Petrolio, prezzi in attesa del vertice OPEC: ecco i 3 scenari

La direzione dei prezzi del petrolio la conosceremo da domani, quando si concluderà il vertice OPEC sul taglio della produzione. Un accordo potrebbe anche non esserci, diversi gli scenari in ballo.

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La direzione dei prezzi del petrolio la conosceremo da domani, quando si concluderà il vertice OPEC sul taglio della produzione. Un accordo potrebbe anche non esserci, diversi gli scenari in ballo.

Inizia oggi a Vienna il vertice OPEC semestrale, che culminerà domani con un comunicato, attraverso il quale verificheremo se l’accordo sul taglio della produzione del petrolio sarà stato finalmente messo nero su bianco o se negli ultimi due mesi, dopo la riunione informale ad Algeri, abbiamo parlato del nulla. Fino a questo momento, le probabilità di una mancata intesa sono elevate, come dimostrano le ultime dichiarazioni del ministro saudita, Khalid al-Falih, secondo cui la risalita delle quotazioni avverrebbe anche in assenza di un accordo.

Quali sono le principali difficoltà riscontrate dal cartello e quali gli scenari più probabili? Ad Algeri, l’organizzazione ha preliminarmente fissato nel range 32,5-33 milioni di barili al giorno il target per la produzione complessiva dei 14 membri, nettamente più basso dei 33,64 milioni mediamente estratti dagli stessi in ottobre. (Leggi anche: Petrolio, OPEC nel caos)

Nessuno vuole tagliare la propria produzione

Tutti concordano sul fatto che serva ridurre l’offerta, in modo da eliminarne l’eccesso sul mercato, ma sono molteplici le difficoltà concrete nel perseguire tale obiettivo. In primis, come ripartire l’onere all’interno del cartello: l’Iran ritiene di non doversi accollare alcun taglio, essendo in fase di recupero della produzione persa negli anni dell’embargo occidentale contro le sue esportazioni.

Anche l’Iraq sostiene di avere diritto a non sobbarcarsi un taglio, avendo da poco cacciato i guerriglieri dell’ISIS dai suoi pozzi, tornati sotto il controllo delle autorità statali, mentre la Libia, che rispetto a 5 anni fa, quando era ancora guidata dal rais Muhammar Gheddafi, estrae l’80% di greggio in meno, giustamente reclama la possibilità di aumentare le estrazioni, ambendo a triplicarle entro fine anno. La Nigeria, dal canto suo, ha subito quest’anno atti di sabotaggio di alcuni suoi pozzi da parte di guerriglieri interni e per questo punta a non essere coinvolta nella riduzione dell’offerta. (Leggi anche: Petrolio, ora Nigeria e Libia deprimono le quotazioni)

 

 

 

 

Lite sui numeri OPEC

I sauditi non intendono ridurre la loro produzione, se non faranno lo stesso anche gli altri, puntando a coinvolgere anche i grossi produttori esterni all’OPEC, come Russia e Messico.

Ma Mosca si mostra adesso disponibile solamente a un “congelamento” della sua offerta ai massimi in era post-sovietica, intorno a 11 milioni di barili al giorno.

Altro problema, il calcolo della produzione di ciascun membro. Iran e Iraq sono i principali critici dei dati ufficiali dell’OPEC, sostenendo che i loro livelli produttivi siano superiori a quelli risultanti dalle statistiche dell’organizzazione. E la discrepanza fa sì che si complichi la strada per raggiungere un accordo, dato che non si dispongono di dati univoci per calcolare la base di partenza su cui effettuare il taglio. (Leggi anche: Petrolio, bluff dei numeri OPEC)

Gli scenari possibili

Infine, con la produzione attesa in crescita nel 2017 fuori dall’OPEC, il rischio è che il cartello si sacrifichi in favore di paesi come USA e Russia, che avrebbero tutta la convenienza a sfruttare un eventuale aumento dei prezzi per estrarre più greggio dai rispettivi pozzi.

A questo punto, gli scenari possibili sarebbero almeno tre: 1) l’OPEC raggiunge un’intesa sul taglio. I prezzi del petrolio salirebbero probabilmente sopra i 50 dollari, anche se solo per il breve periodo. I fondamentali del mercato spingerebbero a prevedere un ripiegamento nei mesi successivi e una conseguente stabilizzazione dei prezzi nella seconda metà dell’anno prossimo sui 50 dollari, sempre che l’accordo regga alla prova dei fatti. (Leggi anche: Petrolio, accordo OPEC ci sarà)

 

 

 

Mancato accordo o intesa a metà

2) l’OPEC non raggiunge alcuna intesa. Le quotazioni precipitano e sull’onda del disappunto, c’è chi si spinge a stimare una discesa fin sotto i 40 dollari, magari vicino ai 30 dollari. Con il passare dei mesi, vi sarebbe una risalita, magari attorno ai valori attuali, ma l’effetto del mancato taglio avrebbe ripercussioni molto pesanti sulla credibilità dell’organizzazione come leader mondiale del mercato petrolifero;

3) l’OPEC non taglia la produzione, ma si accorda per “congelarla”.

Nessun aumento dell’offerta, ma nemmeno alcuna riduzione. Il mercato resterebbe in sovrapproduzione, i prezzi scenderanno nel breve termine, anche se probabilmente non tanto. Il cartello segnala di voler contribuire a sostenere le quotazioni, ma di fatto sarebbe solo un’alternativa al fallimento secco delle trattative. (Leggi anche: Golfo Persico, petrolio fino a 95 dollari per evitare crisi fiscale)

 

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