Petrolio: prezzi tornati a 50 dollari, ma l’ottimismo sull’accordo OPEC è eccessivo

I prezzi del petrolio sono tornati intorno ai 50 dollari, ma sembra eccessivo l'ottimismo sull'accordo OPEC di settimana scorsa. L'Arabia Saudita segnala di non credere a un rally.

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I prezzi del petrolio sono tornati intorno ai 50 dollari, ma sembra eccessivo l'ottimismo sull'accordo OPEC di settimana scorsa. L'Arabia Saudita segnala di non credere a un rally.

E’ un buon momento per i prezzi del petrolio, che dopo lo scetticismo iniziare sull’accordo raggiunto tra i 14 membri dell’OPEC per contenere l’offerta, adesso si aggirano nei dintorni dei 50 dollari al barile, tornando ai livelli di metà agosto. Le quotazioni del Brent sono salite a poco sopra i 50 dollari ieri, quelle del Wti americano si sono portate sopra i 48 dollari. Ma viene da chiedersi se non sia affrettato un simile ottimismo, considerando che la vera intesa arriverebbe solamente alla fine di novembre e che dall’Arabia Saudita sono arrivati in questi ultimi giorni segnali di altro tenore.

I sauditi sono i leader sostanziali del cartello, producendo la media di oltre 10,6 milioni di barili al giorno, negli ultimi mesi. Le vendite di petrolio rappresentano l’88% delle entrate statali, tanto che il crollo delle quotazioni dell’ultimo biennio ha provocato un deficit fiscale fino al 15% del pil nel 2015 e atteso ancora a 87 miliardi di dollari quest’anno. (Leggi anche: Accordo OPEC cambia davvero qualcosa?)

Austerità saudita cozza con ottimismo su accordo OPEC

Nel tentativo di porre rimedio alla crisi dei conti pubblici, tamponati con le riserve valutarie della banca centrale, passate dai 737 miliardi di due anni fa agli attuali 640 miliardi, la monarchia ha annunciato la scorsa settimana nuove misure di austerità, che comprendono tagli agli stipendi dei ministri del 20%, a quelli dei consiglieri del sovrano del 15% e l’adozione del calendario gregoriano per i dipendenti pubblici. Ad oggi, il settore statale saudita adotta il calendario lunare islamico, che si compone di 354-355 giorni all’anno, 11 in meno rispetto a quello occidentale. Ne consegue, che i dipendenti statali adesso saranno pagati meno per lavorare una settimana in mezzo all’anno in più.

Poiché gli statali rappresentano oltre i due terzi dell’occupazione saudita, si teme che l’austerità annunciata possa impattare negativamente sulla crescita economica del regno e sui consumi interni. Di fatti, l’indice Tadawul è sceso ieri ai minimi da cinque anni, segnalando i timori degli investitori, i quali in pochi giorni hanno “bruciato” 30 miliardi di capitalizzazione. (Leggi anche: Petrolio, dall’Arabia Saudita una svolta epocale)

 

 

 

 

Prezzi petrolio si terranno entro i 50 dollari?

Ora, se i sauditi fossero ottimisti sulla risalita dei prezzi del petrolio, davvero emanerebbero nuovi decreti per cercare di tagliare il deficit fiscale più delle attese? Queste misure non segnalerebbero che Riad si starebbe preparando a una lunga fase di basse quotazioni?

Il punto è scoprire quanto basse siano i prezzi attesi dal regno. In teoria, esso riuscirebbe a pareggiare i conti pubblici con quotazioni superiori ai 66 dollari al barile, meno dei 95 necessari ancora nel 2015, ma superiori di oltre il 30% rispetto ai livelli attuali del mercato. La conseguenza logica di tali numeri è che i sauditi non si attendono lontanamente una risalita dei prezzi verso i 60 dollari, altrimenti si sarebbero risparmiati misure certamente non popolari. (Leggi anche: Rivoluzione saudita, vivere senza petrolio dal 2020)

 

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