Petrolio, prezzo in calo sui 45 dollari: pessimismo ai massimi da un anno

Quotazioni del petrolio sui 45 dollari, il calo è ormai evidente e a causarlo sono i timori su un eccesso di offerta più prolungato delle attese.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Quotazioni del petrolio sui 45 dollari, il calo è ormai evidente e a causarlo sono i timori su un eccesso di offerta più prolungato delle attese.

E’ tornato il pessimismo sul petrolio, i cui prezzi sono ormai con ogni evidenza diretti verso i 45 dollari al barile. Anzi, ieri le quotazioni del Wti americano sono scese al di sotto di tale soglia, attestandosi in chiusura a 45,02 dollari al barile, perdendo oltre il 2% rispetto alla seduta precedente, mentre quelle del Brent sono scese a 46,96 dollari.

Per la quinta settimana consecutiva, i fondi speculativi hanno ridotto le loro attese “bullish”, la serie negativa più lunga da un anno a questa parte. A questo punto, si potrebbero trasformare in realtà le previsioni di alcuni analisti, secondo le quali i prezzi del greggio scenderanno fino ai 40 dollari, prima di tornare a crescere.

Fallito golpe Turchia avrebbe valenza bullish

Ma cosa sta diffondendo tanto pessimismo? L’ultima notizia “bearish”, in ordine di tempo, riguarda la Turchia. Attenzione, perché a prima vista, le tensioni tra Ankara e l’Occidente dopo il fallito golpe potrebbero possedere una valenza positiva per le quotazioni, in quanto dal Bosforo e i Dardanelli passano ogni giorno 2,9 milioni di barili, stando agli ultimi dati IEA (“International Energy Agency”) risalenti al 2013. L’eventuale blocco del passaggio, quindi, avrebbe conseguenze dirompenti negative sul mercato petrolifero globale.

Non la pensano evidentemente così gli investitori, che vedono nei fatti di Ankara un evento dall’impatto recessivo sull’economia globale o su almeno parte di essa. Tutto questo, mentre a giugno le importazioni di greggio in Cina sono scese a 7,5 milioni di barili al giorno, ai minimi da 5 mesi, anche se ancora nettamente superiori alla media di 6,7 milioni dello scorso anno. Gli analisti ritengono che la media del 2016 si attesterà a 7,4 milioni.

 

 

 

Produzione petrolio USA potrebbe tornare a crescere

E negli USA, per la sesta settimana nelle ultime sette, venerdì Bagher Hughes ha stimato in crescita di 6 unità a 357 unità i siti estrattivi attivi sul territorio americano all’8 luglio scorso, il dato più alto da aprile, segnalando una potenziale ripresa della produzione nel paese, dove il livello delle scorte di diesel tende a crescere, anziché a diminuire, pur in piena stagione estiva, caratterizzata da un aumento della domanda di carburante da parte degli automobilisti per le partenze. E in Cina è atteso un rallentamento della crescita della domanda di carburante nel trimestre in corso, dopo il boom dello stesso periodo nel 2015 (+350.000 barili al giorno).

A sostegno dei prezzi, o meglio, ad evitare un loro calo peggiore c’è lo sciopero indetto dai sindacati per i lavoratori del settore petrolifero in Libia, che sta già riducendo le esportazioni e minacciando persino le estrazioni, che a giorni potrebbero risultare dimezzate. Eppure, il declino delle quotazioni è evidente. L’eccesso di offerta, che in molti ad oggi hanno stimato svanire entro la fine dell’anno, evidentemente adesso viene valutato più resiliente di quanto si sia pensato.

 

 

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