Petrolio: quotazioni in deciso calo, ma ad agosto è +14%

Prezzo del petrolio in calo oggi. Pesa lo scetticismo sul vertice OPEC, ma ci sarà un'inversione di tendenza?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Prezzo del petrolio in calo oggi. Pesa lo scetticismo sul vertice OPEC, ma ci sarà un'inversione di tendenza?

Si mostrano in deciso calo le quotazioni del petrolio oggi. Il prezzo del Brent è sceso dell’1,4% a 49,22 dollari, quello del Wti americano dell’1,60% a 46,88 dollari al barile. Rispetto al picco di agosto, la discesa è stata sinora di circa il 4% in media, anche se il mese di agosto resta ad oggi davvero positivo per il greggio, avendo registrato una crescita di quasi il 14% dei prezzi del Brent e di oltre l’11% di quelli del Wti.

L’inversione di tendenza di agosto arriva dopo che il mercato dell’oro nero era entrato nell’orso, perdendo oltre il 20% dal picco di inizio giugno, quando le quotazioni avevano sfondato la soglia dei 50 dollari, quasi raddoppiando dai minimi toccati tra gennaio e febbraio.

Rialzo tassi USA gioca contro

Il brusco saliscendi è ormai un’abitudine dell’ultimo biennio, per cui nulla ci impedisce di pensare che non avvenga lo stesso anche nelle prossime settimane, anche perché l’ottimismo agostano degli investitori cozza contro il loro stesso scetticismo del bimestre precedente.

A cosa è dovuto il calo di oggi? Senz’altro, al rafforzamento del dollaro contro le altre divise principali del pianeta. Il biglietto verde è salito ai massimi delle ultime 3 settimane, in scia alle attese di un rialzo dei tassi USA a settembre, dopo il simposio della Federal Reserve a Jackson Hole dei giorni scorsi. Resta in calo di quasi il 4% quest’anno, ma se le aspettative rialziste sui tassi americani dovessero stabilizzarsi, il dollaro potrebbe apprezzarsi finanche del 5%, tornando ai livelli del dicembre scorso, quando fu varata la prima stretta negli USA dopo quasi un decennio. Un dollaro più forte rende più caro il greggio, che si acquista nella divisa americana, colpendone la domanda al di fuori dell’America.

 

 

 

Scetticismo su riunione OPEC

Il vertice OPEC è un altro fattore di debolezza: c’è scetticismo sull’esito della riunione ad Algeri di fine settembre tra i 13 produttori del cartello. L’Arabia Saudita non segnala una seria intenzione di tagliare la produzione, mentre l’Iraq ad agosto ha incrementato le esportazioni a 3,205 milioni di barili al giorno. Quand’anche si arrivasse a un congelamento della produzione, ciò non accelererebbe il raggiungimento dell’equilibrio sul mercato globale. Una cosa sarebbe, infatti, accordarsi per un tetto massimo congiunto di 34 milioni di barili al giorno, un’altra sarebbe fermarsi a 33 milioni. E stando alla recente storia dell’OPEC, chi ci dice che tale limite venga rispettato, tra un Iran che intende produrre a pieno regime dopo la fine dell’embargo e i sauditi che mirano a tutelare le loro quote di mercato?

Quanto ai fondamentali, nulla è cambiato in agosto, se non il maggiore ottimismo sulla solidità della crescita americana. Per il resto, l’Eurozona annaspa, il Giappone ristagna e la Cina si mostra in linea con le previsioni. Vero è, però, che le scommesse ribassiste sul Wti nel corso della settimana finita il 23 agosto scorso sono diminuite di oltre 66.000 contratti “short”, il massimo da 10 anni, mentre quelle rialziste o “long” hanno registrato la maggiore crescita da un anno a questa parte.

In buona sostanza, il mercato si mostra timidamente ottimista sul futuro delle quotazioni, ma ripiega in queste ore per il realizzo dei guadagni teorici di queste ultime settimane. I principali drivers da qui ai prossimi 30 giorni saranno due: tassi Fed e vertice OPEC. Entrambi potrebbero spingere i prezzi verso l’alto, anche se è probabile che li stabilizzeranno nel range 45-50 dollari.

 

 

 

 

 

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Argomenti: Altre economie, Crisi materie prime, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, Petrolio, quotazioni petrolio