Petrolio, prezzo giù: Venezuela chiede taglio offerta del 10%, USA farà l’opposto?

Prezzo del petrolio in calo ai minimi del mese. Previsioni non ottimistiche alla vigilia del vertice OPEC. E dall'America notizie "bearish".

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Prezzo del petrolio in calo ai minimi del mese. Previsioni non ottimistiche alla vigilia del vertice OPEC. E dall'America notizie

Il prezzo del petrolio sta scendendo in zona 45 dollari al barile oggi. Le quotazioni del Brent sono in calo dello 0,65% a 45,65 dollari, quelle del Wti americano dello 0,62% a 43,59 dollari. In entrambi i casi, siamo ai minimi del mese, anche se al di sopra dei valori di fine luglio, prima che iniziasse il rally agostano fino ad oltre la soglia dei 50 dollari.

(Leggi anche: Petrolio, OPEC non lancia segnali positivi sui prezzi)

I ribassi di queste ore seguono le dichiarazioni del ministro del Petrolio venezuelano, Euologio Del Pino, a capo anche della compagnia petrolifera statale del paese, PDVSA, secondo cui servirebbe un taglio dell’offerta del 10% per portare il mercato globale in equilibrio, aggiungendo che il prezzo “equo” sarebbe al livello internazionale intorno ai 70 dollari.

Previsioni prezzo petrolio non ottimistiche

Poiché l’offerta mondiale di greggio si aggira attualmente sui 94 milioni di barili al giorno, Caracas starebbe sostanzialmente affermando che il mercato sarebbe in disequilibrio di almeno 9 milioni di barili al giorno, una quantità almeno 5-6 volte superiore a quella oggi dichiarata nei consessi ufficiali.

In attesa del vertice OPEC, informalmente convocato per fine mese ad Algeri per cercare di ravvivare le quotazioni, le speranze che la riunione dei 14 membri del cartello sortisca un qualche accordo concreto sul “congelamento” o il taglio della produzione sono sempre più vane. Nessuno dei membri dell’Organizzazione appare seriamente interessato a fare la sua parte, mentre la produzione al di fuori di essa tenderebbe a crescere nel 2017, contrariamente alle precedenti previsioni, stando all’ultimo report dell’Agenzia internazionale per l’energia. (Leggi anche: Petrolio, previsioni domanda tagliate)

 

 

 

Scorte petrolio USA elevate

E dagli USA arrivano in poco tempo diverse notizie “bearish” per il greggio, ad iniziare dal livello delle scorte, che al termine della settimana scorsa sarebbero salite di 2,8 milioni di barili, secondo gli analisti di S&P Global Patts, segnalando un incremento dell’offerta, dopo il tonfo delle importazioni di inizio mese, provocato dalla tempesta tropicale nella costa orientale americana.

E il Dipartimento dell’Energia di Washington ha diramato una nota, nella quale dichiara che l’attuale livello delle riserve strategiche (SPR), pari a 700 milioni di barili, risulterebbe superiore alle reali necessità, stimate a 530-600 milioni di barili.

Che cosa significa? Che il governo USA potrebbe presto decidere di ridurre il livello delle scorte strategiche, accrescendo l’offerta già abbondante sul mercato globale. E si consideri, infine, che sempre l’America potrebbe varare presto una nuova stretta monetaria, alzando i tassi Fed di un altro quarto di punto percentuale, dopo il primo aumento del dicembre scorso.

Un costo del denaro USA più elevato rafforza tendenzialmente il dollaro e rende più costose le materie prime, che si acquistano nella divisa americana, indebolendone la domanda. Un altro elemento già in parte scontato dai mercati, ma che si aggiunge alla lista delle condizioni negative per i futuri prezzi del greggio, tra cui la scoperta di giacimenti nel West Texas da parte di Apache per 2 miliardi di barili di petrolio equivalente, annunciata nelle scorse settimane; infine, la fine della stagione estiva, che specie in America porta a un boom di domanda da parte degli automobilisti.

 

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