Petrolio, perché la risalita delle quotazioni appare ingiustificata

Le quotazioni del petrolio sono in netto rialzo su base mensile, ma il boom delle ultime sedute appare ingiustificato. Ecco un'analisi del perché.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le quotazioni del petrolio sono in netto rialzo su base mensile, ma il boom delle ultime sedute appare ingiustificato. Ecco un'analisi del perché.

Anche oggi, le quotazioni del petrolio mettono a segno un nuovo progresso. Il Brent sfonda la soglia dei 60 dollari al barile, attestandosi a 60,48 dollari, in crescita dell’1,12%. E anche il Wti americano mostra guadagni di oltre l’1% a 53,86 dollari. Per entrambi i tipi di greggio si tratta dei livelli più alti toccati dagli inizi di maggio. Su base mensile, il Wti guadagna quasi il 20%, il Brent il 9%. Cos’è cambiato nelle ultime sedute? Perché i fondamentali deboli del mercato petrolifero non sono rispecchiati nel trend delle quotazioni? Il dato che più interessa al momento gli investitori è la produzione di greggio negli USA, che con il loro boom dello “shale oil” si sono rapidamente portati alle spalle dell’Arabia Saudita per quantità di barili estratti quotidianamente, minacciandone la leadership anche per le vendite in Asia.

Produzione e scorte petrolio USA in crescita

Il Dipartimento dell’Energia di Washington ha stimato lunedì che a maggio si registrerà un calo della produzione negli USA di 57 mila barili al giorno per i pozzi più produttivi. Le sette regioni responsabili del successo dello “shale” (Bakken, Eagle Ford, Haynesville, Marcellus, Niobrara, Permian e Utica), che tra il 2011 e il 2013 hanno rappresentato il 95% della produzione petrolifera complessiva americana, il prossimo mese potrebbero estrarre quotidianamente 5,56 milioni di barili contro i 5,62 milioni di aprile. Si tratterebbe del primo calo in 4 anni, a dimostrazione che si sarebbe ormai raggiunto il picco della produzione negli USA.   APPROFONDISCI – Petrolio, scorte USA cresciute di 10,95 milioni di barili. Serbatoi sempre più pieni   Il resto lo sta facendo l’indebolimento del dollaro contro le principali valute, dopo il boom dei mesi precedenti. Un biglietto verde meno forte stimola la domanda degli acquirenti non americani, visto che il petrolio è quotato in dollari. Bastano questi dati per giustificare il boom dei prezzi di questi ultimi giorni? In effetti, pare assolutamente di no. In primis, perché lo stesso Dipartimento dell’Energia di Washington ha alzato le sue previsioni a medio-lungo termine sulla produzione di greggio negli USA. Nel 2020, si aspetta un picco di 10,6 milioni di barili al giorno dai 9,4 odierni, un milione in più di quanto stimato appena un anno  fa. E nel 2040, l’output sarebbe di 9,4 milioni di barili al giorno, il 26% in più della stima precedente.   APPROFONDISCI – Petrolio: quotazioni schizofreniche, ma ecco perché dobbiamo attenderci forti cali   Sempre nel 2020, il greggio estratto onshore nei 48 stati americani, esclusi l’Alaska e le Hawaii, sarebbe pari a 5,6 milioni di barili al giorno, il 34% in più di quanto atteso l’anno scorso. E nel 2025, il prezzo del greggio salirebbe a 91 dollari al barile, 10 dollari in meno della precedente previsione.

Anche l’OPEC pompa petrolio ai massimi

Non è tutto. La crescita della produzione sta riguardando anche i paesi dell’OPEC, che a marzo hanno estratto quotidianamente 30,72 milioni di barili, +800.000 rispetto a febbraio, trainati dai 10,3 milioni dell’Arabia Saudita. E secondo una stima dell’American Petroleum Institute, la settimana scorsa ha visto crescere le scorte di greggio USA di altri 2,6 milioni di barili, mentre gli analisti si aspettano in media una crescita di 3,6 milioni.   APPROFONDISCI – Petrolio, le quotazioni potrebbero crollare per lo scontro dentro l’OPEC e con gli USA   Allo stesso tempo, i dati ufficiali di questa mattina di Pechino indicano che la Cina è cresciuta nel primo trimestre del 7% annuo, il ritmo più basso degli ultimi 25 anni. Parliamo del secondo consumatore di energia al mondo, che già ha fatto incetta di petrolio, accumulandolo nei suoi serbatoi come riserve strategiche, approfittando del crollo delle quotazioni degli ultimi 10 mesi. Tutti i suddetti fattori ci spingono a ritenere che l’eccesso di offerta sia destinato a rimanere tale per i prossimi mesi, specie se consideriamo che all’Iran dovrebbe essere tolto o allentato presto l’embargo sulle sue esportazioni. Al contrario, la domanda è debole e la stessa crescita dell’Eurozona, ora attesa di qualche decimale in più rispetto ai mesi scorsi, non riuscirebbe ad imprimere un’accelerazione sufficiente ai consumi energetici. Dunque, non è difficile pronosticare un ripiegamento delle attuali quotazioni, più frutto di ricoperture e delle scommesse degli investitori che di un’analisi approfondita del mercato.   APPROFONDISCI – Petrolio: quotazioni in rialzo dopo il tonfo di ieri, ma l’eccesso di offerta cresce  

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Argomenti: Petrolio