Petrolio, prezzi deboli sulle scarse prospettive per il 2017

Quotazioni del petrolio in lieve calo e lontane dai 60 dollari al barile. L'offerta starebbe già risalendo negli USA e per fortuna ancora aiuta la Cina.

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Quotazioni del petrolio in lieve calo e lontane dai 60 dollari al barile. L'offerta starebbe già risalendo negli USA e per fortuna ancora aiuta la Cina.

In calo i prezzi del petrolio stamane, ripiegando a 55,68 dollari al barile per il Brent e a 52,39 dollari per il Wti americano. Non s’intravede la fuga verso i 60 dollari, che i produttori dell’OPEC sperano ancora possa essere raggiunta nelle prossime settimane, dopo avere concordato al loro interno un taglio della produzione di 1,2 milioni di barili al giorno e con altri undici produttori esterni per altri 540.000 barili al giorno.

In tutto, quindi, l’offerta dovrebbe scendere di 1,8 milioni di barili al giorno nei primi mesi del 2017, ma sempre che la produzione dei paesi non-OPEC non aderenti all’accordo resti costante. Ed è proprio qui che si concentra l’attenzione del mercato.

Gli USA stanno producendo 8,95 milioni di barili di greggio ogni giorno, ovvero agganciando i livelli del 2014, anno in cui esplose la crisi del petrolio, le cui quotazioni sono arrivate a schiantarsi del 75% in appena 18 mesi. Con la risalita dei prezzi sopra i 50 dollari al barile, è evidente come le compagnie americane stiano tornando ad estrarre dai pozzi dismessi nei mesi passati, come suggerisce anche il dato sui siti attivi sul territorio USA. (Leggi anche: Petrolio, mercato guardi a questo dato USA)

Produzione di petrolio in calo in Cina

Per fortuna del mercato, a controbilanciare un aumento dell’offerta americana ci sta pensando la Cina, che nel 2016 ha visto scendere la produzione interna del 6,9% e che anche quest’anno dovrebbe registrare un calo della stessa entità, nonostante l’Amministrazione Energetica Nazionale sostenga che essa resterà costante a 4 milioni di barili al giorno.

Il calo della produzione cinese è legato alla dismissione di pozzi maturi da parte delle compagnie statali, ritenuti non più convenienti sul piano economico. Per questo, Pechino sarà costretta a tenere alti i livelli delle importazioni, che quest’anno dovrebbero salire al 65% del fabbisogno nazionale. E se nel 2016 sono già cresciute del 13,6%, toccando il record di 8,6 milioni al giorno a dicembre, quest’anno sono attese in aumento del 4,8% dagli analisti di Bloomberg. (Leggi anche: Petrolio, rischio Cina nel 2017)

 

 

 

 

Prospettive deboli per il 2017

L’OPEC si mostra ottimista sul raggiungimento dell’obiettivo, tanto che l’Arabia Saudita ha sostenuto che non sarebbe necessario estendere l’accordo, al termine dei sei mesi, convinta che la risalita dei prezzi sia ormai un fatto assodato.

Eppure, non sembra esattamente questo il clima imperante sui mercati internazionali. La domanda per quest’anno dovrebbe aumentare di 1,3 milioni di barili al giorno, in lieve rallentamento dai +1,4 milioni dello scorso anno, ma il super dollaro ne limiterà la crescita, mentre il taglio dei costi da parte delle compagnie americane e la tentazione dentro l’OPEC di fregare gli altri aderenti all’accordo potrebbero giocare brutti scherzi al mercato sul fronte dell’offerta. (Leggi anche: Petrolio, ecco perché non sarà boom nel 2017)

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