Petrolio: quotazioni del Brent sotto i 55 dollari tra Iran, scorte USA e OPEC

Quotazioni in calo anche oggi sui dati preliminari delle scorte USA, la produzione dell'OPEC e l'accordo in arrivo tra Iran e il gruppo dei 6.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Quotazioni in calo anche oggi sui dati preliminari delle scorte USA, la produzione dell'OPEC e l'accordo in arrivo tra Iran e il gruppo dei 6.

Quotazioni in calo anche oggi per il petrolio, che risente di novità “bearish”. Il prezzo del Wti scende al momento a 47,31 dollari, perdendo 29 centesimi rispetto alla chiusura id ieri, mentre il Brent scivola sotto la soglia dei 55, portandosi a 54,95 dollari, -16 centesimi. Al momento, quindi, il differenziale tra il prezzo del greggio europeo e quello americano è di 7,64 dollari. Entrambi prezzano ora quasi ai minimi da una settimana a questa parte. Giovedì scorso, in seguito ai raid aerei dell’Arabia Saudita nello Yemen, il prezzo del greggio era schizzato del 5% in poche ore. La debolezza delle quotazioni è legata ad alcune notizie dall’impatto diretto sul mercato petrolifero. L’Iran avrebbe raggiunto un accordo di massima con le 6 potenze nucleari del pianeta (USA, Russia, Cina, Germania, Francia e Regno Unito), stando a una dichiarazione del ministro degli Esteri di Mosca, Sergei Lavrov, anche se i funzionari americani ritengono che vi siano ancora punti da approfondire.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni ancora in calo e attese deboli per i prossimi 20 anni  

Sanzioni Iran al capolinea?

Un’intesa sul programma nucleare di Teheran potrebbe essere trovata entro le luci dell’alba a Losanna, in Svizzera, cosa che allenterebbe o eliminerebbe del tutto le sanzioni ONU contro le esportazioni di petrolio dell’Iran, la cui produzione è già salita a 2,85 milioni di barili al giorno a marzo, mentre un altro milione potrebbe aggiungersi in poche settimane. E la Repubblica Islamica deterrebbe anche una trentina di milioni di barili di petrolio accumulati come scorte su 13 navi-cisterna nel Golfo Persico, prontamente disponibili, nel caso in cui le sanzioni fossero meno stringenti. E se si attende che la capacità produttiva dell’Iran sia destinata a crescere nei prossimi mesi, è una certezza che lo abbia fatto già quella dell’OPEC, l’Organizzazione composta da 12 produttori, tra cui l’Iran, responsabile di quasi il 40% dell’offerta globale. A marzo, il suo output è salito a 31 milioni di barili al giorno contro un obiettivo di 30 milioni. Si tratta del decimo mese consecutivo oltre il target.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni in calo: l’OPEC sotto scacco da Iran e USA  

Scorte USA ai massimi

Dal canto loro, anche gli USA non hanno allentato la produzione, anzi portandola a 9,42 milioni di barili al giorno, il livello più alto dall’inizio delle rilevazioni IEA nel 1983. E anche le scorte, in attesa dei dati ufficiali di questo pomeriggio, sarebbero cresciute ancora di 5,2 milioni di barili per l’American Petroleum Institute, registrando la 12-esima crescita settimanale consecutiva. Il 20 marzo scorso, le scorte di greggio in America erano salite di 8,17 milioni di barili a 466,7 milioni, nuovo record storico. Stando a un sondaggio realizzato da Bloomberg tra 8 analisti, la crescita al 27 marzo scorso sarebbe stata di 4,2 milioni di barili su base settimanale. In ogni caso, uno dei maggiori serbatoi, quelli di Cushing, in Oklahoma, sarebbe già stato riempito per i 2 terzi, mentre a questo ritmo si calcola che entro maggio potrebbe non esserci più spazio disponibile negli USA, costringendo le compagnie a immettere tutta la loro produzione sul mercato e a tagliare le importazioni. Diversi analisti ritengono probabile, quindi, che le quotazioni si portino anche temporaneamente fino a un minimo di 20-30 dollari al barile.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni volatili su scorte USA e Cina e pessimismo dell’OPEC  

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Argomenti: Petrolio