Petrolio, prezzi verso i 30 dollari? Se questo manager ha ragione, cambia tutto

Quotazioni del petrolio verso i 30 dollari? E' quanto sostiene il manager, che in questi anni ha profetizzato il crollo dei prezzi. L'intero sistema economico mondiale sarebbe costretto a rivedere le prospettive.

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Quotazioni del petrolio verso i 30 dollari? E' quanto sostiene il manager, che in questi anni ha profetizzato il crollo dei prezzi. L'intero sistema economico mondiale sarebbe costretto a rivedere le prospettive.

E se i prezzi del petrolio stessero schiantandosi verso i 30 dollari al barile? Il mercato non sembra dare peso a certo pessimismo e da quando l’OPEC ha raggiunto un accordo al suo interno per tagliare la produzione di 1,2 milioni di barili al giorno e successivamente ne ha trovato un altro con undici paesi produttori per ridurre l’offerta quotidiana ancora di 540 mila barili, le quotazioni si sono riportate stabilmente sopra i 50 dollari e continuano ad oscillare più che altro nel range di 50-55 dollari, dopo avere puntato verso i 60 dollari all’inizio di gennaio.

Lo strategist di RBC Capital Markets, Helima Croft, non si attende che stiamo dirigendoci verso i 60 o i 70 dollari, notando come le scorte di petrolio restino alte. Anche se i 60 dollari potranno essere toccati, ciò avverrebbe verso la fine dell’anno, spiega.

Secondo l’American Petroleum Institute, le scorte di greggio negli USA sarebbero diminuite di 5,04 milioni di barili al termine della settimana scorsa. Se il dato fosse confermato stasera dal Dipartimento dell’Energia, potrebbe sostenere ulteriormente i prezzi, anche se gli analisti interpellati da Bloomberg si aspettano mediamente una discesa molto più contenuta e pari a un milione di barili. (Leggi anche: Petrolio, prezzi deboli sulle scarse prospettive per il 2017)

Produzione petrolio USA torna a salire

Resta il fatto che l’Agenzia energetica internazionale stimi una ripresa della produzione di petrolio negli USA quest’anno, già riportatasi praticamente a 9 milioni di barili al giorno. Proprio questo sembra essere uno dei cardini del pessimismo del fund manager Shawn Discroll di T.Rowe Price New Era Fund, lo stesso che previde il crollo dei prezzi tra il 2014 e il 2016.

Nel novembre del 2014, quando le quotazioni erano ancora sopra gli 80 dollari, l’uomo ne profetizzò un crollo imminente verso i 50, cosa che accade nelle settimane successive. E quando scesero al livello previsto, sostenne che sarebbero crollate ancora a 30 e anche questa profezia si avverò. Successivamente, si spinse fino a prevedere una discesa a 10 dollari. Questo, invece, non si è realizzato.

(Leggi anche: Mercato petrolio guardi a questo dato USA)

 

 

 

Offerta petrolifera in crescita, non in calo

Discroll ammette che l’OPEC sia riuscita a sostenere i prezzi più velocemente delle sue aspettative, ma invita a non farsi illusioni, definendo quello petrolifero un “mercato bearish nel lungo periodo”. Senza una ripresa vigorosa dell’economia mondiale, spiega, non sembrano esserci elementi per credere a una ripresa delle quotazioni, notando come la produzione di petrolio negli USA sia molto più alta dei livelli del 2011, quando i prezzi arrivarono fino a 146 dollari. (Leggi anche: Accordo OPEC tutto da realizzare: offerta record a novembre)

Grazie al recupero di produttività, le compagnie americane sarebbero in grado di produrre a costi molto più bassi oggi, mentre i principali produttori concorrenti, dall’Iraq alla Russia, stanno tutti estraendo di più e intorno ai massimi di sempre, anche perché nel frattempo e con grande velocità vengono attuati progetti degli anni passati, che stanno incrementando l’offerta globale.

Tornerebbe lo spettro deflazione

E se Discroll avesse ragione anche stavolta? I ragionamenti fin qui svolti negli ultimi due mesi andrebbero rivisti totalmente. Altro che Trumpflation; le economie avanzate del pianeta rischierebbero di tornare in deflazione e quelle produttrici come la Russia ripiomberebbero nella recessione, quando non ne sono ancora uscite. La stretta monetaria americana decelererebbe e la BCE si terrebbe pronta a reagire ai rischi con stimoli ancora più prolungati, anche se essendovi un limite per il QE europeo, il risultato di questo riposizionamento delle banche centrali sarebbe un probabile apprezzamento del cambio euro-dollaro, visto che la divergenza tra Federal Reserve e BCE si ridurrebbe. (Leggi anche: Inflazione davvero in risalita?)

Potrebbe sempre intervenire l’OPEC con nuovi tagli alla produzione, ma il passo sarebbe remoto, considerando che già è stato molto difficile giungere all’accordo di due mesi fa e che l’Arabia Saudita non tollererebbe la perdita di quote di mercato per fare un favore a produttori come USA e Russia. Semmai, Riad si vedrebbe costretta a rinviare i piani per l’IPO di Aramco, la compagnia petrolifera statale da almeno 2.000 miliardi di dollari, che il ceo Amin Nasser ha confermato sbarcherà in borsa l’anno prossimo con una quotazione del 5%, in grado di raccogliere capitali per 100 miliardi.

 

 

 

 

 

 

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