non americani. Dunque, non si può nemmeno escludere che il rally continui, magari puntando verso la soglia dei 70 dollari al barile.   APPROFONDISCI – Petrolio, l’OPEC è pessimista sulle quotazioni. Goldman Sachs: ci sarà un nuovo calo

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Argomenti: Petrolio