Petrolio: quotazioni ai massimi da dicembre, ma -30% da lunedì prossimo?

Quotazioni del petrolio sopra i 40 dollari e ai massimi da quasi 4 mesi e mezzo. E se da lunedì scivolassero del 30%?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Quotazioni del petrolio sopra i 40 dollari e ai massimi da quasi 4 mesi e mezzo. E se da lunedì scivolassero del 30%?

E’ un buon momento per le quotazioni del petrolio, che in queste ore salgono ai massimi da inizio dicembre. Il prezzo del Brent è arrivato a 43,39 dollari, quello del Wti a 40,75 dollari, in crescita rispettivamente del 16,4% e del 9% rispetto ai valori di inizio anno. Ma i rialzi sono mediamente sopra il 50%, se si considerano i minimi toccati nel gennaio scorso. Il rally è impressionante, anche se non bisogna dimenticare che in entrambi i casi i cali su base annua sono nell’ordine del 20%. E pensare che il raffronto è con le quotazioni già basse di 12 mesi fa. Ma a cosa è dovuta questa risalita? C’è attesa carica di speranza sul mercato per il vertice di questa domenica a Doha, Qatar, dove si riuniranno i principali 15 produttori di greggio del pianeta (USA, esclusi), che insieme rappresentano i tre quarti dell’offerta globale, nel tentativo di trovare un accordo per “congelare” la produzione ed evitare una rovinosa sosta delle quotazioni ai livelli bassi di questi primi mesi del 2016.

Vertice Doha, rischio flop

Non è un caso, che i prezzi si siano riportati ai livelli di inizio dicembre dello scorso anno, ovvero a prima che si tenesse l’ultimo vertice dell’OPEC, quando non solo il cartello dei 13 paesi membri non ha trovato alcuna soluzione per ravvivare le quotazioni, ma per la prima volta da decenni non è stato nemmeno in grado di indicare un valore di riferimento per la produzione congiunta quotidiana. Diremmo, che siamo punto e a capo alle attese di quasi tre mesi e mezzo fa. Ma stavolta sono giustificate? Difficile sapere se bolle qualcosa in pentola che non sappiamo, anche se pare che la riunione di domenica possa naufragare in un ennesimo nulla di fatto. Un esempio? L’Iraq ha aumentato a marzo la sua produzione a 4,55 milioni di barili al giorno dai 4,46 milioni di febbraio, mentre le sue esportazioni sono cresciute di quasi 600 mila barili al giorno a 3,81 milioni. [tweet_box design=”box_09″ float=”none”]E se il prezzo del #petrolio crollasse di un 30% da lunedì?[/tweet_box]      

Produzione greggio sale ancora, non si arresta

L’Iraq sta estraendo dai pozzi molto più greggio da un anno a questa parte, anche se gli analisti ritengono che questi ritmi siano destinati a stabilizzarsi, a causa delle limitazioni tecnologiche nel breve termine. Al contempo, l’Iran segnala una produzione crescente dal gennaio scorso, mese in cui si è visto revocare le sanzioni internazionali contro le sue esportazioni. La stessa Libia, in seguito alla formazione di un governo unitario con la benedizione della Comunità internazionale, potrebbe approfittare di un possibile recupero del controllo del territorio da parte dell’esercito regolare sui jihadisti per aumentare le estrazioni, ormai divenute molto variabili di mese in mese. Caso curioso, nemmeno gli aderenti all’accordo di febbraio per stabilizzare la produzione – Russia, Arabia Saudita, Venezuela e Qatar – stanno tenendo fede all’impegno, almeno non i primi due, che sono anche i due maggiori produttori mondiali di greggio. Addirittura, sarà per strategia negoziale, per fare pressione su paesi come l’Iran, ma il Principe Mohammed bin Salman ha chiarito che senza un’adesione di Teheran all’intesa, Riad non farà la sua parte. Nel frattempo, oggi Fitch ha declassato di un gradino il debito sovrano saudita a lungo termine, portandolo da “AA” ad “AA-” e con outlook negativo. Secondo l’agenzia di rating, le quotazioni medie del greggio sono attese per quest’anno a 35 dollari (-20% dai livelli attuali) e l’anno prossimo a 45 dollari. Ciò terrebbe elevato il deficit pubblico di Riad, che nel 2015 è salito al 14,8% del pil.      

Un crollo del 30% possibile?

Ma cosa succederà dal prossimi lunedì, se a Doha non dovesse accadere nulla di concreto? Una risposta indiretta potrebbe esserci giunta dall’analista di Barclays, Maswin Mahesh, che ritiene come le quotazioni attuali possano offrire spazio per un aumento della produzione da parte delle compagnie petrolifere americane, che nell’ultimo anno e mezzo hanno incrementato la loro efficienza, arrivando a sostenere estrazioni fino ai 30 dollari al barile. Sarebbe solo a questi livelli più bassi, che parte di esse inizierebbe a bruciare cash, uscendo dal mercato. Che cosa significano queste parole, se i calcoli fossero esatti? Che le quotazioni di queste ultime settimane potrebbe incentivare un aumento della produzione globale, dato che per quanto relativamente basse, sarebbero superiori a quelli di “break-even”, ovvero riuscirebbero a garantire profitti, più che coprendo i costi. Solo con prezzi prossimi ai 30 dollari si costringerebbero le compagnie meno efficienti – quelle produttrici di “shale” – a tagliare la produzione. Che da lunedì prossimo non inizi un trend discendente fino a tali livelli?  

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Argomenti: Altre economie, Arabia Saudita, Crisi materie prime, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, Petrolio, quotazioni petrolio