Petrolio, quotazioni a 50 dollari sul “tutti a bordo”: ma la risalita sarà stabile?

Prezzo del petrolio a +11,5% in appena una settimana, ai massimi da quasi due mesi, dopo che l'OPEC segnala di essere vicina a un accordo. Dobbiamo crederci davvero?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Prezzo del petrolio a +11,5% in appena una settimana, ai massimi da quasi due mesi, dopo che l'OPEC segnala di essere vicina a un accordo. Dobbiamo crederci davvero?

In appena una settimana, le quotazioni del petrolio sono risalite dell’11,5%, arrivando nuovamente a ridosso dei 50 dollari al barile, il livello più alto da sette settimane. Al momento, i prezzi del Brent si attestano a 49,74 dollari, quelli del Wti americano a 48,86 dollari. E’ bastato che il delegato della Nigeria al vertice OPEC in corso a Vienna, preliminare a quello decisivo di fine mese, tale Ibrahim Waya, dichiarasse al termine della prima giornata di incontro tra i rappresentanti del cartello, che “tutti i paesi sono a bordo”, per sostenere un clima già di maggiore ottimismo sui mercati, rispetto alle settimane precedenti.

“Tutti a bordo” significa che finalmente, almeno a parole, nessun membro dell’OPEC si tirerebbe indietro rispetto alla proposta dell’Arabia Saudita di tagliare la produzione complessiva tra i 32,5 e i 33 milioni di barili al giorno dai 33,64 milioni del mese scorso. E che tali parole siano state proferite proprio dal rappresentate di uno dei paesi più riottosi, la Nigeria, aumenta le aspettative dei traders. (Leggi anche: Petrolio, prezzi sperano in Obama)

Russia aderisce all’accordo dall’esterno

Ad assecondare l’intesa c’è anche la Russia di Vladimir Putin, che dopo settimane di dichiarazioni alterne e incerte, starebbe puntando a mediare tra le posizioni saudite e quelle dell’Iran, parlando di “congelamento” della produzione e non di taglio per Teheran, che punta a tornare ai livelli pre-embargo, dopo il ritiro delle sanzioni occidentali contro le sue esportazioni a inizio anno.

A spingere per l’accordo ci sarebbe la percezione del rischio di una caduta vertiginosa delle quotazioni petrolifere, nel caso a fine mese non si arrivasse ad alcun risultato concreto. Goldman Sachs ha stimato un eccesso di offerta in aumento a 700.000 barili al giorno nei primi tre mesi dell’anno prossimo, in assenza di un intervento dell’OPEC. (Leggi anche: Petrolio, sauditi implorano accordo OPEC)

 

 

 

La risalita delle quotazioni sarebbe di breve respiro

La banca d’affari ha alzato le stime per la prima metà del 2017 da 50 a 55 dollari, salvo scendere a 50 dollari nella seconda parte dell’anno dai 55 precedentemente attesi. Essa paventa così guadagni di breve termine per il mercato del greggio, mentre nel medio termine dovrebbe esservi un riassestamento delle quotazioni ai livelli attuali.

Se c’è una cosa che l’OPEC non può permettersi è di presentarsi a mani vuote al vertice di Vienna del 30 novembre, perché tutti i membri del cartello sono consapevoli che innescherebbero un meccanismo di estrema sfiducia sulla loro capacità di guidare il mercato, rendendo poco efficaci anche eventuali annunci e azioni futuri. (Leggi anche: Petrolio, OPEC e bluff dei numeri)

L’accordo OPEC rischia di essere un bluff

Ma non lasciamoci ingannare dalle buone intenzioni espresse dall’organizzazione, perché i fatti potrebbero essere molto diversi dalle parole. I sauditi potrebbero effettivamente tagliare la loro offerta giornaliera, ma meno dei 4-500.000 barili finora messi sul piatto, così come Iran, Nigeria e Libia potrebbero continuare ad aumentare le estrazioni, approfittando dei maggiori prezzi sul mercato e della fine delle rispettive vicissitudini, che nei mesi scorsi ne hanno limitato la capacità produttiva. E la stessa Iraq, dopo essersi rimpossessata dei pozzi occupati dai guerriglieri dell’ISIS, rischia di fingere di aderire all’accordo, salvo aumentare la produzione.

Se sarà bluff o meno e in quale misura, lo capiremo solo nei mesi successivi all’accordo. D’altronde, lo stesso Waya ha parlato della necessità di attendere sei mesi, a partire da gennaio, per implementare l’eventuale intesa siglata nei prossimi giorni. Insomma, ci sarà tutto il tempo per fare tutto e il suo contrario, per lavorare al taglio della produzione di giorno e per aumentarla di notte. E con un’amministrazione Trump all’insegna del “drill, baby, drill!”, difficilmente l’OPEC assisterebbe passivamente a un’erosione della sua quota di mercato. Volete vedere che tra un anno a quest’ora parleremo ancora di eccesso di offerta? (Leggi anche: Petrolio, prezzi spinti da Trump in alto o in basso?)

 

 

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Argomenti: Altre economie, Crisi materie prime, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, Petrolio, quotazioni petrolio