Petrolio, quotazioni del Brent a $54. Ma perché l’OPEC non taglia la produzione?

Le quotazioni del petrolio scivolano anche oggi dopo le dichiarazioni giunte ieri dal Kuwait, per cui l'OPEC non taglierà la produzione. C'è pessimismo sul mercato.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le quotazioni del petrolio scivolano anche oggi dopo le dichiarazioni giunte ieri dal Kuwait, per cui l'OPEC non taglierà la produzione. C'è pessimismo sul mercato.

Ancora deboli le quotazioni del petrolio, che anche oggi aprono le contrattazioni in calo. Il prezzo del Brent è scivolato in mattinata di una trentina di centesimi a 54,13 dollari al barile, accingendosi a concludere negativamente la terza settimana consecutiva di contrattazioni. Giù anche il Wti americano, che quota adesso intorno a 43,65 dollari, -31 centesimi sulla chiusura di ieri. Gli investitori si mostrano sempre più pessimisti sul futuro a breve dei prezzi del greggio, dopo che ieri il ministro del Petrolio, Alì al-Omair, ha spiegato che l’OPEC non potrebbe far altro che mantenere invariata la produzione e che il Kuwait certamente non la taglierà. Anzi, il ceo di Kuwait Oil Co., la compagnia petrolifera statale del paese, Hashem, ha chiarito che il calo delle quotazioni non determinerà contraccolpi sui piani di investimento per aumentare la produzione quotidiana da 3,2 a 4 milioni di barili al giorno. D’altronde, il Kuwait non può permettersi una riduzione delle entrate derivanti dalla vendita di petrolio, che rappresentano il 94% del totale dello stato. Dunque, nonostante il calo dei prezzi, in Asia nessuno intende tagliare la produzione. Non l’Iraq, che progetta un aumento della sua capacità; non l’Iran, in attesa che un accordo sul nucleare con gli USA e l’Europa gli apra la strada a una crescita sia della produzione che delle esportazioni; non l’Arabia Saudita, che ha innalzato il suo output a febbraio a 9,85 milioni di barili al giorno, il dato più alto da un anno e mezzo.   APPROFONDISCI – Petrolio, tra Iran e Iraq è sfida a colpi di barili. E a godere sono i gestori dei serbatoi  

Boom produzione fuori OPEC

E al di fuori dell’OPEC, che a febbraio produceva complessivamente 30,6 milioni di barili al giorno, oltre il target dei 30 milioni per il nono mese di fila, anche gli USA estraggono greggio dai pozzi ai massimi di sempre, così come la Russia, la cui produzione è la più alta da 30 anni a questa parte. Dal 2008 ad oggi, i paesi esterni all’OPEC hanno aumentato la loro produzione di 6 milioni di barili al giorno, di cui un paio di milioni solamente nel 2014. Il boom lo si deve essenzialmente agli USA, che grazie allo sfruttamento dello “shale oil”, il combustibile estratto dalle rocce, si stanno trasformando rapidamente in un esportatore, riducendo la loro dipendenza dall’estero e aumentando così l’offerta globale.   APPROFONDISCI – Petrolio, le quotazioni del Brent sotto i $56 per il super-dollaro e la crescita delle scorte USA  

Produzione OPEC non sarà tagliata

L’OPEC non intende cedere quote di mercato ad altri concorrenti, cosa che avverrebbe tagliando la produzione, dato che la crescita conseguente delle quotazioni stimolerebbe i paesi produttori esterni all’Organizzazione ad aumentare l’output e ad allargare la loro clientela in Asia, l’unica area del mondo promettente per la domanda futura, dati gli alti tassi di crescita delle economie. Allo stesso tempo, le scorte di greggio negli USA sono salite ai massimi degli ultimi 80 anni, facendo temere così che nei prossimi mesi, man mano che i serbatoi si riempiranno, tutta la produzione si riverserà sul mercato, espandendo l’eccesso di offerta. Il prossimo vertice dell’OPEC è fissato a giugno, ma è difficile che a Vienna si deciderà un taglio della produzione, specie in assenza di segnali di ridimensionamento effettivo delle estrazioni negli USA e in Russia. Ecco, quindi, che non c’è molto spazio per l’ottimismo in queste settimane, anche se da Riad sono giunte alcune dichiarazioni ufficiali, oltre alla riduzione dello sconto per le consegne in Asia, che lasciano pensare che il Regno Saudita non vedrebbe di buon occhio una discesa dei prezzi sotto i 60 dollari al barile.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni in calo su aumento record delle scorte USA e previsioni OCSE  

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Argomenti: Petrolio