Petrolio, quotazioni ancora in calo e attese deboli per i prossimi 20 anni

Le quotazioni del petrolio scontano oggi il rafforzamento del dollaro e l'accordo vicino tra Iran e il gruppo dei 5+1, ma altri fattori di più a lungo termine influirebbero sui prezzi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le quotazioni del petrolio scontano oggi il rafforzamento del dollaro e l'accordo vicino tra Iran e il gruppo dei 5+1, ma altri fattori di più a lungo termine influirebbero sui prezzi.

Dopo che l’impennata di giovedì scorso aveva fatto sperare in un rimbalzo duraturo, le quotazioni del petrolio sono tornate a scendere sui mercati con il Wti americano trattato oggi prima dell’avvio delle contrattazioni a 47,83 dollari al barile, -85 centesimi rispetto alla chiusura di ieri, mentre il prezzo del Brent scivola di 46 centesimi a 55,83 dollari. Allo stato attuale, quindi, il greggio americano quota a sconto di 8 dollari al barile, il 14,4% in meno del Brent. Due i fattori principali della debolezza di queste ore: il rafforzamento del dollaro e il probabile accordo tra l’Iran e le sei potenze nucleari entro oggi. Complici anche le convulsioni della Grecia, la moneta unica risulta in calo stamane dello 0,4% a un cambio di 1,0773 contro il biglietto verde. In una settimana, l’euro ha perso l’1,5% contro il dollaro. E poiché il petrolio si compra in dollari, ciò rende più costoso l’acquisto, dunque disincentiva la domanda.

L’effetto Iran sui mercati

Sempre oggi, poi, l’Iran potrebbe raggiungere un accordo sul programma nucleare con gli USA e le altre 5 potenze nucleari del pianeta, un fatto che allenterebbe anche sin da subito le sanzioni ONU contro Teheran, alcune delle quali dirette contro le sue esportazioni di greggio. Con l’intesa, l’Iran potrebbe tornare alla capacità produttiva del 2011, superiore a quella odierna di 1,1 milioni di barili al giorno. Secondo l’International Energy Agency (EIA), il gap potrebbe essere annullato in appena 3 mesi. Per Facts Global Enegy, il paese potrebbe ripristinare una produzione di 500.000 barili al giorno entro 3-6 mesi e altri 700 mila barili entro un anno.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni in calo: l’OPEC sotto scacco da Iran e USA   Ma gli effetti si potrebbero avere subito sul mercato, in quanto fonti marittime e governative sostengono che Teheran abbia accumulato scorte off-shore nel Golfo Persico su navi-cisterne per almeno 30 milioni di barili, prontamente disponibili nel caso in cui le sanzioni fossero rimossero.

Scorte USA stimate in crescita

Dunque, si attende una maggiore offerta, quando la capacità produttiva globale è già ai massimi sul mercato petrolifero, la cui sovrapproduzione è stimata in 1,5-2 milioni di barili al giorno. E nel frattempo, l’American Petroleum Institute, in attesa dei dati ufficiali del Dipartimento dell’Energia di Washington, ha stimato che le scorte USA di greggio sarebbero cresciute allo scorso venerdì per la 12-esima settimana consecutiva di altri 4,2 milioni di barili, toccando un nuovo record storico. A questi ritmi produttivi, si calcola, che i serbatoi americani si riempiranno entro maggio, dopodiché le compagnie petrolifere americane dovranno immettere sul mercato la loro intera produzione, aumentando l’offerta globale e dovendo tagliare le importazioni dall’estero con ripercussioni visibili anche sul prezzo del Brent.   APPROFONDISCI – Petrolio: scorte USA salgono di 8,17 milioni di barili, vediamo cosa significa  

Quotazioni tra 50 e 70 dollari per 20 anni

Le compagnie minori, peraltro, oberate dai debiti, starebbero continuando ad accrescere la produzione, al fine di aumentare il cash-flow, sostenuti dai contratti “hedge”, grazie ai quali continuano a vendere il loro greggio a un prezzo da qui a un anno superiore di 10 dollari rispetto alle quotazioni attuali. Che la debolezza delle quotazioni non sia destinata a rientrare in tempi brevi lo conferma anche un’analisi dell’economista della Stanford, Frank Wolack, secondo il quale da qui ai prossimi 20 anni il prezzo del greggio dovrebbe attestarsi tra i 50 e i 70 dollari al barile. 7 sarebbero i fattori di questo indebolimento, tra cui cita il ruolo sempre minore dell’OPEC, i cui membri reagirebbero alla crisi fiscale con aumenti produttivi, anziché con tagli; l’aumentata capacità degli USA, la cui produzione (dati EIA) crescerà anche quest’anno dell’8,1% e dell’1,5% nel 2016; la minore domanda, grazie alla tecnologia, che rende utilizzabile il gas naturale anche per le auto e la necessità delle compagnie produttrici di “shale oil” di aumentare sempre più l’offerta, data la curva crescente dei costi.   APPROFONDISCI – Petrolio, quotazioni oggi in calo e le previsioni degli analisti sono confuse  

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Argomenti: Petrolio