Petrolio, quotazioni giù sui timori per l’eccesso di offerta

Quotazioni del petrolio in calo oggi sui timori di un persistente eccesso di offerta. Diversi i fattori, vediamoli.

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Quotazioni del petrolio in calo oggi sui timori di un persistente eccesso di offerta. Diversi i fattori, vediamoli.

Il prezzo del petrolio inizia la settimana in calo. Le quotazioni del Brent scendono al momento dello 0,6% a 49,32 dollari al barile, mentre quelle del Wti cedono lo 0,65% a 45,75 dollari. Lo spread tra i due tipi di greggio è così di appena 3,57 dollari, circa la metà del differenziale a cui assistiamo abitualmente da mesi. Su base mensile, però, il greggio prodotto negli USA guadagna il 4,2% e il Brent l’1,4%. Più netto il rialzo dal 24 agosto scorso, quando il Wti era scivolato fino a 38,24 dollari e il Brent a 42,69 dollari. In 2 settimane, il recupero è stato rispettivamente di quasi il 20% e del 15%. Diverse le ragioni del ripiegamento odierno. Per prima cosa, nonostante Bagher Hughes segnali il primo calo del numero degli impianti estrattivi attivi negli USA da 7 settimane, scesi di 13 unità a 662 la scorsa settimana, le scorte di greggio nel paese sono cresciute di 4,7 milioni di barili nella settimana conclusasi il 28 agosto scorso, l’aumento maggiore dal mese di aprile. I due dati, letti  congiuntamente, implicano che gli USA non starebbero tagliando la produzione di petrolio, ma starebbero concentrando le estrazioni sui pozzi più remunerativi, quelli in grado di reggere prezzi più che dimezzati su base annua. Sempre dagli USA è arrivata venerdì scorso una lettura sotto le attese per il mercato del lavoro americano, che in agosto avrebbe creato solamente 173 mila posti di lavoro non agricoli, quando gli analisti si aspettavano un incremento di 220 mila. In attesa del dato definitivo, quello preliminare alimenta i timori di quanti ipotizzano una crescita dell’economia americana e mondiale inferiore alle attese, specie dopo il crollo del mercato azionario cinese e il deciso rallentamento atteso per la seconda economia del pianeta. E una crescita più debole porterebbe a una minore domanda di materie prime, petrolio incluso. Domani, avremo una conferma o meno a tali timori dai dati sul pil nell’Eurozona nel secondo trimestre. Saranno un market-mover importante per il mercato, perché se dovessero rivelarsi più deboli delle attese, se ne dedurrebbe uno scenario bearish per il greggio. Infine, non gioca in favore delle quotazioni il rafforzamento del dollaro, che in appena 2 settimane ha guadagnato il 2,2% contro le principali valute mondiali.

Un biglietto verde più forte rende il greggio più costoso per gli acquirenti non americani, dato che esso è quotato nella divisa americana.  

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