Petrolio, accordo OPEC ci sarà sulla partita a scacchi tra sauditi, russi e americani

Le quotazioni del petrolio tornano in prossimità dei 50 dollari sul cauto ottimismo per l'accordo OPEC di fine mese. Tra il cartello, gli USA e la Russia è un gioco a scacchi.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le quotazioni del petrolio tornano in prossimità dei 50 dollari sul cauto ottimismo per l'accordo OPEC di fine mese. Tra il cartello, gli USA e la Russia è un gioco a scacchi.

Le quotazioni del petrolio si avvicinano ai 50 dollari al barile, dopo essere scese ben al di sotto dei 45 nel corso della settimana scorsa. Il Brent riacciuffa i 49 dollari e il Wti americano è risalito sopra i 48. C’è un cauto ottimismo sull’esito della riunione dell’OPEC di fine mese, al termine della quale sarà esitato quasi certamente un accordo per il taglio della produzione da parte dei 14 membri del cartello. Non che si tratti di un’intesa credibile negli impegni e di lungo respiro, ma l’unica certezza è che i sauditi, leader di fatto dell’organizzazione, vogliono presentarsi al mondo a mani piene il 30 novembre prossimo, non potendosi permettere di provocare l’ennesimo disappunto sui mercati per l’ostentata incapacità o mancanza di volontà di controllare l’offerta di greggio.

I problemi sul tavolo sono diversi e tutti gli stessi da mesi. L’Arabia Saudita sarebbe disposta a mettere sul piatto un taglio della produzione propria di 4-500.000 barili al giorno, ma il secondo e terzo produttore del cartello – Iran e Iraq – non sarebbero intenzionati a seguirla in questa strada, semmai puntando a “congelare” la loro quota. (Leggi anche: Petrolio, sauditi lanciano segnali negativi)

La Russia si limiterà a “congelare” la produzione di petrolio

A dirla tutta, Teheran punta, addirittura, a salire a una produzione intorno ai 4,2 milioni di barili al giorno, ovvero a crescere di quasi mezzo milione rispetto ai livelli attuali, sostenendo che a tanto ammonterebbe la sua offerta pre-embargo.

Nelle scorse ore, notizie poco rassicuranti sono arrivate dalla Russia, dove il governo fa sapere di essere disposto a contribuire al riequilibrio del mercato petrolifero mondiale, ma non con un taglio alla produzione, bensì con un congelamento della sua quota. Mosca non fa parte dell’OPEC, ma collabora con l’organizzazione da anni. Tuttavia, Riad non sembra affranta e spiega di ritenere che anche la soluzione di un mantenimento dell’offerta russa ai livelli attuali corrisponderebbe di fatto a un taglio, ovvero a un mancato aumento delle estrazioni, come da programma.

 

 

 

Trump non può che sorridere

Con la vittoria di Donald Trump alle elezioni USA dell’8 novembre scorso, il quadro cambia. Il repubblicano è favorevole a una politica di sostegno allo “shale oil” americano, un fatto che non può che destare allarme tra i sauditi, che temono la perdita della leadership sul mercato mondiale dell’oro nero e specie in Asia.

In teoria, all’OPEC converrebbe l’inazione, perché solo le basse quotazioni hanno finora convinto le compagnie americane a tagliare parte della produzione. Al contrario, se i prezzi tornassero sopra i 50 e puntassero ai 60 dollari, si corre il rischio di favorire ed accelerare i piani di Trump. (Leggi anche: Petrolio, voto USA cambia lo scenario)

Ci sarà un accordo OPEC solo di facciata

Tuttavia, qui è in gioco anche l’ostentazione della propria capacità di dominare il mercato, oltre che la sopravvivenza finanziaria di alcuni membri, Venezuela e Nigeria in testa. Se l’OPEC perdesse l’ennesima occasione di mostrarsi risoluta nel sostenere i prezzi, ne verrebbe meno la credibilità e a quel punto gli americani potrebbero convincersi di potere ambire al ruolo di leader anche in questo settore.

Per questo, l’OPEC arriverà a un accordo il prossimo mercoledì, anche se solo di facciata e tutt’altro che certo nei tempi e nella volontà di ciascuno dei membri di implementarlo. Sauditi, iraniani e iracheni rappresentano il 55% della produzione OPEC e se non sono essi stessi a tagliarla, nessun altro lo farà, né avrebbe senso anche solo che ci pensasse, visto che i numeri li fanno i leader. Non a caso, gli analisti non si aspettano una risalita stabile delle quotazioni nel 2017, bensì di una breve fiammata, seguita da un riassestamento ai livelli attuali o poco superiori. (Leggi anche: Petrolio, risalita quotazioni stabile?)

 

 

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Argomenti: Altre economie, Crisi materie prime, Economia Europa, Economia USA, Economie Asia, Petrolio, quotazioni petrolio