Petrolio, quotazioni in calo: l’OPEC sotto scacco da Iran e USA

Le quotazioni del petrolio si mostrano deboli anche oggi. L'Iran è a un passo dall'accordo sul nucleare, che eliminerebbe anche gradualmente le sanzioni sull'export, mentre cresce la produzione USA.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le quotazioni del petrolio si mostrano deboli anche oggi. L'Iran è a un passo dall'accordo sul nucleare, che eliminerebbe anche gradualmente le sanzioni sull'export, mentre cresce la produzione USA.

Per la seconda seduta consecutiva, le quotazioni del petrolio sono in calo oggi. Il prezzo del Wti con consegna a maggio scivola 47,83 dollari al barile, dopo avere perso 2,56 dollari il venerdì scorso. In calo anche il Brent, che quota al momento 84 centesimi in meno della scorsa seduta a 55,57 dollari, +7,81 dollari sul greggio americano. Dall’inizio dell’anno, i prezzi hanno subito un calo del 10%, nonostante il rimbalzo di febbraio. La debolezza delle quotazioni riflette i passi in avanti su un accordo tra Iran e le sei potenze nucleari del pianeta sul programma nucleare portato avanti da Teheran. E’ probabile che un’intesa tra le parti possa essere siglata entro domani, in Svizzera. Il vice-ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha dichiarato che adesso “l’altra parte deve prendere decisioni serie”. Il ministro degli Esteri del Regno Unito, Philip Hammond, ha replicato che l’Iran dovrà “fare un respiro profondo e assumere scelte forti”.

Presto via sanzioni ONU su Iran

Il clima sembra propenso all’accordo, sebbene tra i sei vi sia qualche divergenza sui tempi e i modi per allentare le sanzioni contro l’Iran, tra cui quelle sul petrolio. Se queste venissero rimosse, Teheran potrebbe tornare ad esportare greggio come nel 2011, aumentando la sua capacità produttiva di 1,2 milioni di barili al giorno a 3,6 milioni. Ciò implicherebbe ovviamente l’aumento dell’offerta globale di petrolio, facendo scivolare ulteriormente le quotazioni.   APPROFONDISCI – Petrolio, tra Iran e Iraq è sfida a colpi di barili. E a godere sono i gestori dei serbatoi   Il governo iraniano ritiene che Teheran potrebbe aumentare subito la produzione di 1 milione di barili al giorno, per la stessa International Energy Agency (EIA) non ci vorrebbero più di 3 mesi. Ma la maggiore offerta potrebbe rendersi disponibile immediatamente, dato che gli analisti, i funzionari governativi e i mediatori marittimi stimano che la Repubblica Islamica detenga off-shore, ossia sulle navi petroliere, scorte comprese tra i 7 e i 35 milioni di barili, accumulate su 13 super-serbatoi.   Tutto ciò darebbe un duro colpo alle speranze dell’OPEC di riequilibrare il mercato senza perdere quote. L’Organizzazione detiene quasi il 40% della produzione mondiale di greggio (30,6 milioni di barili al giorno a febbraio, oltre la soglia fissata dei 30 milioni per il nono mese consecutivo) e l’Iran salirebbe al secondo posto dopo l’Arabia Saudita tra i membri, al quinto nel mondo. Nel frattempo, le scorte USA si attestano ai livelli più alti di sempre a 466,7 milioni di barili, mentre la produzione americana è salita a marzo a 9,42 milioni di barili al giorno, la più alta dal 1983, anno di inizio delle rilevazioni IEA.   APPROFONDISCI – Petrolio: scorte USA salgono di 8,17 milioni di barili, vediamo cosa significa   Giovedì scorso, il prezzo del greggio ha subito un’impennata improvvisa del 5%, dopo che Riad ha bombardato con raid aerei alcune postazioni delle milizie ribelli yemenite, gli Houthi, facendo temere il blocco dello stretto tra i due paesi, attraverso il quale passano ogni giorno 3,8 milioni di barili di oro nero. Pericolo scampato, a quanto pare, per cui il rialzo è stato momentaneo, una semplice fiammata, seguita da un ritorno delle quotazioni ai fondamentali. E tra Iran, produzione e scorte USA, sovrapproduzione globale stimata in 1,5-2 milioni di barili al giorno, resta poco spazio per un trend “bullish”.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni oggi in calo e le previsioni degli analisti sono confuse    

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Argomenti: Petrolio