Petrolio, prezzi a -10% in una settimana verso quota 45 dollari

Le quotazioni del petrolio si dirigono verso i 45 dollari al barile, dopo il dato sulle scorte USA. L'accordo OPEC di fine settembre si è rivelato un bluff, nessuno sta tagliando la produzione, anzi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le quotazioni del petrolio si dirigono verso i 45 dollari al barile, dopo il dato sulle scorte USA. L'accordo OPEC di fine settembre si è rivelato un bluff, nessuno sta tagliando la produzione, anzi.

Le scorte di petrolio negli USA sono aumentare al termine della settimana scorsa di 14,42 milioni di barili a 482,6 milioni, nettamente al di sopra dei +9,3 milioni attesi dall’American Petroleum Institute e dal milione in più stimato dagli analisti di Reuters. E così, i prezzi del greggio stanno accentuando i cali, segnando -1,99% a 47,18 dollari per il Brent e -2,19% a 45,65 dollari per il Wti americano. Di fatto, in appena una settimana il mercato petrolifero ha registrato un calo delle quotazioni di circa il 10%, dirigendosi palesemente verso quota 45 dollari, dopo essersi portato nelle settimane scorse al di sopra dei 50.

Le scorte di greggio risultano superiori di circa 35 milioni di barili su base annua, ma non sono né l’unica, né la vera causa del ripiegamento dei prezzi, che semmai accelerano al ribasso su un insieme di fattori. L’accordo OPEC, preliminarmente raggiunto ad Algeri alla fine di settembre, si mostra ogni giorno più difficile da finalizzarsi, a causa delle resistenze di diversi membri anche di peso, tra cui Iraq e Iran, senza il cui coinvolgimento è improbabile che l’Arabia Saudita tagli la sua produzione per rilanciare i prezzi e fare così un favore a chi continua ad aumentare le estrazioni. (Leggi anche: Petrolio, prezzi sotto 50 dollari: accordo OPEC più lontano)

Nessuno taglia, l’accordo OPEC è un bluff

D’altra parte, la Russia ha segnalato di essere indisponibile anche solo a “congelare” la sua produzione, nonostante il presidente Vladimir Putin avesse fatto propendere per il contrario a Istanbul, smentito quasi subito dal capo di Rosneft, Igor Sechin, il quale presiede a un quarto dell’offerta energetica di Mosca. Ma se nessuno intende tagliare, come fa il cartello a ridurre la sua offerta complessiva di 0,75-1,25 milioni di barili al giorno, rispetto al mese di settembre?

Le stesse aspettative positive sui prezzi nei prossimi mesi hanno contribuito verosimilmente ad allontanare il riequilibrio del mercato petrolifero. Dall’inizio della settimana scorsa, la differenza tra le quotazioni del Brent con consegna a gennaio e quelle con consegna a dicembre (“contango”) è stata di 3,52 dollari, più che sufficiente per parcheggiare un barile di greggio nei super-tank per sei mesi. In altri termini, conviene alle compagnie petrolifere estrarre greggio e accumularlo in forma di scorte, confidando nella sua vendita a prezzi superiori a quelli del costo sostenuto per metterlo da parte nei super-serbatoi. (Leggi anche: Petrolio, rally prezzi di lungo periodo?)

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Altre economie, Crisi materie prime, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, Petrolio, quotazioni petrolio

I commenti sono chiusi.