Petrolio, prezzi in calo sopra i 45 dollari: vertice OPEC davvero determinante?

Prezzi del petrolio in deciso calo alla vigilia del vertice OPEC. L'ottimismo di ieri è svanito, i fatti ci suggeriscono molta cautela sull'impatto per le quotazioni nel medio termine.

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Prezzi del petrolio in deciso calo alla vigilia del vertice OPEC. L'ottimismo di ieri è svanito, i fatti ci suggeriscono molta cautela sull'impatto per le quotazioni nel medio termine.

In attesa del vertice OPEC ad Algeri di domani, convocato informalmente per cercare di sostenere i prezzi del petrolio, l’ottimismo sembra essere davvero cauto alla vigilia. Le quotazioni del Brent scendono al momento dell’1,65% a 46,57 dollari, quelle del Wti americano dell’1,47% a 45,21 dollari.

Su base mensile, in entrambi i casi si registra un calo attorno al 5%. Analisti e investitori si chiedono, infatti, se la riunione del cartello sia davvero così determinante per le sorti a breve del greggio e se un accordo per il “congelamento” della produzione sia alla portata. (Leggi anche: Vertice OPEC inizia tra lo scetticismo)

L’OPEC riunisce 14 produttori, di cui l’Arabia Saudita è il più grande, fungendo nei fatti da leader dell’organizzazione. Nonostante abbia segnalato da oltre un mese di voler stringere con la Russia un accordo per ravvivare i prezzi del petrolio, nessun atto concreto starebbe seguendo alle parole d’intenti da entrambe le parti. (Leggi anche: Arabia Saudita e crisi del petrolio)

Produzione petrolio OPEC ai massimi

Tutte le prime cinque compagnie russe stanno incrementando la loro produzione e puntano ad aumentare le estrazioni anche per i prossimi tre anni. Rappresentando il 75% della produzione interna, difficilmente Mosca potrà registrare un calo della produzione nel breve termine, quando già produce ai massimi da oltre 30 anni, intorno a 11 milioni di barili al giorno.

Anche l’offerta saudita resta abbondante, pari a circa 10,6 milioni di barili al giorno, ma quel che maggiormente preoccupa il mercato è che Riad confermerebbe la sua posizione, per cui non taglierà la produzione, se l’Iran non porrà un tetto alla sua a 3,6 milioni di barili. Teheran, però, non solo continua a respingere al mittente la proposta, annunciando di puntare a tornare ai livelli pre-embargo di 4,2 milioni di barili al giorno, ma qualche ora fa ha definito “informale” il vertice OPEC di domani, ribadendo di tirarsi fuori da qualsivoglia accordo per congelare la produzione del cartello.

 

 

 

Vertice OPEC parte menomato su scontro tra sauditi e iraniani

Le tensioni tra Iran e Arabia Saudita sono il vero tema da seguire, mentre la riunione di domani è poco più di una risposta di Riad alle richieste “capricciose” dei partner più preoccupati dell’OPEC, ovvero il Venezuela e la Nigeria, entrambi alle prese con forti difficoltà finanziarie interne e con un calo della produzione accusato nei mesi scorsi.

D’altra parte, fuori dall’organizzazione, non solo la Russia, ma anche gli USA segnalerebbero una certa resilienza della produzione al crollo dei prezzi del petrolio degli ultimi due anni. I siti estrattivi attivi sul territorio americano sono rimbalzati del 32% da maggio a 418 unità, dimostrando come parte dei pozzi abbandonati nell’ultimo biennio, in quanto non più remunerativi ai minori prezzi di mercato, ora siano riesumati al primo rialzo delle quotazioni. (Leggi anche: Obama autorizza export petrolio USA)

Contano fattori geo-politici

Più che del vertice OPEC, i prezzi del petrolio risentiranno delle tensioni geo-politiche e delle vicissitudini interne a diversi paesi, Venezuela, Libia e Nigeria in testa. Tripoli, ad esempio, produce oggi meno di 300.000 barili al giorno, quando prima della morte del rais Muhammar Gheddafi, estraeva 1,6 milioni di barili. L’obiettivo dello stato nordafricano è di tornare ai livelli di 5 anni fa, mirando a triplicare la sua offerta entro l’anno.

Resta da vedere se anche il Venezuela sarà in grado di aumentare la sua produzione, che quest’anno ha subito un rallentamento, a causa dell’obsolescenza degli impianti estrattivi, a sua volta provocata da scarsi investimenti. Infine, il governo nigeriano sembra avere trovato un accordo con i guerriglieri del Delta Niger, un’organizzazione in grado nella primavera scorsa di bloccare le estrazioni in diversi pozzi dell’area. (Leggi anche: Venezuela, petrolio importato dagli USA)

 

 

 

Vertice OPEC in sé potrà poco

Su tutto domina lo scontro tra Riad e Teheran per la supremazia nel Medio Oriente. I sauditi non hanno intenzione di cedere quote di mercato al nemico storico, così come gli iraniani non si mostrano disponibili a sottoporsi a un’intesa per il “congelamento” della produzione, quando la loro esigenza è di superare le limitazioni imposte negli ultimi 5 anni dall’embargo dell’Occidente contro le sue esportazioni.

Da tutte queste considerazioni, si capisce come il vertice OPEC nelle prossime ore poco potrà in sé per ravvivare le quotazioni, se non sostenerle all’impatto con un comunicato congiunto, che quasi certamente lascerà il tempo che trova. (Leggi anche: Battaglia in Asia tra iraniani e sauditi)

 

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