Petrolio: quotazioni ancora in rally, scorte USA in forte calo

Le quotazioni del petrolio continuano a salire, mostrando una corsa veloce e forse non giustificata dai fondamentali. E oggi escono i dati ufficiali sulle scorte negli USA.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le quotazioni del petrolio continuano a salire, mostrando una corsa veloce e forse non giustificata dai fondamentali. E oggi escono i dati ufficiali sulle scorte negli USA.

Continuano a crescere le quotazioni del petrolio, rinvigorite anche dal deprezzamento del dollaro, che su base settimanale mostra un calo dello 0,3% contro le principali valute. E un biglietto verde meno forte spinge i prezzi del greggio, dato che li rende meno cari per gli acquirenti non americani. Il Wti americano ha sfondato stamane la soglia dei 62 dollari, toccando un massimo intraday di 62,05 dollari al barile, così come il Brent è schizzato ormai a un soffio dai 69 dollari, al momento a 68,88 dollari per un barile.   APPROFONDISCI – Le quotazioni del petrolio schizzano ai massimi da 4 mesi, ma questo trend durerà?  

Le ragioni della corsa e il dato scorte petrolio USA

Ieri, l’American Petroleum Institute, l’associazione lobbistica del settore petrolifero negli USA, ha stimato le scorte di greggio americane in calo di 1,5 milioni di barili all’1 maggio, rispetto alla settimana conclusasi al 24 aprile. Sarebbe la prima volta dopo 15 settimane che ciò accade, segnalando una riduzione dell’offerta. Tuttavia, gli analisti intervistati dal Wall Street Journal stimano che esse sarebbero cresciute ancora di 1,1 milioni di barili. Il dato ufficiale verrà pubblicato nel tardo pomeriggio di oggi dal Dipartimento dell’Energia di Washington. E il serbatoio di Cushing, in Oklahoma, ha registrato la scorsa settimana un calo del greggio immagazzinato dii 336 mila barili, anche in questo caso segnalando che la produzione americana starebbe rallentando dai massimi, contribuendo così a bilanciare il mercato globale.   APPROFONDISCI – Quotazioni del petrolio in calo, vediamo le ragioni. Scorte USA +5,315 milioni di barili   A stimolare i prezzi in questi giorni ci sono anche due fattori geo-politici: l’Arabia Saudita sta continuando a bombardare alcuni villaggi dello Yemen, replicando agli attacchi dei ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran. Poiché questi interventi mettono a rischio la navigazione dello stretto di Bab el Mandeb, dove ogni giorno sono trasportati 3,8 milioni di barili di petrolio, il mercato starebbe prezzando anche il rischio di un blocco delle consegne da e verso il Golfo Persico. E la Libia, altro paese devastato dalla guerra civile tra fazioni e, in particolare, dagli attacchi dell’Isis, al momento produce appena meno di 500 mila barili al giorno, poco più della metà dell’inizio di questo autunno, un terzo dei livelli del 2010, prima che fosse deposto e ucciso il leader Muhammar Gheddafi.   APPROFONDISCI – Il prezzo del petrolio scende ancora e dalla Libia arriva un aumento della produzione  

Rally verso la fine?

Questi fattori portano tutti nella direzione di sostenere le quotazioni, dopo che quelle del Brent sono cresciute del 20% ad aprile e del 25% per il Wti. Ma attenzione al rapporto tra i prezzi attuali e quelli pre-rally delle ultime 14 sedute, che segnalerebbe anch’esso una corsa un pò troppo veloce forse per il mercato del greggio, non del tutto sostenuta dai fondamentali. Abbiamo visto già ieri, ad esempio, che il rapporto tra i contratti rialzisti e quelli ribassisti è ora pari a 6,4 e che dal 2013 in poi, ogni volta che è stata toccata o superata la soglia di 6, le quotazioni hanno iniziato a virare verso il basso.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni Wti oltre $60 e Brent a $67. Ma occhio ai troppi contratti ‘long’   E puntualmente, alle ore 16.30, ore italiane, sono arrivati i dati ufficiali del Dipartimento dell’Energia, secondo cui le scorte USA sono diminuite di ben 3,882 milioni di barili nella settimana conclusasi l’1 maggio scorso, 2 volte e mezza le stime dell’API.  

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Petrolio