Petrolio, prezzi in direzione 40 dollari: è battaglia in Asia tra sauditi e Iran

Il mercato del petrolio si dirige verso i 40 dollari e potrebbe scendere a 35 dollari entro l'estate. L'eccesso di offerta perdura.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Il mercato del petrolio si dirige verso i 40 dollari e potrebbe scendere a 35 dollari entro l'estate. L'eccesso di offerta perdura.

Le quotazioni del petrolio si stanno dirigendo decisamente e con una certa velocità verso i 40 dollari al barile. Ieri, il prezzo del Brent è sceso ben sotto i 43 dollari e quello del Wti americano ai 41 dollari. Fonte di debolezza sono stati diversi dati. Il primo è più di contesto macro e riguarda la crescita americana, di appena l’1,2% annuo nel secondo trimestre, secondo le stime preliminare di Washington, inferiore alla metà del dato atteso dagli analisti.

Una minore crescita globale fa temere un rallentamento oltre le previsioni della domanda di greggio, quando l’offerta non accenna a diminuire nel suo complesso. Al termine della settimana scorsa, i siti estrattivi attivi negli USA sono cresciuti di 3 unità a 374, segnando il quinto rialzo settimanale consecutivo.

Rally petrolio sembra finito

Dai minimi di fine maggio, quando si era arrivati a 316 unità, la crescita è pari a 54 unità, del 18,4%. Il bilancio resta negativo da inizio anno, -162 unità (-30%). Il trend crescente di questi ultimi due mesi, però, segnalerebbe un ritorno alla produzione di quegli impianti prima dismessi, in quanto non più remunerativi ai nuovi più bassi prezzi. Ciò, a sua volta, preluderebbe a un aumento della produzione di greggio americano, o quanto meno a una stabilizzazione dei livelli estrattivi, come dimostrerebbero anche le scorte USA.

Altri dati mettono in dubbio il rally della materia prima, che tra febbraio e giugno è stato pari a circa il 90% dei minimi toccati a inizio anno. L’Arabia Saudita ha aggiornato ieri i listini per le spedizioni di greggio verso i clienti asiatici, annunciando uno sconto di 1,10 dollari al barile al di sotto dei prezzi medi praticati nella regione. Si è trattato del taglio più ampio degli ultimi 10 mesi, a conferma che Riad non avrebbe alcuna intenzione di retrocedere dalla battaglia di fatto scatenatasi con l’Iran per il mantenimento delle quote di mercato.

 

 

 

Scontro tra Iran e sauditi

Teheran ha aumentato quest’anno la produzione già del 25%, dopo la fine dell’embargo internazionale di oltre 4 anni contro le sue esportazioni. Da qui alla fine dell’anno dovrebbe raggiungere i 4 milioni di barili al giorno, tornando di fatto ai livelli pre-sanzioni, ma colpendo direttamente le quote di mercato di Arabia Saudita e Iraq, che sono i suoi più temibili concorrenti sia sul piano commerciale che su quello geo-politico.

I sauditi stanno producendo ai massimi di sempre, intorno alla media di 10,5 milioni di barili al giorno. Tuttavia, questo aumento delle estrazioni non ha a che vedere con i consumi interni, che sono cresciuti di appena 24.000 barili al giorno nei primi 5 mesi del 2016, il ritmo più basso dal 2016 e meno di un decimo di quello del 2014.

Eccesso offerta petrolio dura più delle attese

La stagnazione dei consumi energetici sauditi è dovuta al taglio dei sussidi elargiti dal governo (carburante, bollette, etc.), ma anche al clima di rallentamento generale dell’economia, che quest’anno dovrebbe crescere meno del 2%, in conseguenza proprio delle quotazioni petrolifere più basse.

La domanda di carburante nell’Oman, altro paese-chiave nella regione mediorientale per il mercato del greggio, starebbe crescendo quest’anno di appena l’1%, quando nell’ultimo decennio la media è stata di quasi il 10%. E le esportazioni stanno riprendendosi in Libia, dopo le frequenti interruzioni dei mesi scorsi, vuoi per la guerriglia interna al paese, vuoi anche ultimamente per gli scioperi del settore, indetti dai sindacati.

 

 

Incognita super-dollaro

Lo stesso dicasi della Nigeria, dove guerriglieri e governo stanno trattando un accordo, che ha già arrestato i sabotaggi ai pozzi dei mesi scorsi da parte dei primi.

Domanda al rallentatore e offerta non decrescente o persino crescente. L’eccesso di produzione durerà qualche mese in più del previsto e questo entro la fine dell’estate potrebbe spingere le quotazioni del petrolio in zona 35 dollari, come atteso da John Kilduff, partner di Again Capital. A maggior ragione, se il dollaro dovesse rafforzarsi nelle prossime settimane, nel caso di un rialzo dei tassi USA più vicino a quello previsto dal mercato.

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Altre economie, Crisi materie prime, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, Petrolio, quotazioni petrolio